Pagine Esteri – La foto di Trump circondato di pastori evangelici, che nello studio ovale lo benedicono e pregano per la “riuscita della guerra”, ha fatto il giro del mondo.
È così che la Casa Bianca, in difficoltà per la contraddittorietà delle ragioni addotte e per la mancanza di una strategia chiara, cerca di aumentare il consenso nei confronti dell’ennesima aggressione militare all’Iran.

Per quanto l’immagine possa apparire assurda a un pubblico razionale e tendenzialmente laico, esistono settori dell’opinione pubblica statunitense molto sensibili a certi richiami di carattere religioso e messianico, non a caso ampiamente utilizzati dal fondatore del movimento Maga, che pure non ha una formazione religiosa o etica ed utilizza certe argomentazioni in modo assolutamente strumentale e spregiudicata.

Il tycoon ha spesso elogiato William McKinley, un suo predecessore alla Casa Bianca (1897-1901), protagonista della “liberazione” di Cuba e ucciso a colpi di pistola da un militante anarchico. Fervente metodista, McKinley sosteneva di aver ricevuto l’approvazione divina per l’annessione delle Filippine da parte degli States nel 1898 dopo la vittoria contro la Spagna. Gli Stati Uniti, raccontò il presidente, avevano la missione di «educare i filippini, civilizzarli e cristianizzarli».

Ora, se da una parte gli aggressori si descrivono come l’alternativa democratica, civile, moderna e liberatrice ad una teocrazia fanatica, oscurantista e fuori dal tempo, i riferimenti messianici e apocalittici associati alla guerra contro l’Iran sono sempre più evidenti.
I messaggi e i riferimenti di carattere biblico inseriti da esponenti dell’amministrazione Trump si moltiplicano, conferendo alla guerra contro l’Iran un carattere “sacro” e salvifico, da vera e propria “guerra santa”.

La retorica religiosa, diretta a mobilitare l’opinione pubblica più integralista e reazionaria, sta mettendo in allarme molte organizzazioni.

Tra queste c’è la “Military Religious Freedom Foundation” (MRFF), un’associazione che tenta di difendere il pluralismo religioso all’interno delle forze armate statunitensi. Da quando Israele e Stati Uniti hanno scatenato l’attacco a Teheran, l’organismo ha ricevuto centinaia di denunce di soldati e ufficiali sull’uso sconsiderato di argomentazioni religiose per sostenere lo sforzo bellico.

In particolare un sottufficiale, che ha voluto rimanere anonimo per paura di ritorsioni, ha segnalato che un comandante ha esortato i gradi superiori a «dire alle truppe che tutto questo fa parte del piano divino, inserendo nel discorso numerose citazioni dal Libro dell’Apocalisse che si riferiscono all’Armageddon e all’imminente ritorno di Cristo». Il sottufficiale ha anche denunciato che il comandante ha affermato che Trump «è stato unto da Gesù per accendere il faro sentinella in Iran, per provocare l’Armageddon e attuare il ritorno di Cristo sulla Terra».

Le citazioni segnalate si riferiscono ai passaggi dell’Antico Testamento, in particolare del Libro dell’Apocalisse, che predicono lo scontro finale tra forze del bene e del male, tra “popolo eletto” e nazioni nemiche. Le guerre scatenate da Washington – e da Israele – sarebbero quindi da considerare parte del disegno divino, utili ad avvicinare la “fine dei giorni” e a scatenare il giudizio universale consentendo così la premiazione dei “giusti”.

L’utilizzo delle immagini retoriche che si richiamano alla “fine dei tempi” fa appello ad una diffusa sensibilità all’interno della società americana: secondo un sondaggio realizzato nel 2022 dal Pew Institute, il 39% dei cittadini statunitensi e ben il 47% dei protestanti evangelici sono effettivamente convinti che stiamo già vivendo “la fine dei tempi”. Due terzi degli evangelici credono che l’elezione di Trump sia parte di un piano divino.

Pete Hegseth

A capo della filiera fanatica e integralista, alla quale il miliardario repubblicano ha concesso un’enorme potere all’interno dell’amministrazione, c’è sicuramente il Ministro della Guerra. Pete Hegseth, che sul bicipite sfoggia la scritta “Deus Vult” (“Dio lo vuole”, in latino) e sul petto una grande “croce di Gerusalemme”, un simbolo crociato adottato da numerosi movimenti neofascisti e neonazisti, ha voluto imporre al Pentagono dei ricorrenti incontri di preghiera, ispirato dal predicatore Douglas Wilson.

Lo scorso anno il segretario alla Difesa ha postato su X un video che ritrae il nazionalista e fondamentalista cristiano, fondatore della “Comunione delle Chiese Evangeliche Riformate” basata nell’Idaho, mentre afferma che le donne non devono occupare i gradi superiori dell’esercito né combattere. Precedentemente Hegseth aveva difeso l’utilizzo della pena capitale contro gli omosessuali e perorato la necessità di un modello di famiglia strettamente patriarcale.

Insieme a Hegseth spiccano il portavoce della Camera dei Rappresentanti, Mike Johnson, che ha accusato i parlamentari dell’opposizione di essere “posseduti dal demonio”, e il direttore dell’Ufficio del Bilancio Russell Vought, fanatico persecutore dei dipendenti pubblici. Poi c’è il senatore Lindsey Graham secondo cui «questa è una guerra di religione e determineremo il corso del Medio Oriente per mille anni». Il Segretario di Stato, Marco Rubio, ha sostenuto che la guerra è necessaria perché l’Iran «è governato da lunatici e fanatici religiosi».

Quella di Donald Trump non è la prima amministrazione statunitense che utilizza argomentazioni apocalittiche e si richiama al nazionalismo cristiano. Questi elementi sono stati fortemente utilizzati dalla destra americana già durante la “rivoluzione conservatrice” negli anni ’80, dopo l’elezione di Ronald Reagan. Ma sicuramente l’arrivo di Trump alla Casa Bianca ha rappresentato un salto di qualità per l’estensione del militarismo teocratico tipico delle correnti più reazionarie, condiviso anche dagli ambienti sionisti cristiani che fungono da trait d’union con la classe dirigente di Israele.

Il principale “ufficiale di collegamento” tra Washington e Tel Aviv è sicuramente Michael Huckabee, ex telepredicatore evangelista e poi governatore dell’Arkansas che Trump ha deciso di nominare ambasciatore in Israele nonostante neghi l’occupazione e la stessa esistenza di un popolo palestinese. Poche settimane fa, Huckabee ha dichiarato, in un’intervista concessa all’influencer di estrema destra Tucker Carlson, che se Israele volesse prendersi l’intero Medio Oriente ne avrebbe diritto perché opererebbe sulla base di una promessa divina. «Sfortunatamente l’ho conosciuto durante i suoi frequenti viaggi in Israele anni fa. Un fanatico della “fine dei tempi”, dell’Apocalisse, della distruzione di Israele… Un vero pazzo» aveva raccontato Luis Moreno, ex diplomatico di Washington in Medio Oriente, dopo la nomina come rappresentante a Gerusalemme di Huckabee.

Già nel 2018 Pete Heghseth, che allora faceva il commentatore a Fox News, intervenendo al King David Hotel di Gerusalemme affermò che la fondazione di Israele era stata un “miracolo”, così come la vittoria nella guerra dei Sei Giorni del 1967. L’attuale Ministro della Guerra degli Stati Uniti disse che prevedeva il verificarsi imminente di un altro miracolo: la ricostruzione del Tempio ebraico sul sito di quello che oggi è l’Haram al Sharif di Gerusalemme, un luogo sacro dell’Islam. La ricostruzione del Tempio è ritenuta, sia dai sionisti ebrei che da quelli cristiani, una precondizione per la venuta del “messia” e quindi per “l’ascesa dei giusti” al cielo.

L’attuale guerra contro l’Iran rappresenta l’ennesima occasione per una saldatura tra l’oltranzismo religioso dell’estrema destra statunitense e il millenarismo israeliano.

Anche i dirigenti israeliani utilizzano ampiamente metafore religiose e riferimenti biblici per giustificare il conflitto ed inserirlo all’interno della mitologia fondata sulla millenaria epopea della sopravvivenza e dell’affermazione del popolo ebraico sui propri nemici. Non a caso il giorno dopo l’inizio dei bombardamenti su Teheran, Benjamin Netanyahu è tornato a fare riferimento alla Torah, paragonando l’Iran agli Amalek, noti nella tradizione ebraica come rappresentanti del “male assoluto” che Dio ordinò di uccidere senza risparmiare donne, bambini e animali. Netanyahu e altri esponenti del governo di Tel Aviv avevano già utilizzato il termine “Amalek” per disumanizzare gli abitanti di Gaza dopo l’accelerazione del genocidio dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023.

E ora a fargli eco dall’altra parte del mondo c’è il pastore cristiano sionista John Hagee che in un sermone promuove l’aggressione all’Iran affermando che altrimenti Russia, Turchia, “ciò che resta dell’Iran” e “gruppi islamici” marceranno su Israele. «Dio schiaccerà gli avversari di Israele» ha promesso il telepredicatore. – Pagine Esteri

* Marco Santopadre, giornalista e saggista, si occupa di geopolitica e movimenti sociali. Scrive anche di Spagna e movimenti di liberazione nazionale. Collabora con Pagine Esteri, il Manifesto, Terzo Giornale, El Salto Diario e Berria