Israele sta provando a trasformare il sud del Libano in una zona a tossicità controllata, aggiungendo alle bombe – sganciate in spregio al cessate il fuoco – la guerra chimica per il ridisegno geografico e demografico del territorio. Secondo i rapporti dei caschi blu dell’Unifil, l’aviazione israeliana sta sganciando sostanze non identificate lungo la frontiera, all’interno del territorio libanese, costringendo la missione Onu a una ritirata senza precedenti da un terzo della sua area operativa e alla sospensione di ogni pattugliamento in settori ormai inaccessibili per gli stessi garanti della tregua.

Non si tratta di una sperimentazione isolata, ma di una fase allarmante degli attacchi, che vede la missione delle Nazioni Unite e l’esercito libanese ridotti a raccogliere campioni di suolo nel tentativo di identificare l’ecocidio. La gravità della situazione è stata confermata dalla ministra dell’Ambiente libanese, Tamara Zein, che ha denunciato come gli aerei israeliani abbiano irrorato sostanze simili a pesticidi o agenti chimici non identificati sopra il villaggio di Aita al-Shaab e altre zone limitrofe, ordinando analisi immediate per accertare le tossicità che, se confermata, rappresenterebbe l’ennesima, grave, violazione degli accordi di tregua, configurandosi, inoltre, come un crimine di guerra. L’Unifil ha precisato che l’esercito israeliano aveva preavvisato la missione di un’attività aerea per il rilascio di sostanze definite “non tossiche”, intimando però ai soldati Onu di restare al riparo nei bunker, un ordine che ha paralizzato le operazioni internazionali per oltre nove ore. Nonostante la richiesta di spiegazioni, Tel Aviv non ha condiviso alcuna notizia sull’origine delle sostanze chimiche, né sullo scopo del loro utilizzo.

L’obiettivo denunciato dai gruppi ambientalisti come Green Southerners è la neutralizzazione definitiva dei terreni agricoli e la creazione di un ambiente ostile alla vita umana per un tempo indefinito. È la strategia della “terra bruciata”, che trova riscontri anche nel sud della Siria: l’esercito israeliano sta utilizzando le stesse sostanze sui territori siriani che ha dichiarato di voler “svuotare”, e per i quali ha emesso ordini di evacuazione – totalmente illegali –

Trasformare il sud del Libano in una “terra morta” è, insieme, un’arma di pressione utilizzata per ottenere lo sgombero delle Nazioni Unite – evitando un attacco frontale – e rendere fisicamente impossibile il rientro delle decine di migliaia di sfollati libanesi, i quali, al termine delle ostilità, troverebbero ad attenderli solo una terra sterile.

L’avvelenamento delle falde e la distruzione delle colture mirano a recidere il legame tra la popolazione e il territorio, trasformando tutta l’area di confine del Paese in una fascia morta, dove la vita civile non potrà più mettere radici. Questa tattica, definita dall’Onu come una violazione della risoluzione 1701 e dell’accordo di cessate il fuoco del novembre 2024, non serve alla guerra di Tel Aviv contro a Hezbollah ma a creare una “zona cuscinetto” dove prima esisteva una comunità agricola, imponendo un fatto compiuto, nel silenzio di una diplomazia internazionale incapace di proteggere i propri mandati. Pagine Esteri