Secondo il quotidiano siriano al-Watan, i ribelli e Assad avrebbero concordato per il rilascio di alcuni oppositori detenuti nelle carceri del regime in cambio di alcune famiglie “ostaggio dell’opposizione” nella cittadina di Adra. Nel frattempo Damasco denuncia Parigi e Berlino (“non faranno votare alle Presidenziali i nostri cittadini residenti nel loro territorio”) e Human Rights Watch accusa le truppe di Assad di aver usato armi chimiche.

Adra

di Roberto Prinzi

Roma, 13 maggio 2014, Nena NewsI ribelli siriani sarebbero disposti a rilasciare 1500 famiglie in cambio di cibo e della liberazione di alcuni oppositori al regime di Bashar al-Assad. A rivelarlo è stato ieri il quotidiano locale filo governativo al-Watan.

L’accordo (presunto) prevederebbe il rilascio di alcune famiglie di Adra, una cittadina pro-regime a nord est di Damasco controllata dall’Opposizione e posta sotto assedio dalle truppe di Assad. Secondo il Watan, “in una prima fase, come gesto di buona volontà, una famiglia di otto persone sarà liberata in cambio di cibo per i civili di Adra”. Successivamente, invece, “lo scambio prevederà il rilascio di una famiglia di Adra ostaggio dei ribelli per ogni detenuto dell’Opposizione rilasciato”.

La città, occupata dai ribelli lo scorso dicembre, è servita all’Opposizione come base per colpire le zone esterne della capitale siriana. Alcuni abitanti di Adra raggiunti dall’AP hanno detto che la situazione umanitaria nella cittadina è “disastrosa”. Da quando è stata occupata dai ribelli, i civili – molti sono cristiani e alawiti – sono prigionieri (e vittime) delle milizie armate che la controllano.

Non è possibile al momento confermare tale notizia. Ma potrebbe avere basi concrete. Da alcuni mesi Damasco e i ribelli negoziano localmente rese e rilasci di prigionieri. Il recente caso di Homs lo dimostra perfettamente.

Intanto fanno discutere le dure parole del Ministro degli Esteri siriano nei confronti di Francia e Germania. Intervistato dall’agenzia di stato siriana Sana, Muallem ha denunciato i due stati europei perché intenderebbero vietare ai siriani residenti nei loro paesi di votare alle elezioni presidenziali del 3 giugno (i siriani all’estero voteranno il 28 maggio). “La Francia – ha detto Muallem – sta conducendo un’ostile campagna mediatica contro le elezioni del prossimo mese. [La Francia, ndr] ha ufficialmente informato la nostra ambasciata a Parigi che è contraria al voto non soltanto nel territorio francese ma anche all’interno dell’Ambasciata siriana”. Il portavoce del Dicastero degli Esteri francese, Romain Nadal, ha implicitamente confermato le parole del Ministro siriano.

“Organizzare le elezioni sul suolo francese è regolato dalla Convenzione di Vienna sulle Relazioni Consolari del 24 aprile 1963” ha detto Nadal. Ma poi ha aggiunto: “le autorità francesi hanno il diritto di opporsi al fatto che queste elezioni abbiano luogo sul nostro territorio”. La motivazione è chiara: “Bashar Al-Assad, che è responsabile della morte di 150.000 persone, non può rappresentare il futuro del popolo siriano”.

Intanto neanche il tempo di poter gioire per la riconquista di Homs che nuove grane attendono il regime. Human Rights Watch ha detto stamane di avere evidenti prove dell’utilizzo di cloro da parte dell’esercito siriano in tre cittadine controllate dai ribelli. Secondo l’organizzazione che ha sede a New York, il gas sarebbe stato sparato da elicotteri militari. Il recente uso di armi chimiche da parte del regime è sostenuto da Francia, Inghilterra e Usa, ma non ha ancora convito le Nazioni Unite. Lo scorso aprile l’ente dell’Onu che monitora l’uso delle armi chimiche ha dichiarato che avrebbe indagato sui nuovi presunti casi di utilizzo di cloro.

Ma a preoccuparsi della guerra civile siriana è sempre di più anche Israele. Domenica l’esercito dello “stato ebraico” ha dichiarato “territorio chiuso” parte delle Alture del Golan. Tel Aviv teme le ripercussioni che le battaglie tra ribelli ed esercito di Damasco possano sconfinare “in territorio israeliano”.

Il confine meridionale siriano è molto caldo. All’inizio di quest’anno l’Opposizione al regime baathista ha dato vita al “Fronte meridionale” composto da 30.000 combattenti appartenenti a più di 55 brigate differenti. Il Fronte ha ottenuto diversi successi militari nella zona di Quneitra ed è riuscita a controllare alcune colline dall’importante valore strategico.

Israele ha confiscato 1.200 chilometri quadrati delle Alture del Golan durante la guerra dei Sei Giorni del 1967 annettendoli nel 1981 (la comunità internazionale non riconosce l’annessione). Il confine tra Israele, Siria e Libano è “caldo” da diversi mesi. A marzo, l’aeronautica israeliana aveva colpito all’interno del territorio siriano dopo che un attacco bomba nel Golan aveva ferito quattro soldati di Tel Aviv. Dal marzo 2011 (da quando cioè le proteste contro Assad hanno avuto inizio) si sono registrate diverse sparatorie lungo il confine. Nena News


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