Pagine Esteri – La deputata di destra Ángela Vergara da giorni implora sui media colombiani la liberazione di suo figlio, il ventiduenne Rafael Alonso Vergara, che più di tre settimane fa è stato «imprigionato e incatenato» dall’ICE, la polizia anti-immigrazione che Donald Trump ha scatenato in numerose città degli Stati Uniti.
In un video pubblicato sui social media la parlamentare ha spiegato: «Mio figlio è una persona che attendeva chiarimenti sul suo status legale, ma aveva il permesso di lavoro e la previdenza sociale. Un giovane che non ha nemmeno una violazione del codice della strada, ma che, come molti colombiani, sta vivendo un incubo.
Il paradosso è che Vergara è membro del Partito Conservatore, un partito di destra che ha apertamente celebrato il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca.
La deputata, finora poco nota, ai media ha raccontato che il figlio è stato fermato in una città della Louisiana alle 4 del mattino e che, dopo essere stato identificato come immigrato, è stato arrestato dagli agenti dell’ICE.
Il ragazzo è arrivato negli Stati Uniti dal 2022 e dopo un anno ha deciso di presentare domanda di asilo. Dopo aver appreso della detenzione del figlio, Ángela Vergara ha optato per una richiesta di rimpatrio volontario in Colombia, ritenendo che fosse l’opzione più rapida. «Mio figlio non è un clandestino. Mio figlio è solo un altro latinoamericano che sta vivendo in prima persona ciò che migliaia di persone stanno soffrendo negli Stati Uniti. Ci sono persone come lui che non sono criminali», ha sottolineato.
Secondo le stime dell’amministrazione statunitense, solo nell’ultimo anno sono stati deportati nei loro paesi o in paesi terzi più di 650.000 immigrati considerati clandestini.
Gli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) e della Border Patrol sono diventati un incubo per migliaia di immigrati e oggetto di critiche per il loro comportamento violento.
A Minneapolis, in sole due settimane, agenti dell’ICE e del Border Patrol hanno sparato e ucciso prima Reneé Good e poi Alex Pretti (entrambi cittadini statunitensi) mentre protestavano pacificamente contro le retate anti-immigrazione.
Ángela Vergara si appella ora al suo governo, chiedendo l’intervento di Bogotà affinché «i colombiani possano tornare rapidamente nel loro Paese». In una lettera indirizzata alla Ministra degli Esteri Rosa Yolanda Villavicencio, la deputata sollecita l’amministrazione del presidente di sinistra Gustavo Petro ad accelerare il coordinamento dei voli umanitari per i colombiani rimpatriati con il supporto dell’Aeronautica Militare, al fine di evitare che i cittadini vengano trattenuti a tempo indeterminato nei centri di detenzione, anche quando hanno già richiesto la partenza volontaria o quando non hanno procedimenti amministrativi o giudiziari in corso negli Stati Uniti.
Non appena Trump si è insediato e ha lanciato la sua politica di deportazioni di massa, il presidente Petro ha sospeso i voli, sostenendo che non potevano essere garantite condizioni dignitose per i cittadini rimpatriati. Tuttavia, dopo un incontro con Trump avvenuto un mese fa alla Casa Bianca, il leader di sinistra colombiana ha deciso di riprendere i voli utilizzando sia aerei civili che militari.
La tragedia di questa famiglia non è però passata inosservata a molti utenti dei social, che hanno fatto notare l’ipocrisia della deputata schierata politicamente con Donald Trump ma che ora, a causa del trattamento riservato al figlio, critica la posizione della Casa Bianca. – Pagine Esteri
















