Categoria: Primo Piano

AFRICA. La Marina italiana è nel Golfo di Guinea in cooperazione con Eni e armatori. Gli italiani lo sanno?

E’ denominata “Operazione Gabinia” dalla legge romana approvata nel 67 a.C. che concesse a Pompeo Magno ampi poteri possibili per combattere la guerra. L’Italia in armi va nelle acque dell’Africa occidentale per il petrolio, il gas e per gli interessi degli armatori. C’è stato l’ok per schierare sino a 400 militari, due mezzi navali e due aerei. La tranche di spesa autorizzata per i primi quattro mesi di missione è pari a 9.810.838 euro.

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PODCAST- BURKINA FASO.160 i civili massacrati a Solhan. Oltre tremila in fuga.

Il governo burkinabé ha accusato “gruppi terroristi” dell’attacco in cui nel fine settimana sono rimasti uccisi almeno 160 civili in un villaggio nel nord-est del Paese. Tuttavia nessuna organizzazione finora ha rivendicato la responsabilità del massacro. Intanto è salito a oltre tremila il numero degli sfollati. ASCOLTIAMO LA CORRISPONDENZA DELLA GIORNALISTA E AFRICANISTA ILARIA DE BONIS

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ANALISI. Mosca e il caso bielorusso, tra partnership e obblighi

A Mosca non mancano le voci ostili a Lukashenko ma non riescono a fare breccia perché vanno in secondo piano rispetto all’immagine della Bielorussia come avamposto necessario per difendere la Russia. Nel recente summit tra i due paesi, Minsk ha ottenuto la seconda tranche di finanziamenti promessi da Mosca lo scorso inverno, senza concedere nulla in cambio al Cremlino

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PODCAST. ISRAELE. Finisce l’era di Netanyahu ma la destra radicale resta al comando

La possibile uscita di scena, dopo 12 anni al potere, del leader del Likud non significa che la destra non continuerà a dominare la politica israeliana. Naftali Bennett che si prepara a sostituirlo alla guida dell’esecutivo è un nazionalista religioso, ultraconservatore sul tema dei diritti civili in Israele e ostile verso i palestinesi ai quali non riconosce il diritto alla sovranità

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GAZA. Maggio di sangue e distruzioni ma i giovani sono la speranza

In un filmato Pagine Esteri racchiude questo mese di guerra e lutti per il piccolo lembo di territorio palestinese. I pesanti raid aerei israeliani inoltre hanno aggravato i problemi strutturali di Gaza, dalle poche ore al giorno di elettricità alla scarsità di acqua potabile, dall’inquinamento alla fragilità del sistema sanitario. La vitalità dei giovani resta la sua grande risorsa.

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INCHIESTA. Territori palestinesi occupati, la sanità specchio di diritti negati

Il diritto alla salute non è scontato per la popolazione in Palestina, e la responsabilità nell’elargizione dei servizi sanitari è frammentata come il suo territorio. Il sistema sanitario dei Territori Occupati è responsabilità dell’Autorità Nazionale Palestinese e di Israele come entità occupante, quello di Gaza dell’autorità al potere, Hamas, ma con il passare degli anni è diventata sempre più profonda la dipendenza dagli aiuti economici esterni e dalle donazioni delle organizzazioni umanitarie.

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