Pagine Esteri – A ormai quattro anni dall’invasione russa dell’Ucraina e a 12 anni dall’inizio del conflitto civile in Donbass, la possibilità di una fine imminente dei combattimenti – adombrata più volte nell’ultimo anno da Donald Trump – sembra definitivamente sfumata.

Anche la seconda tornata di colloqui trilaterali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti che si è svolta alla fine della settimana scorsa, al di là delle dichiarazioni finali improntate all’ottimismo, non ha prodotto alcun risultato, se non l’ennesimo scambio di prigionieri e il Cremlino ha fatto sapere oggi che non è ancora stato stabilito neanche quando si terrà il prossimo incontro.

Il negoziato di Abu Dhabi si è incagliato ancora una volta su aspetti di non facile soluzione, come le richieste territoriali di Mosca, che pretende la cessione dei territori del Donbass non ancora conquistati, mentre Kiev vuole “solide garanzie di sicurezza” che implichino un intervento militare europeo e statunitense contro la Russia in caso di nuova aggressione.

A questo proposito, però, il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, si è detto convinto che gli Stati Uniti non forniranno una copertura militare a truppe europee che dovessero essere schierate dalla cosiddetta “Coalizione dei Volenterosi”. Il capo della diplomazia di Mosca, citato dall’agenzia Tass, ha sottolineato che questa sua convinzione è il risultato delle consultazioni con Washington su questo tema.
«Il leader britannico Keir Starmer e francese Emmanuel Macron, insieme con il segretario generale della Nato Mark Rutte, si vantano apertamente che le ‘forze di spedizione’ saranno schierate là e che ci sarà una ‘garanzia automatica’ che gli Stati Uniti le sosterranno militarmente», ha detto Lavrov.

Inoltre una dichiarazione del viceministro degli Esteri russo Alexander Grushko al quotidiano Izvestia ha rilevato che anche la Russia chiede garanzie di sicurezza, tra le quali rientrano il no all’ingresso di Kiev nell’Alleanza Atlantica, il rifiuto di qualsiasi dispiegamento in Ucraina di truppe della Nato e la fine dell’utilizzo del territorio ucraino come minaccia nei confronti di Mosca.

Sul campo le truppe di Mosca continuano ad avanzare, anche se nelle ultime settimane molto più lentamente rispetto ai mesi scorsi. L’esercito russo si sta comunque avvicinando alla cosiddetta “cintura fortificata” nell’oblast di Donetsk (che include le città di Sloviansk e Kramatorsk) e sta rosicchiando posizioni in quello di Zaporizhia.

Soprattutto, missili e droni russi stanno martellando incessantemente le infrastrutture civili e in particolare quelle energetiche, lasciando al freddo decine di migliaia di famiglie durante il periodo più freddo dell’anno, con le temperature che scendono fino a 20 gradi sotto zero.

Mentre continuano le incursioni sui quartieri e le abitazioni civili, che aumentano il numero di vittime non militari, recentemente i droni e gli Iskander russi si sono accaniti sulle sottostazioni elettriche collegate agli impianti nucleari, riducendo del 50% la produzione di elettricità e obbligando Kiev a spegnere un reattore.

«Le infrastrutture energetiche, diventate bersagli sistematici degli attacchi, hanno causato blackout elettrici e interruzioni della fornitura di luce, acqua e gas. Il freddo, di fatto, si sta trasformando in una vera e propria arma di guerra contro la popolazione civile» denuncia in un comunicato Emergency.

La demolizione sistematica della rete elettrica ucraina, insieme ai continui attacchi contro le autostrade, le reti e i convogli ferroviari soprattutto nell’Ucraina settentrionale, mira a fiaccare ulteriormente la capacità di resistenza della popolazione civile e a obbligare il governo ucraino ad accettare le condizioni russe al tavolo negoziale.

In questo quadro l’Europa comincia a mostrare le prime crepe nella strategia finora adottata contro la Russia, con il presidente finlandese Alexander Stubb che propone ai partner dell’Unione di nominare un inviato speciale per trattare con Vladimir Putin, un’idea raccolta dal francese Macron.

Al tempo stesso però Parigi continua a presentarsi, insieme ad altri paesi europei, come la principale garanzia di sicurezza per Kiev. Il ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov, ad esempio, ha annunciato un accordo con la Francia per avviare una produzione congiunta di armi, informando che con l’omologa francese ha discusso anche di nuove forniture militari che includerebbero i missili Aster, i caccia Mirage 2000 e i sistemi di difesa aerea Samp-T. – Pagine Esteri

* Marco Santopadre, giornalista e saggista, si occupa di geopolitica e movimenti sociali. Scrive anche di Spagna e movimenti di liberazione nazionale. Collabora con Pagine Esteri, il Manifesto, Terzo Giornale, El Salto Diario e Berria