Una nuova flottiglia internazionale tenterà di raggiungere la Striscia di Gaza in primavera con l’obiettivo dichiarato di rompere l’isolamento del territorio palestinese e aprire un corridoio umanitario via mare. Gli organizzatori della Global Sumud Flotilla hanno annunciato ieri a Johannesburg un progetto molto più ambizioso rispetto al tentativo dello scorso anno, con la partecipazione di 100 imbarcazioni e oltre 1000 operatori sanitari.
La conferenza stampa si è tenuta presso la Nelson Mandela Foundation, dove membri del comitato direttivo internazionale del movimento si sono riuniti con rappresentanti della società civile sudafricana, gruppi religiosi e media per presentare quella che hanno definito la prima grande mobilitazione pubblica in vista del lancio previsto per il 29 marzo da Barcellona. Ulteriori partenze sono previste dall’Italia, dalla Tunisia e da altri porti del Mediterraneo.
Lo scorso ottobre, circa quaranta imbarcazioni della stessa iniziativa erano state intercettate dalla marina israeliana mentre tentavano di raggiungere Gaza con aiuti umanitari. Più di 450 attivisti furono arrestati, tra loro anche l’attivista svedese Greta Thunberg e Mandla Mandela, nipote dell’ex presidente sudafricano. Israele considera queste missioni una violazione del blocco imposto alla Striscia e le ha sempre fermate in mare.
Intervenendo a Johannesburg, Mandla Mandela ha definito la nuova missione «una causa per chi vuole battersi per giustizia e dignità», invitando la comunità internazionale a unirsi alla mobilitazione. Ha richiamato esplicitamente l’eredità politica del nonno, ricordando che Nelson Mandela sosteneva che la libertà del Sudafrica sarebbe rimasta incompleta senza quella del popolo palestinese.
Il reverendo Frank Chikane, figura storica della lotta contro l’apartheid, ha inquadrato l’iniziativa in termini morali e storici, sostenendo che quando le risposte politiche e istituzionali falliscono nel fermare le sofferenze dei civili, spetta alla società civile agire. Ha ringraziato le organizzazioni sudafricane per il sostegno e ha sottolineato il forte sentimento di solidarietà con i palestinesi presente nel Paese.
Secondo Saif Abukeshek, membro del comitato direttivo, la scelta del Sudafrica come sede dell’annuncio riflette il ruolo simbolico del Paese nella resistenza popolare. Abukeshek ha affermato che, nonostante i riferimenti a un cessate il fuoco, i contatti sul campo a Gaza non segnalano miglioramenti sostanziali: almeno venti palestinesi sono stati uccisi nei bombardamenti delle ultime 24 ore, tra cui un bambino di 11 anni, portando a oltre 500 il numero degli uccisi dall’inizio della tregua tra Israele e Hamas.
L’impatto sui minori resta particolarmente grave. Gli organizzatori parlano di oltre quarantamila bambini orfani o bisognosi di protezione internazionale. Abukeshek ha denunciato inoltre le severe restrizioni ai movimenti e alle cure mediche: solo pochi pazienti al giorno riescono a lasciare Gaza per trattamenti urgenti, mentre migliaia restano bloccati, insieme a decine di migliaia di palestinesi impossibilitati a rientrare nella Striscia.
La missione prevista per la primavera 2026 non si limiterà all’azione marittima. Nadir Al Nuri ha illustrato un piano coordinato che comprende iniziative via terra, difesa legale, campagne mediatiche e mobilitazione della società civile. Ahmed Ghnaia ha annunciato un convoglio umanitario terrestre parallelo alla flottiglia, con l’obiettivo di sfidare le restrizioni al valico di Rafah e dimostrare la necessità di corridoi umanitari gestiti da civili.
Sumeyra Akdeniz-Ordu ha fornito i dettagli logistici, spiegando che la mobilitazione coinvolgerà migliaia di partecipanti e squadre specializzate composte da medici, educatori, gruppi di protezione civile non armati e tecnici della ricostruzione. L’iniziativa, ha detto, vuole rappresentare un’alternativa guidata dalla società civile alle proposte internazionali di ricostruzione e governance di Gaza, considerate dagli organizzatori insufficienti perché non centrano l’autodeterminazione palestinese.
La partenza del 29 marzo segnerà l’inizio di un periodo più ampio di mobilitazione globale, con ulteriori azioni previste in diverse regioni. Gli organizzatori sperano che la nuova flottiglia, molto più ampia della precedente, possa esercitare una pressione politica e simbolica maggiore in appoggio alla popolazione civile di Gaza. Resta però l’incognita della risposta israeliana, che in passato ha impedito con la forza ogni tentativo di raggiungere via mare la Striscia.
















