Secondo quanto riportato dal Governo Federale messicano, sono stati oltre 25.000 i fascicoli aperti nel 2025 per abuso sessuale. Questi dati sono stati presentati dalla presidente in carica Claudia Sheinbaum durante una conferenza, tenutasi il 6 novembre 2025 a Città del Messico. La presidente ha inoltre sottolineato che il 45% delle donne ha subito qualche forma di abuso, ovvero “praticamente la metà” della popolazione femminile.
Il Messico è uno dei paesi con il più alto livello di impunità a livello mondiale: secondo un rapporto intitolato “México Evalúa” (Il Messico Analizza), realizzato nel 2022, l’impunità nazionale nei soli casi di abuso sessuale era del 96,1% mentre per tutti gli altri reati raggiungeva il 96,3 %, un risultato allarmante che evidenzia la scarsa efficacia di questo paese nella risoluzione dei crimini.
I reati di abuso sessuale spesso non procedono per mancanza di prove o perché le stesse vittime decidono di non denunciare, a causa della continua vittimizzazione secondaria da parte delle autorità. Melanie, 33 anni, racconta la sua storia con l’obiettivo di sensibilizzare la società e le istituzioni su questo tipo di violenza.
La storia di Melanie.
Nel 2023, dopo la fine di una lunga relazione, Melanie decise di iniziare un percorso di guarigione e riconnessione con sé stessa. Durante la relazione aveva perso molte amicizie, e uno dei suoi obiettivi era quello di riallacciare i rapporti con persone con cui condividere interessi comuni. Fu così che ritrovò un vecchio amico d’infanzia, Rodrigo, che le fece conoscere il suo gruppo. Insieme, giocavano a giochi da tavolo ogni otto giorni. Questa attività divenne il suo appuntamento fisso, uno spazio per stare con nuovi amici e non pensare alla recente rottura.
“Con gli altri ragazzi, e anche con la fidanzata di Rodrigo, si era creata una connessione. Mi sentivo molto a mio agio perché quando finisci una relazione resti quasi senza amici, o almeno a me era successo così. Invece loro, come me, avevano voglia di fare, programmare, e questo ci ha uniti ancora di più”.
Melanie si sentiva a suo agio e sicura in quel gruppo di amici: a volte capitava anche che organizzassero gite di più giorni, rimanendo a dormire fuori città. Niente di strano per un gruppo di amici. Un giorno, durante un weekend fuori porta per il compleanno di uno di loro, notò che Rodrigo si comportava in modo strano verso di lei, avvicinandosi in modo inopportuno, nonostante ci fosse la sua fidanzata. Decise di non dargli importanza, anche se si sentiva a disagio. Pochi giorni dopo, Rodrigo le disse che la sua fidanzata era gelosa di lei.
Melanie aveva finalmente degli amici dopo molto tempo e, preoccupata, gli chiese cosa potesse fare affinché la fidanzata si sentisse più tranquilla, ricevendo una risposta evasiva dal ragazzo. Da quel momento non ci fu più nessun “incidente” e le cose andarono avanti normalmente, come se niente fosse.
La notte del 4 giugno 2023, Melanie e Rodrigo uscirono a bere qualcosa. Avevano deciso di andare da soli, perché gli altri non frequentavano spesso i bar, ma preferivano stare a casa a giocare ai giochi da tavolo. I due erano ormai amici da vent’anni e Melanie si fidava abbastanza di Rodrigo da andare insieme a lui ad una festa, senza doversi preoccupare di nulla. Durante la serata, Melanie andò in bagno e iniziò a sentire che le due birre che aveva bevuto non le stavano facendo lo stesso effetto di sempre: improvvisamente aveva la nausea, le girava molto la testa e non riusciva a controllare il proprio corpo.
“In quel momento mi sentivo troppo ubriaca, mi faceva male la testa, era tutto molto strano. Non è come quando sei giovane, che perdi il controllo e non te ne rendi conto, sai? Avevo 31 anni, conoscevo bene il mio corpo. Sapevo perfettamente quanto potevo bere e quando arrivavo al limite.”
Melanie cercò di tranquillizzarsi, pensando di aver bevuto forse troppo in fretta. In quel momento Rodrigo le propose di andare in un altro locale. Lei accettò, ma più il tempo passava, peggio si sentiva. Non riusciva quasi a camminare, a parlare, ed era davvero preoccupata: stava perdendo completamente il controllo. Arrivati al secondo bar, Rodrigo cercò di baciarla, nonostante lei riuscisse a malapena a stare in piedi.
“Si avvicinava, voleva baciarmi. All’inizio gli ho detto di no, per il discorso che avevamo fatto sulla sua fidanzata. Gliel’ho detto chiaramente: ‘Non voglio, non voglio fraintendimenti. Ti voglio bene, ma non in questo modo’.”
Il ragazzo però non la ascoltò e decise di forzare il bacio. Dopo, tutto peggiorò. Tornati al tavolo, Rodrigo andò in bagno e tornò mostrando sul palmo della mano dei piccoli quadratini bianchi: lui diceva che era marihuana, anche se probabilmente era LSD. Fortunatamente non cercò di costringerla ad assumerlo, ma fu un campanello d’allarme per Melanie: se aveva quello, probabilmente l’aveva drogata anche prima, motivo per cui si sentiva così male.
Quando la ragazza gli disse di volersene andare, Rodrigo insistette per non tornare a casa, nonostante Melanie riuscisse a malapena a parlare. Tentò di portarla in un motel ma lei si rifiutò, opponendo resistenza con le pochissime forze che le erano rimaste. Ormai vedeva tutto sfocato e a tratti perdeva conoscenza, non si reggeva in piedi e non riusciva a parlare. Quando arrivarono a casa di lei, Rodrigo decise di abusare di lei, nonostante fosse in quello stato.
Abuso sessuale in Messico e negligenza da parte delle autorità.
María de la Luz Estrada Mendoza, coordinatrice dell’Osservatorio Nazionale Cittadino sul Femminicidio, identifica l’abuso sessuale come una cultura in cui gli uomini si sentono autorizzati a violare il corpo delle persone, principalmente bambine e donne.
“Gli uomini si sentono in diritto di abusare, toccare, sostenendo che le donne lo provocano. Dobbiamo creare una cultura basata sul rispetto e, allo stesso tempo, i reati sessuali devono essere puniti. Abbiamo pochissime sentenze, tra il 6% e il 12%” (Tiempo Digital, 2025).
Tra il 2022 e il 2024 sono stati aperti oltre 254.000 fascicoli di indagine per reati sessuali in Messico. Rispetto ai periodi precedenti, si registra un aumento fino al 26% nei casi di abuso sessuale (Vanguardia, 2023). Secondo l’ENVIPE 2024 (l’Indagine Nazionale sulla Vittimizzazione e sulla Percezione della Sicurezza Pubblica), il 92,9% dei reati sessuali in Messico non viene denunciato. Ciò è dovuto a diversi fattori:
- Il mancato autoriconoscimento come vittima, poiché la società stigmatizza e colpevolizza le donne che subiscono violenza sessuale;
- La mancanza di fiducia nelle autorità, che spesso minimizzano il danno subito e rivittimizzano costantemente le vittime;
- I tempi di presentazione e risoluzione di una denuncia sono estremamente lunghi e la maggior parte dei casi viene chiusa senza che l’aggressore riceva una pena adeguata.
Questi fattori danno origine a un concetto chiamato “cifra sommersa” o “numero scuro”, ovvero tutti quei reati che avvengono senza essere denunciati, investigati o registrati ufficialmente. Il Messico è uno dei paesi con la percentuale più alta di reati non denunciati: secondo i dati più recenti dell’anteriormente menzionata ENVIPE, nel 2024 circa il 93,2% dei reati commessi in Messico non è stato denunciato né indagato dalle autorità, il che significa che solo circa il 9,6% dei reati è stato formalmente segnalato.
Dopo l’abuso subito, Melanie non era sicura di denunciare. Conosceva le storie di vittimizzazione secondaria e violenza istituzionale vissute da altre donne e temeva di subire lo stesso. Decise quindi di parlarne con la sua famiglia, ricevendo l’appoggio incondizionato dei suoi genitori, che si offrirono di aiutarla nel procedimento legale e in tutto ciò che fosse necessario per ottenere giustizia.
“Quando sono andata a denunciare erano già le undici di sera. È terribile vedere il distacco e la freddezza delle autorità con questi casi. Mentre rilasciavo la mia dichiarazione entravano continuamente persone ad interrompere, e il Pubblico Ministero si alzava, usciva e poi tornava”, racconta Melanie. “In quel momento ero sotto shock, non piangevo. Ogni tanto mi scendeva una lacrima: non riuscivo a credere che il mio amico avesse fatto una cosa del genere.”
Presentare una denuncia in Messico implica per la vittima dover descrivere più volte e in modo dettagliato l’abuso subito davanti a poliziotti, pubblici ministeri e psicologi sconosciuti.
“Mi mandano da una psicologa. È stato molto complesso: credo che per fare terapia serva un legame, e invece devi raccontare la tua storia a una persona che non hai mai visto”, afferma Melanie. “Ho dovuto raccontare tutto di nuovo, nei dettagli. Con il Pubblico Ministero lo capisco, ma anche la psicologa ti chiede di descrivere esattamente cosa è successo, come è successo, persino come mi ha toccata.”
Melanie fa una pausa per ricordare. “In quel momento non ho pianto. Ma quando, tempo dopo, ho ricevuto la valutazione di quella psicologa… è stata una bomba che mi ha distrutto del tutto, perché affermava che il mio comportamento non corrispondeva a quello di una vittima di abuso. Ricordo che, leggendo quelle parole, mi sono scollegata da tutto. Ho smesso di sentire, di vedere. È stato durissimo affrontare un sistema che non ti crede. Credo che sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e mi sono sentita definitivamente a pezzi”.
I danni psicologici subiti da una vittima di abuso sessuale.
Molti ricercatori contemporanei riconoscono l’abuso sessuale come un evento traumatico che genera gravi conseguenze sulla salute fisica e psicologica delle persone e che, in molti casi, è sufficiente a provocare lo sviluppo di un disturbo da stress post-traumatico, o PTSD (Colegio Oficial de Andalucía Occidental, 2011). Questo tipo di abuso può arrivare a distruggere la vita delle vittime, intrappolate in una spirale di colpa, vergogna e rivittimizzazione.
È comune che, oltre al PTSD, la vittima soffra di disturbi depressivi e ansiosi, sviluppando sentimenti di bassa autostima che si manifestano in difficoltà nelle relazioni socioaffettive. L’isolamento che ne deriva può portare a comportamenti autodistruttivi, autolesionismo e, in alcuni casi, al suicidio. Ciò significa che non è solo l’evento in sé a causare sofferenza: l’abuso rappresenta solo una piccola parte di tutto ciò che una vittima di violenza sessuale è costretta a vivere dopo.
“Devi andare avanti, lavorare, vivere, esistere, ma tutto in modo distaccato. Per me è stato troppo e mi sono dissociata da me stessa. Per esempio, non riuscivo a sostenere una conversazione perché non capivo nulla. Non potevo lavorare, non sentivo una connessione profonda con nessuno”, racconta Melanie.
Oltre a una forte dissociazione, Melanie iniziò ad avere pensieri aggressivi verso sé stessa e verso i suoi cari, che la portarono ad isolarsi completamente. Decise di continuare il suo percorso terapeutico e le furono diagnosticate depressione, ansia e stress post-traumatico. Soffriva di insonnia e le sue capacità cognitive si erano deteriorate al punto da essere licenziata, costringendola a lasciare il suo appartamento e a tornare a vivere con i genitori. Una sola notte, e la decisione di una persona di cui si fidava, hanno cambiato tutta la sua vita.
“Volevo stare al buio, con gli occhi chiusi. La luce mi faceva malissimo, i rumori mi stordivano. Soffrivo d’insonnia; era molto difficile mantenere una routine, ero completamente distrutta.”
Un processo che non va avanti.
Il Messico presenta una cifra sommersa estremamente elevata rispetto ad altri paesi: le indagini mostrano che, per esempio, anche in Europa molti reati non vengono denunciati, ma la cifra sommersa solitamente oscilla tra il 40 % e il 70 % (European Union Agency for Fundamental Rights, 2021).
Per reati specifici, come la violenza fisica o le molestie, la percentuale di persone che non denunciano è generalmente più bassa, situandosi tra il 30 % e il 60 %, che resta comunque una cifra minore a quella messicana, dove circa il 93% delle vittime non cerca l’aiuto delle autorità. La mancanza di risorse e di supporto da parte del governo, insieme alla scarsa preparazione delle autorità sui temi della violenza di genere, fa sì che i processi di denuncia siano rivittimizzanti e, nella maggior parte dei casi, inutili.
Ogni ora in Messico si registrano tra tre e quattro casi di abuso sessuale e/o stupro, ovvero circa 90 al giorno (UDG, 2024). Un’analisi condotta dal team di giornalisti di Mexicanos Contra la Corrupción y la Impunidad (Messicani Contro la Corruzione e l’Impunità) ha rilevato che il 91% dei casi resta in totale impunità, ovvero che gli aggressori sessuali non vengono arrestati, e non vengono emesse sentenze favorevoli alle vittime.
Oltre alla rivittimizzazione e alla mancanza di empatia al momento della denuncia, Melanie ha dovuto affrontare un processo legale lungo e tortuoso, che ancora oggi non ha ricevuto giustizia. Fin dall’inizio, la Procura di Città del Messico ha operato con numerose irregolarità: non ha mai conosciuto l’avvocata assegnata al suo caso e ha ricevuto informazioni contraddittorie su quello che l’attendeva. Si recava ogni settimana in Procura, investendo tempo e denaro, senza ricevere alcun aggiornamento.
Alla fine ha deciso di assumere un’avvocata privata, consigliata dalla sua psicologa, ma comunque le autorità continuavano a gestire male il processo. Dopo un po’ di tempo, scoprì che il suo caso non procedeva perché il nome del suo aggressore era stato scritto male nei documenti, rallentando l’indagine. Inoltre, nonostante la polizia investigativa di Città del Messico (Policía de Investigación) avesse individuato il domicilio di Rodrigo, non lo avevano arrestato.
“Un giorno mi chiama un poliziotto investigativo dicendo che avevano localizzato l’appartamento dove viveva. In quel momento ho pensato: ‘Ora lo arresteranno, finalmente’. Nulla. Silenzio. Poi va un altro poliziotto, identifica di nuovo l’appartamento, confermano tutto. Di nuovo, silenzio”, racconta Melanie, frustrata. “Perché non procede, se sanno dove si trova? Nemmeno mi interessava se finiva in carcere o meno. Per me la soluzione sarebbe stata avere la possibilità di confrontarmi con lui e che sapesse che la sua azione non era passata inosservata, che ero consapevole di quello che mi aveva fatto, che l’avevo denunciato. In questo modo, la giustizia è inutile.”
Dopo un anno senza progressi, Melanie ha ricevuto una notifica dalla Procura: il suo fascicolo sarebbe stato archiviato temporaneamente per mancanza di prove. Tutti i documenti presentati, le risposte dettagliate, le valutazioni della psichiatra e della psicologa, non erano servite a nulla. Infine, l’assurdo: le venivano richieste le analisi del sangue due anni dopo i fatti, perché al momento della denuncia non erano state fatte.
Quando Melanie e la sua avvocata hanno cercato di presentare un ricorso per evitare l’archiviazione, la Procura era in sciopero e poi in ferie. Il 1° settembre 2025, durante un’udienza durata 7 minuti e 50 secondi, la giudice Esperanza Mediano Ortiz decise di archiviare il caso, sostenendo che il ricorso fosse stato presentato fuori termine. Nonostante Melanie abbia potuto dimostrare che la Procura fosse chiusa, il suo caso attualmente non è stato risolto e non è più oggetto di indagine, oltre al fatto che Rodrigo non è nemmeno a conoscenza della denuncia.
Trovare giustizia fuori dalle istituzioni.
Melanie è riuscita a ricostruire la sua vita poco a poco, grazie al supporto della sua famiglia, della psicologa, dell’avvocata e di alcune amiche. Continua la sua terapia dalla psichiatra e dalla psicologa e ha trovato un nuovo lavoro. Ora cerca di cambiare le cose a livello sociale, dato che sul piano legale l’indagine non sta avanzando.
“L’abuso sessuale è così invisibile che a volte la gente nemmeno si rende conto di viverlo. A quante ragazze è successo senza avere gli strumenti per capire e dire: sì, sono stata abusata. È una cosa talmente comune che può capitare a chiunque.”
L’obiettivo di Melanie è diffondere la sua storia affinché più donne e persone abbiano strumenti per affrontare nel modo migliore gli abusi che subiscono. Vuole che le autorità e la società attribuiscano maggiore importanza alla violenza sessuale, perché spesso passa inosservata in un paese come il Messico dove spesso si vivono problemi più gravi ogni giorno, come i femminicidi. Tuttavia, anche un abuso sessuale può distruggerti la vita, ed è fondamentale avere a disposizione risorse di supporto per elaborarlo e cercare di ottenere giustizia.
















