di Bruno Sergentini

Pagine Esteri, 22 marzo 2022 – I palestinesi  della Cisgiordania sono in  campagna elettorale. Il 26 marzo, per la seconda tornata delle elezioni amministrative andranno ai seggi elettorali oltre un milione di aventi diritto. I critici rilanciano in questa occasione l’accusa, rivolta a Mahmud Abbas (Abu Mazen), il presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) e alla Commissione elettorale centrale, di aver concesso queste elezioni locali solo per tentare di contenere, in qualche modo, il forte scontento per l’annullamento di quelle politiche, inizialmente fissate per il maggio dello scorso anno, che avrebbero consentito ai palestinesi di eleggere il nuovo Parlamento dell’Anp (il Consiglio Legislativo) e subito dopo di scegliere il successore di Abu Mazen alla Presidenza. Un contentino insomma, che non placa la tensione  alimentata  anche dai partiti islamisti che hanno annunciato da tempo il loro boicottaggio. Non si vota nella Striscia di Gaza, sotto il controllo del movimento islamico Hamas rivale di Abu Mazen.

 

Laboriosa e tesissima la fase di presentazione delle liste. Questo il resoconto della Central Elections Commission (https://www.elections.ps) che riassume la situazione nelle 102 Local Governament Units-LGU interessate dal voto . Sono 50 le LGU (43 Municipalità e 7 Consigli di villaggio) dove più  liste si contendono  i seggi in palio per i nuovi Consigli Municipali o di Villaggio. In altri 23 villaggi invece è stata presentata una sola lista. Nelle restanti 28 LGU non si è candidato nessuno. In forte crescita le liste indipendenti, 178 tra le 259 depositate. Dei 2.537 candidati, quasi il 60% anno tra i 25 e i 45 anni, sono 678 le donne. 154 LGU, in maggioranza Consigli di villaggio, al voto erano già andate nella prima tornata elettorale del 11 dicembre scorso.

La campagna elettorale, iniziata il 13 marzo si concluderà il 24, ha tappezzato di striscioni, manifesti e gigantografie, le strade e i palazzi. Nella maggior parte dei casi una foto di gruppo con il nome e il numero della lista, l’immagine del capolista, più grande e attorno i candidati e le candidate.

Ma i social la fanno da padrone, anche se numerose son  le manifestazioni, il più delle volte al chiuso, dato il grande freddo che imperversa da settimane in Palestina. Una campagna elettorale molto accesa, frequenti i casi di liste indipendenti, anche guidate da esponenti del partito Fatah, guidato da Abu Mazen, che non hanno accettato di essere sostituiti alla guida della lista ufficiale. Particolarmente tesa la situazione nelle città più grandi, emblematica quella di Hebron, dove è potente il sindaco uscente che si ricandida con una sua lista, ribellandosi alla decisione di sostituirlo assunta dal partito del Presidente e del Primo Ministro, mentre le grandi famiglie per ora non si sono schierate.

Resta in ogni caso il fatto che il prossimo voto in tutte le maggiori città, da Nablus a Hebron, da Ramallah a Jenin e Betlemme e negli  altri centri  sparsi da nord a sud della West Bank e attorno a Gerusalemme, è diventato un test importante anche sotto il profilo politico, mentre nel lunghissimo stallo diplomatico, con i negoziati sospesi da molti anni, l’occupazione militare israeliana e il proliferare degli insediamenti coloniali sono diventati  l’unica certezza  a cui i Palestinesi sono costretti a fare riferimento e la prospettiva di un accordo, secondo la soluzione due Popoli due Stati, viene quotidianamente picconata dall’incalzare dei coloni israeliani anche a Gerusalemme Est e dall’indifferenza della comunità internazionale. Palese lo scontro tra fazioni all’interno dell’OLP e la difficoltà della leadership di Fatah, lo testimoniano defezioni e ribellioni durante la definizione delle liste per queste elezioni, a promuovere il rinnovamento invocato da tanti. Hamas dal canto suo, pur boicottando ufficialmente il voto, ha piazzato diversi suoi candidati nelle liste indipendenti.  In primo piano i centri maggiori, con un numero di liste e dunque eccezionalmente elevato di candidati, impegnati ora nel lavoro casa per casa.

Abbiamo rivolto qualche domanda al giovane Direttore esecutivo di APLA (https://www.apla.ps)  l’Associazione Nazionale degli enti locali palestinesi, Abdallah Anati, che tiene a sottolineare come il suo sia un ruolo tecnico e necessariamente super partes.

Direttore – considerato il tasso di sfiducia nei confronti delle istituzioni e della politica in generale – pensa che la gente sia davvero interessata a queste elezioni ? -Sì – risponde Anati – c’è molto interesse per queste  elezioni locali, del resto sono le uniche a tenersi in Palestina (dopo l’annullamento delle elezioni parlamentari). Credo che la percentuale di partecipazione potrebbe essere superiore a quella delle  precedenti (2017). Dai dati resi pubblici dalla Commissione Centrale Elettorale, risulta che siano molte le liste in competizione e molte di queste siano nate in opposizione al sistema politico tradizionale, è facile prevedere che con il proporzionale sarà  difficile formare maggioranze stabili ed eleggere sindaci forti. Naturalmente dipenderà dal numero di liste che riusciranno davvero ad ottenere seggi. Certo, considerato che le liste sono comunque molte, è prevedibile che soltanto in pochi Consigli una lista da sola avrà la maggioranza dei seggi. Specialmente nelle città più grandi si dovranno dunque formare coalizioni dopo le elezioni, per eleggere il Sindaco e il Vicesindaco. In molti casi queste coalizioni potrebbero risultare fragili e ciò inciderà sulla stabilità delle amministrazioni e questa non è certo una buona notizia per i cittadini che hanno bisogno di risposte concrete alle enormi difficoltà sociali ed economiche, ingigantite dalla pandemia.

Crede che i risultati di queste elezioni possano avere anche un valore politico più generale?-No non lo credo, visto che la destra non partecipa ufficialmente a queste elezioni, anche se in alcune città ci sono liste sostenute dai partiti islamisti. Sono elezioni molto importanti per in ogni città, ma difficilmente potranno riflettere il peso elettorale dei partiti politici su scala nazionale.

Si dice che in molte città, Hebron, Nablus e la stessa Ramallah, lo scontro sarà senza esclusione di colpi, pensa che dopo questa competizione, gli avversari potranno trovare il modo di lavorare insieme? E’ vero nei grandi Municipi, quelli dove vive la maggior parte delle persone, si registra una concorrenza molto accesa e il clima è davvero carico di tensione. Anche se lo scontro elettorale sarà duro, immagino tuttavia che i Consigli funzioneranno bene anche dopo le elezioni, perché queste Municipalità grandi sono ben organizzate, hanno sistemi e procedure chiare e sperimentate. Non escludo tuttavia che in alcuni Consigli potrebbero esserci scontri anche di lungo periodo. Immagino però  che troveranno il modo di lavorare insieme.

Che ci può dire riguarda la trasparenza del processo elettorale e l’affidabilità dei risultati. Ci sono istituzioni che  potranno garantirlo davvero? Vede, questo è l’aspetto più importante. La  Commissione Centrale Elettorale è molto attenta, ma ci sono tante organizzazioni della società civile palestinese che stanno supervisionando il processo elettorale per garantire l’integrità e l’equità delle elezioni del 26 Marzo e molti sono anche gli organismi internazionali, l’Unione Europea in particolare, che lo stanno facendo da quando le elezioni sono state convocate. Siamo in tanti a lavorare per avere una tornata elettorale regolare. Pagine Esteri

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Dati sulle prossime elezioni amministrative in Cisgiordania

https://www.elections.ps/Portals/0/elec_auth_EN.pdf