Khadija Abu Ali è stata la prima regista palestinese e documentarista, fondatrice del primo Archivio del Cinema Palestinese a Beirut

cinema palestinese

di Cecilia D’Abrosca

Roma, 18 gennaio 2015,  Nena News – Alcuni film costituiscono un prova visiva di eventi passati e offrono una prospettiva particolareggiata dei fatti, dal punto di vista delle persone che li hanno vissuti direttamente o di riflesso, sedimentando in ciascuno di noi, in quanto spettatori, una consapevolezza maggiore della situazione, del significato, dell’evoluzione e degli effetti. Un’industria cinematografica, legata a uno specifico contesto, come quello mediorientale, non può non autodeterminarsi (non a caso lo fa) come un’inseparabile parte della Rivoluzione e della battaglia che il popolo palestinese, in questo caso, combatte, ed è questo sentimento collettivo a diventarne il tema principale. Nel 1968 in Giordania, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp) fonda l’ Aflam Filasteen, il Palestine Films.

Inizialmente, i registi scelsero di documentare la rivolta attraverso la fotografia, realizzando una sorta di foto giornalismo. Lo stesso brillante regista francese Jean Luc-Godard fu invitato ad Amman a visitare uno dei campi di rifugiati palestinesi della città e ad incontrare i maggiori registi dell’epoca, tra cui Mustafa Abu Ali, fondatore del Palestine Film Organization, nonché marito di Khadija Abu Ali, prima regista palestinese. Per circa quattordici anni il PLO (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) ha registrato la storia della Palestina, fornendo la base alla creazione dei film. I registi hanno documentato le azioni militari, gli eventi rivoluzionari, la resistenza Palestinese, la vita di ogni giorno nei campi dei rifugiati ed hanno promosso e diffuso la causa palestinese a livello internazionale.

Registi e scrittori di molti paesi visitavano la Palestina: argentini, cileni, francesi, cubani, dal momento che sembrava surreale che una nazione in piena rivoluzione avesse ancora il suo cinema. Il legame tra cinema palestinese e bisogno di denunciare la situazione di vita quotidiana è maggiormente evidente quando il cinema si lega alla produzione del genere del docufilm: fusione del documentario e delle tecniche cinematografiche. Molti di essi presentano le medesime caratteristiche: un nucleo informativo che denuncia gli eventi in corso unito ad un’approfondita analisi politica. Questi documentari di derivazione filmica includono spezzoni di lotte, bombardamenti, distruzioni, incidenti casuali, accompagnate da narrazioni da parte di militari, interviste con i combattenti e il punto di vista dei civili, nonché interventi dei leader politici e militari; il tutto è caratterizzato da una profonda semplicità narrativa e dalla scelta di musiche importanti, ad eccezione dei lavori di alcuni registi come ad esempio, Adnan Mdanat, Ghaleb Sha’ath, Mustafa Abu Ali e sua moglie Khadija, che usano un linguaggio cinematografico più ricco e complesso.

Il cinema palestinese è “segnato”, ossia noto, per essere esemplificativo di un capitolo triste della storia del cinema, in quanto caratterizzato da guerra, espulsione e diaspora. Saranno questi aspetti a caratterizzare lo sviluppo in campo cinematografico, che soffre di una grande lacuna dovuta alla costante presenza di violenza e bombardamenti che hanno finito col penetrare nella struttura della narrazione cinematografica stessa, informandola e plasmandola. In sintesi, l’industria cinematografica palestinese dipende dai successivi sviluppi nel processo di costruzione della pace.

A dispetto di questa situazione, Khadijah Abu Ali, la prima donna palestinese regista ha realizzato nel 1982 un documentario-film, dal titolo Atfal, Walakin, tradotto con Children without Childhood. Il docufilm, unica sua produzione, è stato sponsorizzato dalla Federazione dei Registi e documentaristi arabi di Baghdad (Federation of Arab Documentary Filmmakers) e prodotto dal General Union of Palestina Women e dal Palestinian Cinema Institution. L’opera racconta il lavoro del Al Sumud Home centro per bambini orfani di guerra, che necessitano di cura ed attenzione particolare da parte dello staff del Centro allo scopo di guarire da disturbi emotivi legati al trauma vissuto. Khadijah realizza il docufilm nel 1982, ma nel 1981 qualcosa di spiacevole aveva minato il patrimonio rappresentato dal cinema palestinese degli ultimi decenni. Decisivo fu il suo ruolo a tal proposito. In quell’anno, le forze militari israeliane invadono il Libano. Il principale obiettivo di Israele era quello di distruggere l’Olp in Libano. In agosto, Israele circondò la città di Beirut a Ovest ed l’Olp fu costretta, sulla base di un accordo di tregua, a lasciare Beirut. Una nuova sede fu fissata in Tunisia e il Film Institute e le altre organizzazioni cinematografiche cessarono la propria attività e funzione. Il Dipartimento di cultura dell’Olp continuò a produrre film dal suo nuovo domicilio in Tunisia, in quegli anni furono realizzati ottimi film, tra cui, Palestine: the Croniche of a people (1984), che presentava l’antico problema palestinese a partire dal Congresso di Basilea fino al 1948, firmato Kaise a-Zubeidi.

Khadija ha avuto una funzione notevole riguardo al Dipartimento delle Organizzazioni Cinematografiche, contenenti testimonianze preziosissime della vita dei palestinesi, ripartite in diversi archivi. Il più ampio di questi era l’Olp Film Foundation/Palestinian Film Unit. Il materiale raccolto era conservato all’interno di scatole sulle quali era annotato il tipo di materiale filmato e la data di registrazione, tutto a mano. Ben presto la regista si rende conto che c’era bisogno di organizzare il materiale audiovisivo in maniera più efficiente per poterlo conservare e usare in modo più rapido. La regista si adoperò assieme al suo staff maneggiando centinaia di metri di celluloide. Lei stessa ricorda che “fu un lavoro di anni. Allora non vi erano computer ma il luogo fu trasformato, finalmente, in un archivio cinematografico”. Dunque, a lei spetta il merito di aver riordinato quel deposito di immagini e di averle trasformate in uno spazio di studio, di ricerca, di spunti artistici per i successivi registi, nonché prova storica e fonte insostituibile di informazioni. Era nato il primo Archivio del cinema Palestinese. Il suo luogo di destinazione ha subito nel corso degli anni spostamenti, onde evitarne la distruzione totale. E` stato spostato all’ospedale Red Crescenty’s Akka, secondo fonti risalenti al 2003, da lì l’Archivio fu costretto nuovamente a migrare ma il luogo rimase sconosciuto. Nena News


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