La sorte del leader degli squadroni della morte sotto l’apartheid, meglio noto come «Prime Evil», spacca il paese

De Kock

di Rita Plantera

Cape Town, 31 gennaio 2015, Nena NewsEugene de Kock, il lea­der degli squa­droni della morte del regime dell’apartheid, meglio noto come «Prime Evil», ha otte­nuto la libertà con­di­zio­nale dopo 20 anni di car­cere. A dichia­rarlo è stato venerdì il mini­stro della giu­sti­zia suda­fri­cano Michael Masutha. La deci­sione, più volte riman­data, sarebbe matu­rata «nell’interesse del con­so­li­da­mento e della riap­pa­ci­fi­ca­zione nazio­nali» e in con­si­de­ra­zione della sua buona con­dotta per aver espresso rimorso e aiu­tato la Natio­nal Pro­se­cu­ting Autho­rity a ritro­vare i resti di alcune vit­time.

De Kock, 66 anni, era a capo di una unità spe­ciale contro-insurrezionale deno­mi­nata Vla­k­plaas, dal nome del suo quar­tier gene­rale presso una tenuta agri­cola a 20 chi­lo­me­tri a ovest di Pre­to­ria, attiva negli anni 80 e nei pri­mis­simi anni 90.

Arre­stato nel 1994 (l’anno in cui, dopo decenni di domi­nio della mino­ranza bianca, l’African Natio­nal Con­gress (Anc) vinse le prime ele­zioni libere in Suda­frica e Nel­son Man­dela fu eletto pre­si­dente), fu rico­no­sciuto col­pe­vole di 89 capi d’imputazione, tra cui omi­ci­dio, tor­tura e seque­stro di per­sona ai danni degli oppo­si­tori del Natio­nal Party e del regime dell’apartheid, e con­dan­nato, due anni dopo, a 212 anni di carcere.

Defi­nen­dosi egli stesso «assas­sino di stato» agli ordini delle alte gerar­chie poli­ti­che e mili­tari, De Kock ha spesso sol­le­vato con le sue dichia­ra­zioni non poche que­stioni sulle respon­sa­bi­lità dirette dell’allora governo suda­fri­cano. In un’intervista radio­fo­nica del 2007, De Kock accusò FW de Klerk, l’ultimo pre­si­dente bianco suda­fri­cano – insi­gnito del Nobel per la Pace insieme a Man­dela — di avere le mani «imbe­vute di san­gue» per il suo ruolo diretto nel com­mis­sio­nare omi­cidi poli­tici. Accuse negate da De Klerk.

Durante il pro­cesso e davanti alla Truth and Recon­ci­lia­tion Com­mis­sion (isti­tuita nel 1995 nel ten­ta­tivo di fare luce sui cri­mini com­messi da entrambe le parti, regime e oppo­si­zione) De Kock ha con­fes­sato più di 100 cri­mini, for­nendo infor­ma­zioni det­ta­gliate sulle atro­cità com­messe dalla Vla­k­plass, sugli omi­cidi di alcuni mem­bri dell’Anc in paesi come il Leso­tho, lo Swa­zi­land, lo Zim­ba­bwe e l’Angola, ren­dendo noto il nome per ogni caso del capo della poli­zia suo superiore.

La con­ces­sione della libertà con­di­zio­nale è stata invece negata a Clive Derby-Lewis (malato ter­mi­nale di can­cro al pol­mone), un poli­tico dell’ultra-destra reo di aver archi­tet­tato l’assassinio, nel 1993, del lea­der del Par­tito Comu­ni­sta Chris Hani. A dif­fe­renza di De Kock, Derby Lewis, secondo il mini­stro Masu­tha non avrebbe mostrato alcun rimorso. Deci­sione con cui si è detto d’accordo il South Afri­can Com­mu­nist Party (Sacp): «Deve restare in car­cere per­ché resta un peri­colo per i pro­getti di ricon­ci­lia­zione a cui il nostro Paese aspira dispe­ra­ta­mente».

La con­ces­sione della libertà con­di­zio­nale a un plu­ri­de­co­rato capo di poli­zia rite­nuto il kil­ler per eccel­lenza, respon­sa­bile più di chiun­que altro di atro­cità ed effe­ra­tezze com­messe al fine di man­te­nere il governo di domi­na­zione bianca in Sudafrica, è desti­nata a susci­tare non poche per­ples­sità e cri­ti­che nella società suda­fri­cana che sof­fre ancora l’eredità, soprat­tutto a livello eco­no­mico, del regime razziale.

Per i suda­fri­cani che si dicono favo­re­voli al rila­scio di De Kock, l’ex uffi­ciale di poli­zia sarebbe stato un capro espia­to­rio a scudo di ignoti respon­sa­bili che hanno agito da die­tro le quinte nel com­mis­sio­nare tor­ture e omi­cidi di chi si oppo­neva al regime razziale. È il caso di San­dra Mama, vedova di Gle­nack Mama, ucciso da De Kock nel 1992: «Credo che il suo rila­scio sarà d’aiuto al pro­cesso di ricon­ci­lia­zione, per­ché ci sono ancora un sacco di cose che dob­biamo fare come Paese. Ha preso ordini dall’alto e loro l’hanno fatta franca. Vivono, si sa, sono in mezzo a noi oggi e un uomo solo si sta pren­dendo la colpa». Per altri, invece, i cri­mini di De Kock restano troppo gravi per essere perdonati.


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