di Erminia Savelli

Pagine Esteri, 11 novembre 2021 – Come molti romanzi dello scrittore egiziano, insignito del Premio Nobel per la lettaratura nel 1988 Neguib Mahfuz* (1911-2006), “Un uomo da rispettare” (Hadrat al-Muhtaram), edito in Italia dalla Newton Compton, è inizialmente uscito a puntate sul quotidiano cairota al-Ahram per poi essere pubblicato sotto forma di libro  nel 1975. E’ la storia di un semplice aiuto-archivista, appena assunto, che inizia a sognare di poter salire fino al più alto grado dell’istituzione governativa dove lavora. Difficilmente le vicende di ascesa e caduta di un semplice impiegato statale può destare curiosità e voglia di leggere, ma la scrittura di Mahfuz riesce a renderle  avvincenti.

L’avventura, o meglio l’odissea del protagonista, che sacrifica tutto sull’altare del lavoro e dell’affermazione sociale, è descritta con un linguaggio iperbolico. Nonostante l’esperienza raccontata non sia altro che una vita banale la scrittura utilizzata è estremamente elevata. Questo tipo di vocabolario è deliberatamente usato dall’autore per trasferire un’esperienza alquanto  piatta su un piano più elevato. Così in tutto il romanzo la professione del protagonista è descritta con un linguaggio alto e ricercato e le immagini che ne seguono ricordano i dettami di una fede religiosa; come se ottenere il posto da direttore generale fosse una missione sacra, impartita da un ordine divino per il quale qualsiasi sacrificio non sarà mai troppo grande.

L’esito per questo alternarsi di registri linguistici non è altro che l’ironia che Mahfuz usa per suscitare nel lettore la consapevolezza dell’incongruenza tra l’oggetto e i modi espressivi. Questa consapevolezza crea e mantiene fino alla fine un senso di drammatica ironia per cui il lettore conosce un fatto che sfugge al protagonista e cioè che rinunciare a tutto, alla famiglia all’amicizia, all’amore per avere l’agognata promozione, accorgendosi alla fine della sua vacuità, lo ha reso l’attore di un inferno  creato unicamente da lui.

Il 06 ottobre 1981 fu assassinato il Presidente della Repubblica egiziana, Anwar al-Sadat. Intorno a questa data e a questo evento che ha segnato la storia dell’Egitto negli ultimi 40 anni ruota “Il giorno in cui fu ucciso il leader” (Yawm qatl al-Za’im), pubblicato nel 1985 e nel 2005 anche in Italia sempre dalla Newton Compton. Con una trama ricca di suspense Mahfuz racconta le vicende di una famiglia della media borghesia cairota in una società che va mutandosi quasi completamente dalla nuova linea politica del Presidente, politica economica di apertura agli investimenti esteri (infitàh). Modernizzazione voluta fortemente da Sadat agli inizi degli anni Ottanta ma che contrastava con un mondo tenacemente attaccato alle proprie tradizioni e valori. E’ questo l’incanto di Mahfuz: saper raccontare la magia di una terra che conserva ancora la grandezza faraonica senza allontanarsi dalla realtà sociale e culturale del suo tempo.

In questo romanzo lo scrittore fa una vera e propria denuncia per una perdita di direzione e per lo smarrimento della sua nazione dovuto al fallimento delle generazioni di leader nel portare la pace e la prosperità all’Egitto.

Alle radici di tutte le opere di Mahfuz c’è una visione socio-politica dell’esistenza umana stessa. Per lui la morale individuale è inseparabile da quella sociale, in un mondo dove i personaggi animati da motivazioni altruistiche possono salvarsi, quelli che manifestano interesse per gli altri e che hanno una certa consapevolezza del fatto che le loro difficoltà individuali rientrano in un quadro più generale.

Chissà cosa avrebbe pensato l’uomo Mahfuz in questi tempi di profonde lacerazioni tra individualità e collettività. Pagine Esteri

*Ha pubblicato una cinquantina di romanzi tra cui Vicolo del Mortaio (1947), Trilogia del Cairo (1956-57), Il rione dei ragazzi (1959), Il ladro e i cani (1961) e Il nostro quartiere (1975). Nei suoi romanzi Mahfuz descrive gli aspetti più peculiari della vita popolare cairota. Gli unici romanzi non ambientati nella capitale egiziana sono Miramar e La quaglia e l’autunno, incentrati su Alessandria d’Egitto.

 

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