Secondo l’artista iraniana, attraverso l’analisi e l’osservazione dei comportamenti e delle azioni femminili è possibile cogliere lo spirito e l’evoluzione storica dell’Iran. Le donne sono soggetti attivi, portatrici dell’ideologia comunitaria e rappresentanti della struttura sociale

Shirin Neshat. (Fonte foto: Pinterest)
Shirin Neshat. (Fonte foto: Pinterest)

di Cecilia D’Abrosca

Roma, 18 settembre 2017, Nena NewsShirin Neshat, interprete dell’arte e della cultura islamica, è l’artista iraniana Leone d’Argento che con il film “Looking for Oum Kulthum” era in Concorso alle Giornate degli Autori – Venice Days, rassegna autonoma istituita nel 2004 all’interno della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Lo spazio riservato agli autori nasce per esaltare il cinema senza alcuna limitazione, dando risalto alla sperimentazione, all’originalità e alla ricerca espressiva. Il film, coprodotto anche dagli italiani “In Between Art Film” e “Vivo Film”, racconta la storia di Mitra, donna e artista appassionata di musica, in particolare di Oum Kulthum, celebre cantante e musicista egiziana morta nel 1975. Il sogno della protagonista è di girare un film sulla vita del suo mito.

Al fine di comprendere la personalità di Oum Kulthum, Mitra ripercorre le lotte e i sacrifici da lei compiuti, per affermarsi in campo artistico. Si immedesima nell’esistenza della sua icona: ne osserva, con profondità, il percorso, i limiti espressivi imposti da una società patriarcale, i condizionamenti derivati da un atteggiamento esterno conservatore e la tenacia con la quale Oum reagisce a questo, traducendolo nel linguaggio filmico. Ma ecco il colpo di scena, durante le riprese, il figlio di Mitra muore; l’evento drammatico sconvolgerà la sua vita e la spingerà al silenzio artistico. Quello di Shirin Neshat è il film che, assieme ad altri undici, è stato selezionato per le Giornate, in occasione della 74esima edizione della Mostra del Cinema, conclusasi lo scorso 9 settembre.

Shirin Neshat è una artista iraniana che vive in esilio in Occidente. Negli anni Settanta si trasferisce negli Stati Uniti per laurearsi, dopo molti anni decide di far ritorno in Iran per riabbracciare la famiglia e crearsi una posizione. È da poco terminato il 1979, anno della Rivoluzione Islamica, quando, al suo arrivo, Shirin Neshat si rende conto che il suo Paese era cambiato. Decide di rientrare in Occidente e fermarsi, tiene molte conferenze sulla questione relativa alla funzione sociale dell’artista (in particolare, quello mediorientale), alla percezione che l’Occidente ha dell’arte islamica e dei suo autori, al messaggio politico-culturale del prodotto artistico. Durante gli incontri pubblici, Shrin Neshat dichiara che, “la cultura islamica aveva sostituito quella persiana trasformando l’Iran in un Paese ideologizzato”.

Nonostante questa ammissione, l’Iran segna il punto di partenza della sua poetica e del suo percorso artistico. Emerge come fotografa, poi inizia a realizzare video installazioni ed infine si orienta sul cinema. Shirin Neshat studia il tessuto sociale del Paese, soffermandosi sugli aspetti della vita religiosa, politica e sulle tematiche di gender. I segnali del cambiamento sociale, d’inclusione ed esclusione, vengono da lei resi attraverso la fotografia in bianco e nero: Women of Allah (1993-97), “Le donne di Allah”, è un insieme di immagini di donne velate e di primi piani di parti del corpo femminile sulle quali sovrascrive versi di poetesse iraniane contemporanee che invitano alla riflessione sulle credenze e sui luoghi comuni che investono le donne musulmane.

Le donne sono il soggetto delle sue storie, viste come portatrici dell’ideologia comunitaria e rappresentanti della struttura sociale. Shirin Neshat si rivolge a loro in quanto soggetti attivi nella società, poichè, secondo l’autrice, dall’analisi e dall’osservazione dei comportamenti e delle azioni femminili è possibile cogliere lo spirito e l’evoluzione storica del suo Paese. Due video installazioni mostrano aspetti dell’universo femminile emotivo e esperienziale: Fervor (2000), che esamina la relazione d’amore tra un uomo e una donna, e Soliloquy (1999), che racconta di una donna musulmana in conflitto tra la scelta di uno stile di vita tradizionale ed un altro più conforme alla modernità.

(Fonte foto: Pinterest)
(Fonte foto: Pinterest)

Ciò che Shirin Neshat intende problematizzare, è la posizione della donna e di un’ artista iraniana in relazione al suo coinvolgimento nella sfera pubblica. Più volte ha dichiarato che, la sua esperienza di vita e di lavoro in Occidente, l’ha condotta ad intraprendere una “battaglia” immediata contro l’immaginario che coinvolge l’identità, le donne, il sistema religioso; dall’altro, afferma, che sebbene l’arte occidentale sia più “libera”, ossia meno determinata dalla situazione politica, proprio per questo motivo, essa rischia di trasformarsi in puro intrattenimento, a danno dello spirito che anima gli artisti nel fare arte. Sottolinea, al contrario, che le forme artistiche iraniane fanno capo a un tipo di arte politica, sia per la caratteristica delle dinamiche interne sia riguardo il peso degli artisti, che si fanno portavoce delle istanze collettive.

Gli intellettuali e gli artisti iraniani, secondo quanto afferma Shirin Neshat, hanno un forte séguito nel dibattito politico e culturale del Paese, contribuendo a mostrare la pluralità degli orientamenti teorici sui temi complessi e controversi. Per Shirin Neshat, essere un’artista iraniana che lavora in Occidente rappresenta la grande sfida della sua vita, da un punto di vista umano, culturale e artistico.  Nena News


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