Alla Biennale di Venezia le collezioni della Fondazione Araba per l’Immagine (Aif). La sua missione è coniugare pratiche artistiche e conservazione della fotografia, per un racconto visivo che dalla metà del XIX secolo fino ai giorni nostri si propone come alternativa allo sguardo orientalista.

di Sabrina Bombassei Vittor
Roma, 4 maggio 2015, Nena News – Per quanti si trovano nella capitale libanese, la Fondazione Araba per l’Immagine – Aif offre ora una ragione in più per scoprire i suoi spazi – a Gemmayzeh, uno dei quartieri vibranti di Beirut – ospitando una delle venues della mostra “Space Between Our Fingers”, curata da Rachel Dedman e sostenuta da Apexart-nyc.
In mostra fino al 30 maggio, Space Between Our Fingers indaga, “intessendo una conversazione tra diverse location della costellazione beirutina”, spiega la curatrice, le idee politiche e sociali che circoscrivono l’altrove e la dimensione fantascientifica per diversi artisti del Medio Oriente: Jananne al-Ani, Fayçal Baghriche, Ali Cherri, Ala Ebtekar, Joana Hadjithomas e Khalil Joreige, Assad Jradi, Mehreen Murtaza, Larissa Sansour.
È in questa cornice ideale che la Fondazione Araba per l’Immagine catalizza il dialogo tra il proprio archivio fotografico di lanci di razzi spaziali libanesi (della collezione Assad Jradi) e il murale Elective Purification di Fayçal Baghriche, ispirato alle enciclopedie per bambini di immagini delle bandiere del mondo ma volto a decostruire le nozioni di frontiera e di limite immaginando sulla terra un regno politico che assuma le forme democratiche di una costellazione “aperta” nello spazio.

Questa proposta sintetizza esemplarmente quelli che ne sono i tratti distintivi e l’originalità dell’Aif, cioè la volontà di coniugare pratiche artistiche e interessi di ricerca dei propri membri (attualmente 12 tra artisti e professionisti provenienti da Libano, Siria, Palestina, Egitto e Armenia, tra cui il co-fondatore e artista Akram Zaatari) con gli obiettivi di raccolta, conservazione e studio del patrimonio fotografico e di altri materiali visivi provenienti da Medio Oriente, Nord Africa e diaspora araba. Creata a Beirut nel fermento del dopoguerra in cui vedono la luce anche il Beirut Art Center e Ashkal Alwan, l’Aif inizia a documentare e diffondere le pratiche fotografiche autoctone – superando quota 600 mila fotografie, datate da metà XIX secolo ai nostri giorni, in gran parte già digitalizzate e che saranno fruibili online su una nuova piattaforma entro il 2016 – offrendo un’alternativa alla ben più nota fotografia orientalista.
Oggi l’Aif è un punto di riferimento in tutta la regione per quanto concerne gli standard di conservazione e catalogazione del materiale, organizzando numerosi workshop per professionisti dell’area mediorientale. Si iscrivono in questa logica di cooperazione transnazionale anche due ambiziosi progetti di cui la Fondazione è tra i partner capofila: il Modern Heritage Observatory (MoHO), volto a promuovere la conservazione dell’eredità culturale moderna (cinema, fotografia, architettura, musica) mediorientale e nordafricana; e il Middle East Photograph Preservation Initiative (Meppi), mirato al patrimonio fotografico dell’area e che gode della collaborazione di enti del calibro dell’Art Conservation Department dell’Università di Delaware, del Getty Conservation Institute e del Metropolitan Museum of Art.

Ma la Fondazione resta in primis un incubatore dove creativi, professionisti e ricercatori possono sviluppare nuovi linguaggi fotografici o di mediazione. Essa vanta la produzione di 15 mostre ed 8 pubblicazioni, in partnership con musei, gallerie e altre realtà culturali, nonché una ricca biblioteca specializzata. Si iscrivono in questa visione il progetto in cantiere di una monografia dedicata a Van Leo, fotografo-ritrattista armeno basato nella Cairo cosmopolita degli anni ’40 e ’50, e le attività educative rivolte agli adolescenti, in collaborazione con coreografi, artisti e collezionisti, in cui le collezioni costituiscono il punto di partenza per esplorazioni multiformi.
Per quanti invece si trovano dall’altro lato del Mediterraneo e avranno la possibilità di visitare, dal 9 maggio, la Biennale di Venezia, parte delle collezioni dell’Aif è esposta nel padiglione iracheno, che propone scatti del fotografo Latif el-Ani degli anni cinquanta e sessanta. A testimoniare l’enorme valore che il lavoro archivistico assume per la ricerca artistica attuale. Nena News




