Dal 17 al 23 agosto si è svolto a Kelibia il FIFAK (Festival Internazionale del Cinema Amatoriale Kélibia) il festival cinematografico più antico d’Africa e del mondo arabo
di Monica Macchi – Formacinema
Roma, 11 settembre 2014, Nena News – Dal 17 al 23 agosto si è svolto a Kelibia il FIFAK (Festival Internazionale del Cinema Amatoriale Kélibia) il festival cinematografico più antico d’Africa e del mondo arabo organizzato dalla Federazione tunisina di registi amatoriali (FTCA) in collaborazione con il Ministero della Cultura, il Comune di Kelibia e l’Istituto Francese che ha offerto al regista vincitore un invito al Festival di Cannes 2015.
Il Festival prevede due concorsi, uno nazionale la cui giuria era composta dall’attrice Saoussen Maalej, dal docente Horrigue Lamia, dal critico e giornalista Abdelahalim Massaoudi, dal regista Bilal Bali e dallo sceneggiatore Shafiq Osman; e uno internazionale giudicato da Marianne Khoury, produttrice e creatrice del Panorama European Film del Cairo e co-manager di Misr International Films (la casa di produzione fondata nel 1972 da Yusef Chahine), dal cineasta Mansour Sora Wade, dal fotografo e regista Ouled Daoud Sayed, dal produttore Sleh Dhaoui e da Lamana Julio Orozco, Segretario Generale del FICC (Federazione Internazionale dei Cine-Club) che ha partecipato a diverse tavole rotonde sulla realizzazione di una piattaforma internazionale dei Cine-club per promuovere un cinema alternativo ed indipendente legato a nuove reti e modalità di distribuzione.
Ci sono state due serate speciali, il 19 agosto sulla Palestina con la proiezione di “Gaza, blacs and white” l’ultimo lavoro di Arab e Naser (due registi gazawi diventati famosi dopo aver presentato l’anno scorso a Cannes “Condom Lead” una black comedy di 15 minuti senza dialoghi e con il rumore costante dei droni, degli spari e dei bombardamenti, che ritrae la guerra attraverso un approccio particolare: l’intimità coniugale resa impossibile proprio dalla situazione di guerra e morte per esprimerne la tragedia e l’assurdità a livello umano) e del film danese “Palestine Marathon” di Simon Caspersen e Johan Larsen, un documentario sul making of della prima maratona in Cisgiordania organizzata dal “Diritto al movimento” (http://palestinemarathon.com/).
Il 20 agosto è stata la volta del “Cinema resistente” con un evento speciale dal titolo “Kigali-Kelibia-Hergla” per rendere omaggio al nuovo cinema ruandese a vent’anni dal genocidio alla presenza di Marie Clementine Dusabejambo, giovane regista (e ingegnere elettronico!) di cui è stato proiettato “Behind the world”. Evento questo che sarà riproposto a breve anche al Festival di Hergla incentrato sul cinema africano e in particolare sul regista maliano Souleymane Cissè, ospite d’onore che presenterà la versione finale del suo film “O Sembene”, ritratto del “padre del cinema africano” (secondo la la celeberrima definizione del Los Angelese Timese e vincitore del premio Certain Regard al Festival di Cannes del 10013 con “Moolaade”) con musiche di Youssou Ndour.
Tra tutte le serate segnaliamo quella di apertura caratterizzata da due gioiellini. Innanzitutto un montaggio su musiche di Osama Gaidi, di sequenze di film realizzati all’interno del FTCA che testimoniano lo sviluppo storico e l’evoluzione tecnologica del cinema tunisino dagli anni Sessanta fino ad oggi: (di)mostrando l’importanza del ruolo dell’intellettuale engagè e della denuncia socio-politica di repressione e disoccupazione.
Ma sprattutto “C’est assez bien d’etre fou” un road-movie di Anthony Page e Bilal Berrini che combinando disegni e video attraversano l’Europa sulle tracce di ciò che è rimasto del comunismo arrivando fino in Siberia, dove l’artista algerino recupera paesaggi e personaggi disegnandoli…ad esempio una mucca sulla facciata di una fabbrica abbandonata o un gallo sul muro di una cosa colonica abbandonata, scene dell’ammutinamento della corazzata Potemkin a Odessa o sagome di marinai su un relitto nel lago d’Aral.
TRAILER http://vimeo.com/73209262
Bilal era conosciuto nel mondo della street-art come Zoo Project, un artista che creava opere di grandi dimensioni in bianco e nero su pareti di edifici con messaggi socio-politici che ruotavano attorno al concetto del caos e di cosa può nascerne. Bilal è stato ucciso l’anno scorso a Detroit (e non si sa ancora da chi) e il Festival gli ha reso omaggio con un murales di Gharbi Moeen (alias Meen Uno), e con la locandina, il manifesto e il banner di questa edizione tutti basati sui suoi disegni. Nena News





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