Di Adam Weinstein – Responsible Statecraft (responsiblestatecraft.org)

Traduzione a cura di Antonio Perillo



 

Pagine Esteri, 21 aprile 2022 – Durante l’ultimo fine settimana, il Pakistan ha condotto attacchi aerei nelle province afgane di Khost e Kunar, in risposta all’offensiva di primavera del Tehrik-i-Taliban Pakistan (TTP) all’interno del Pakistan.
Mentre scriviamo, il bilancio riportato dai Talebani afgani è di 45 vittime, inclusi donne e bambini, a segnare una preoccupante escalation delle violenze ai confini fra il Pakistan e l’Afghanistan guidato dai Talebani.

Il TTP è una coalizione di gruppi di militanti a cui talvolta ci si riferisce semplicemente come i Talebani pachistani. Il gruppo è venuto alla ribalta internazionale nel dicembre 2014 con l’attacco alla Scuola pubblica militare di Peshawar ed è diventato un nemico giurato dello stato pachistano. L’attacco è stato il motivo scatenante per diverse operazioni militari pachistane come la Zarb-e-Azb e la Radd-ul-Fasaad, rispettivamente del 2014 e del 2017, che ebbero temporanei successi nel limitare la presenza di militanti all’interno del Pakistan.

Tuttavia, negli ultimi anni il TTP ha riassorbito fra i suoi ranghi molti piccoli gruppi ed è stato notevolmente incoraggiato, l’estate scorsa, dalla conquista dell’Afghanistan da parte dei Talebani, che vedono come un modello da replicare.

Alla fine di marzo, il TTP ha ucciso sei soldati pachistani in un attacco ad un avamposto delle guardie di frontiera proprio mentre annunciava che la sua offensiva di primavera, chiamata Operazione Al-Badr, avrebbe avuto luogo durante il Ramadan. La notte dell’11 aprile il Maggiore Shujaat Hussain del Gruppo Servizi Speciali ed il soldato Imran Khan sono stati uccidi mentre combattevano contro il TTP nella regione pachistana del Waziristan del sud. Il 14 aprile l’ufficio per le pubbliche relazioni dell’ISI, il servizio segreto pachistano, ha annunciato che 97 fra ufficiali e soldati pachistani sono stati uccisi nel solo 2022. Lo stesso giorno, 8 soldati sono stati uccisi in due diversi episodi, inclusa un’imboscata del TTP che ha causato la morte di 7 soldati nel Waziristan del nord.

Le relazioni tra il Pakistan e l’Afghanistan dei Talebani hanno toccato il fondo perché questi ultimi rifiutano di tenere a freno il TTP, che usa l’Afghanistan come base per le proprie operazioni. Il TTP viene spesso distinto dai Talebani afgani, ma in realtà il TTP stesso si vede come un’ala dei Talebani afgani che opera in Pakistan. Il capo del TTP Noor Wai Mehsud ha persino giurato fedeltà alla leadership talebana. Non si tratta certo di un fatto nuovo. Nel 2013, l’allora portavoce del TTP Ehsanullah Ehsan è stato rimosso dalla sua posizione, secondo testimonianze, per aver alluso al fatto che il TTP fosse un movimento autonomo dai Talebani afgani.

Ad oggi gli stessi Talebani forniscono un riparo al TTP e non sembrano avere le capacità o la volontà di limitare le azioni del gruppo contro lo stato pachistano. I Talebani hanno convocato l’ambasciatore del Pakistan in Afghanistan dopo i raid aerei nelle province di Khost e Kunar ed il portavoce dell’ufficio politico dei Talebani, Mohammed Naeem, ha pubblicamente messo in guardia il Pakistan sulle pesanti conseguenze che seguirebbero nuovi eventuali attacchi. Una figura eminente dei Talebani sui social media ha inoltre definito l’esercito del Pakistan come mercenario al soldo degli Stati Uniti.

Il Pakistan ha mantenuto le relazioni con i Talebani afgani durante l’intero periodo della guerra degli Stati Uniti in Afghanistan sulla base di due assunti fondamentali: (1) gli Stati Uniti avrebbero prima o poi lasciato un fragile stato afgano che avrebbero potuto smettere di sostenere, (2) i Talebani afgani non avrebbero morso la mano di chi, pur in modo intermittente, li aveva aiutati.

La prima previsione si è dimostrata corretta, la seconda si è rivelata falsa. I Talebani afgani vedono il TTP non solo come alleati e persino fratelli ideologici, ma come strumento di pressione sul Pakistan. I passati negoziati fra Pakistan e TTP non hanno quasi mai prodotto risultati durevoli, e potrebbe essere solo una questione di tempo prima che il TTP organizzi nuovi grandi attacchi su zone maggiormente abitate, come la provincia di Khyber Pakhtunkhwa, e sulle principali città pachistane. Le forze di sicurezza del Pakistan dovranno ora vedersela con un rinvigorito TPP oltre che con l’ISIS-K ed i gruppi separatisti beluci.

Molti osservatori a Washington hanno collettivamente derubricato l’offensiva del TPP a polpetta avvelenata per l’establishment di sicurezza pachistano che ha rifiutato di tagliare i ponti completamente con i Talebani. L’idea che il Pakistan abbia fatto il doppio gioco durante la guerra degli USA in Afghanistan è praticamente un assioma a Washington. A Islamabad, il Pakistan si vede come vittima della Guerra al Terrorismo di Washington, preso tra l’incudine e il martello. Entrambe sono visioni semplicistiche e centrate soltanto sui rispettivi interessi.

Il Pakistan ha rifiutato di sostenere la guerra di Washington contro i Talebani afgani ed anzi ha fornito a questi ultimi aiuti significativi. Cosa sarebbe potuto succedere se il Pakistan avesse pienamente supportato la lotta degli USA contro la ribellione dei Talebani è un elemento di storia controfattuale che sarà oggetto di dissertazioni di dottorato e revisionismo storico per anni a venire. Ma Washington d’altra parte ha rifiutato di ascoltare gli avvertimenti del Pakistan circa la debolezza dello stato afgano che stava costruendo, delle sue istituzioni ed in particolare delle sue forze di sicurezza.

Anche i più aspri critici del Pakistan ammetterebbero che la fragilità di tali istituzioni è principalmente il risultato di dinamiche interne. Stati Uniti e Pakistan in oltre non hanno quasi mai agito di comune accordo contro i militanti e spesso si sono neutralizzati a vicenda. Quando l’allora capo dell’esercito pachistano Pervez Ashfaq Kayani propose a Washington, come è stato riportato, di concentrarsi sull’Afghanistan orientale in tandem con un’operazione pachistana lungo il confine, Washington decise invece di focalizzarsi sul sud.

Le priorità a breve termine non si sono incrociate se non raramente e non c’è mai stata una visione comune a lungo termine sul futuro dell’Afghanistan. Il Pakistan si era adattato all’equilibrio instabile e di difficile gestione caratterizzato dalle graduali avanzate talebane ed il permanere della presenza statunitense. Ma tale status quo si è disintegrato quando gli Stati Uniti si sono ritirati lo scorso agosto.

Washington alla fine è riuscita a districarsi dal pantano della guerra la scorsa estate, ma così non è stato per l’intera regione. Questa nuova realtà ha fornito ulteriore combustibile per la strategia non dichiarata del Pakistan di supportare sia gli Usa sia Talebani in modo variabile nell’intensità e nel tempo. Il prezzo di questo azzardo è ritrovarsi un Afghanistan guidato da fanatici con una ritrovata arroganza. Ma l’establishment pachistano delle forze di sicurezza potrebbe considerare la situazione come un esito che si sarebbe verificato in ogni caso, e forse persino preferibile alle alternative.

Adesso la guerra al terrore del Pakistan è lontana da ogni possibile conclusione e le relazioni con l’Afghanistan dei Talebano non potranno che peggiorare. La strada che Pakistan ed Afghanistan sceglieranno per proseguire questo confronto avrà conseguenze terribili per le vite sia degli afgani sia dei pachistani. La guerra al terrorismo del Pakistan comprende tutte le contraddizioni e le complessità che hanno caratterizzato quella di Washington in Afghanistan, ma si sta combattendo sul suo territorio. Pagine Esteri

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