di Maria Rosaria Greco – curatrice di “Femminile palestinese”

È uno dei grandi scrittori di cui ho sempre amato l’opera – racconta Ibrahim Nasrallah di Alfonso Gatto – Non dimenticherò mai la sua straordinaria poesia “Cose”, che ho letto in traduzione araba, insieme a molte altre sue meravigliose poesie. Il suo profondo attaccamento alla vita e la sua coraggiosa difesa della stessa ci hanno sempre dato fiducia nel potere della letteratura e nel profondo impatto che lascia su di noi come esseri umani, rafforzando la nostra fede nella libertà e nella bellezza. Così, oggi è presente attraverso la sua opera e la sua personalità in un mondo che sta diventando sempre più crudele e ingiusto. Abbiamo costantemente bisogno dei suoi scritti, della sua visione e della sua posizione morale basata sui principi. Fin da quando l’ho letto per la prima volta, ho sentito davvero che mi è vicino al cuore. La ricchezza del suo lavoro, che spazia dalla poesia alla pittura, dalla critica d’arte al giornalismo (settori di cui mi occupo anch’io), ci rende amici al di là del tempo e di altri limiti.”

Ibrahim Nasrallah è uno dei massimi poeti palestinesi, fra gli autori più conosciuti e letti non solo per le poesie. È anche romanziere, oltre che insegnante, giornalista, critico cinematografico, pittore, fotografo. Ha vinto numerosi e prestigiosi premi letterari e ora, a Salerno, riceve il premio internazionale di poesia Alfonso Gatto 2026, nell’ambito delle celebrazioni dei 50 anni dalla morte del poeta salernitano.

In questa occasione si è sviluppata una straordinaria collaborazione fra Femminile palestinese e Fondazione Alfonso Gatto per celebrare il potere della poesia come forma di resistenza. Insieme abbiamo voluto ricordare la militanza e l’antifascismo di Alfonso Gatto proprio con la presenza di alcune voci autorevoli della poesia palestinese in una sorta di dialogo fra le due sponde del Mediterraneo. Oltre a Ibrahim Nasrallah, abbiamo coinvolto Jumana Mustafa, Wasim Dahmash, Gloria Riggio, Vanni Bianconi, Daniele Sepe, Aldo Vigorito, Chiara Cruciati, Omar Suleiman e molti altri (vedi programma di seguito) per omaggiare la parola poetica che resiste perché il poeta non può perdere.

In quella città bella e lontana, nel cortile ricoperto d’erba, ogni cosa cantava, la gente danzava. Disse ‘va dalla puledra, invitala a ballare’. Ero timido. Se i poeti perdono non vince il mondo” scrive Ibrahim. E ora più che mai, mentre il mondo impazzisce, mentre tutta l’area SWANA (Southwest Asia and Nord Africa) è in fiamme per le feroci guerre coloniali, abbiamo bisogno di bellezza e di poesia come controcultura.

È come un’urgenza quindi che emerge la voce potente di Ibrahim Nasrallah. Le sue opere si diffondono in Occidente dove vengono tradotte in molte lingue. “La pace in terra non è per noi, non è per mio figlio, non è per tuo figlio, dice Maria a Maria” tuona Ibrahim nella sua bellissima e recente raccolta “Maria di Gaza” (Edizioni Q, traduzione di Wasim Dahmash). Un toccante canto laico dedicato alle troppe donne di Gaza che vedono morire il proprio figlio, a ogni singola Maria che stringe fra le braccia la morte e rimane comunque in piedi fra le macerie, a quella terra “santa” martoriata a Gaza come a Gerusalemme e in tutta la Cisgiordania, nel silenzio vergognoso dei sepolcri imbiancati.

La sua infanzia nel campo profughi di Wihdat in Giordania (dove nasce nel 1954) e l’esperienza della diaspora sono un marchio indelebile nella sua vita e nelle sue opere. Crescendo trova conforto nella conoscenza della cultura internazionale, inizia a leggere e studiare da solo, attraverso la letteratura infatti riesce a volare oltre ogni confine e conosce il mondo. Conosce perfettamente anche i nostri autori: Dante, Manzoni, Pirandello, Montale, Calvino e ovviamente conosce Alfonso Gatto. Tutta la cultura, la letteratura araba e occidentale, rappresentano per lui una rinascita, un grembo materno che lo accoglie, lo nutre e gli dona una nuova vita, una dimensione umana che era stata sottratta, a lui e al suo popolo.

Il tema dell’occupazione e del colonialismo è presente nelle sue opere come un filo conduttore di una nostalgia struggente che solo nella poesia trova riparo. “Se perdono i poeti, non vince il mondo” ritornano come un mantra i suoi versi. Per lui l’occupazione, ovunque si trovi nel mondo, è la massima espressione di razzismo perché impedisce a un popolo la propria autodeterminazione, appropriandosi della vita delle persone, decidendone il destino. Chi vive sotto occupazione viene privato dei propri sogni, della propria libertà, delle forme più semplici di vita.

È una scrittura altissima quella di Ibrahim Nasrallah che intercetta le emozioni che sgorgano dagli oggetti, dalle storie, dai personaggi per raccontare la pulizia etnica e la diaspora dei palestinesi, ma anche per tutelare i diritti violati delle categorie più esposte. In “Balcony of disgrace” (balcone del disonore) affronta il tema del delitto d’onore, descrivendone la crudeltà e lo scenario di degrado sociale.  Le vittime di questo crimine sono donne innocenti private ​​dei loro diritti. Ibrahim analizza la condizione della donna araba, in particolare nelle classi sociali più povere e, attraverso i personaggi del romanzo, rivisita il significato di concetti dominanti come onore, virtù, purezza, virilità. È attraverso la letteratura che lo scrittore stimola il cambiamento. Ibrahim Nasrallah scrive questo romanzo dopo aver letto un rapporto delle Nazioni Unite nel 2009 che definiva il numero dei delitti d’onore: ogni anno in tutto il mondo circa 5000 donne sono vittime di questo crimine (dati del 2009).

Altro tema a lui molto caro sono i giovani e in particolare il diritto all’infanzia serena che troppi bambini palestinesi e arabi vedono quotidianamente calpestato, oggi sempre di più. Lui, cresciuto in un campo profughi, sa molto bene cosa significa essere ragazzi di strada, senza opportunità di crescita culturale, continuamente umiliati e privati di qualsiasi speranza o sogno dall’esercito israeliano. Nel 2014 partecipa al progetto Climb of Hope (La Scalata della Speranza) promosso dal Pcrf (Fondo di soccorso ai bambini palestinesi – Palestine Children’s Relief Fund), che prevede la scalata del monte Kilimanjaro da parte di Yasmin e Mutassem, due adolescenti palestinesi accompagnati da un gruppo di volontari. I due ragazzi hanno una sola gamba: lei, Yasmin, viene investita a tre anni da un veicolo dell’esercito israeliano di fronte a casa sua, a Ramallah, lui, Mutassem, di Gaza, gli viene amputato l’arto a seguito di un bombardamento israeliano. Il progetto vuole attirare l’attenzione del mondo sui tanti giovani arabi morti o resi disabili, per ferite conseguenti a bombardamenti o alla “normale” occupazione militare. Climb of Hope ha lo scopo di raccogliere fondi per garantire cure mediche, per trattarne i traumi psicologici e per sostenere il loro futuro in vari modi, offrendo una speranza, un’opportunità. Ibrahim Nasrallah definisce questi ragazzi senza gambe “i figli della vita, i figli di un popolo che da un secolo combatte per la libertà e questo popolo non sarà mai sconfitto”.

La poesia e la letteratura secondo Ibrahim Nasrallah sono fondamentali per raccontare queste storie al mondo e per riscrivere la storia dalla parte delle vittime. La cultura palestinese è la patria in cui rifugiarsi, il luogo in cui nutrirsi e rigenerarsi, come un vangelo, un corano, un libro sacro che codifica e scandisce i ritmi di una dimensione umana, laica e appassionata, tutt’ora negata a un popolo che invece non perde la speranza, ancorato alla vita e alla propria identità.  Il ruolo dell’intellettuale secondo lui è quello di guidare, sostenere. Il poeta non può perdere. “In quella città bella e lontana, nel cortile ricoperto d’erba, ogni cosa cantava, la gente danzava. Disse: ‘va dalla puledra, invitala a ballare’. Ero timido. Se perdono i poeti non vince il mondo”.

Sono i versi che danno il titolo “se perdono i poeti non vince il mondo” al ciclo di appuntamenti previsti fra Salerno e Napoli dal 23 al 30 marzo pv. dedicati alla poesia palestinese e ad Alfonso Gatto, il quale scriveva che la poesia è un atto di rivolta verso la natura umana offesa dalla barbarie dei carnefici. Che vincano i poeti!

PROGRAMMA
23 marzo, dalle ore 19,30 c/o Palazzo d’Avossa Cultural Hub – Via Botteghelle, 11 – Salerno: Jumana Mustafa in dialogo con Gloria Riggio, Collettivo Asse 162: La bestemmia degli angeli caduti e Associazione Donne di carta con le persone libro che danno voce ai versi di Alfonso Gatto.
26 marzo, ore 21,00 c/o Palazzo d’Avossa Cultural Hub – Via Botteghelle, 11 – Salerno: Ibrahim Nasrallah reading in musica con Daniele Sepe e Aldo Vigorito. Consegna del premio internazionale di poesia Alfonso Gatto 2026.
27 marzo, ore 10,30
c/o Sala Bottiglieri di Palazzo Sant’Agostino – via Roma 104 – Salerno: Ibrahim Nasrallah incontra gli studenti medi salernitani. Intervengono: Chiara Cruciati (Il Manifesto), Wasim Dahmash (arabista ed editore), Maria Rosaria Greco (Femminile Palestinese). Sono previsti inoltre interventi degli studenti Licei salernitani.
28 marzo, ore 20 c/o Fondazione Foqus – Quartieri Spagnoli – Napoli: Ibrahim Nasrallah Reading Music Set Emanuele Errante eOmar Suleiman.
30 marzo, ore 18,00 c/o Libreria Feltrinelli – corso Vittorio Emanuele 30 – Salerno: Vanni Bianconi presenta il libro “WAHOO, un’odissea al contrario” (Marcos y Marcos, 2025). Con lui dialogano Maria Rosaria Greco (Femminile palestinese), Giso Amendola (sociologia del diritto, UniSa).