di Patrizia Zanelli*

Pagine Esteri, 30 agosto 2022 – Acri, Giaffa e Haifa sono antiche città della sponda sud-orientale del Mediterraneo che a metà ‘700 cominciano a essere modernizzate grazie a sforzi locali di autogoverno. Un processo di modernizzazione poi accelerato dalle riforme (Tanzīmāt) applicate dalla Sublime Porta tra il 1839 e il 1876 in tutte le regioni dell’Impero Ottomano, inclusa appunto la Palestina, allora divisa in più distretti amministrativi.



Alla storia moderna e pre-1948 delle tre suddette città costiere è dedicata la quinta mostra annuale del Museo Palestinese di Bir Zeit, curata dall’artista e accademica Inass Yassin, inaugurata il 29 settembre 2021, aperta al pubblico fino al 31 ottobre del 2022 e intitolata A People by the Sea: Narratives from the Palestinian Coast. Pannelli informativi, fotografie, video-documentari, opere d’arte, documenti cartacei e svariati altri materiali raccontano la realtà sociale di un passato non troppo lontano, fatta di attività quotidiane, momenti straordinari e grandi sogni per il futuro.

Foto Patrizia Zanelli, diritti riservati

La città di Bir Zeit si trova a circa 25 km a nord di Gerusalemme, ed è la sede dell’omonima Università di prestigio internazionale, adiacente allo stesso Museo Palestinese di cui la scrittrice e accademica Adila Laidi-Hanieh è la direttrice generale. La missione di questa istituzione non-governativa indipendente, fondata nel 2016, è la produzione e divulgazione di conoscenze scientifiche riguardanti la Palestina, la storia, la cultura e la gente di questa terra.

Il tema principale di A People by the Sea è l’autodeterminazione, ossia una serie di esperienze governative avvenute nei due secoli precedenti il 1948, appunto nelle tre suddette città costiere lambite dal Mediterraneo e divenute parte d’Israele il 14 maggio di quell’anno. La conoscenza di questo passato serve a riesaminare la Nakba (Catastrofe), nome usato per indicare l’esodo coatto dalla patria subito da oltre 800.000 palestinesi, iniziato nel dicembre del 1947, continuato durante la prima guerra arabo-israeliana e accompagnato da atti di distruzione od occultamento compiuti per eliminare le prove dell’esistenza del popolo palestinese e cancellare la Palestina stessa dal mappamondo. Tutto ciò spiega il significato dei materiali presentati nella mostra: ogni oggetto nato prima del 1948 è un documento sopravvissuto alla Nakba.

Per quanto riguarda la missione del Museo, A People by the Sea costituisce una svolta proprio perché pone la Nakba in un contesto storico più ampio, caratterizzato dalla vibrante realtà palestinese, segnato però dalla crescente influenza europea in Palestina, sfociata nella caduta del paese. Il messaggio della narrazione, focalizzata appunto sul tema dell’autodeterminazione, è certamente rivolto anzitutto alla comunità internazionale, ma sotto vari aspetti anche alla società palestinese stessa e, in particolare, alla nuova generazione.

Una parte del racconto si svolge appunto in epoca ottomana, quando gli Stati nazionali attuali del Medio Oriente non erano ancora nati, né l’idea stessa di “Stato nazione” si era ancora diffusa nella cultura delle società locali.

La mostra è strutturata secondo un approccio didattico multidisciplinare: presenta la vita politica, economica, culturale e sociale della Palestina, durante il suddetto arco temporale, per dare l’opportunità di percepire e immaginare cosa significasse viverci allora. Il panorama storico che si delinea man mano è fatto al contempo di quotidianità e progettualità; e, a un certo punto, si sviluppa con un’attenzione particolare all’imprenditoria.

Foto Patrizia Zanelli, diritti riservati

 

Foto Patrizia Zanelli, diritti riservati

Il percorso della mostra inizia con la narrazione dell’ascesa di Acri, la cui storia moderna è strettamente legata all’indipendentismo di Daher al-Omar Zaydani (Ẓāhir al-‘Umar al-Zaydānī, 1689-1775), capo di una tribù della zona del Lago di Tiberiade ed esattore delle tasse sui redditi agricoli in due villaggi, ma che negli anni 1730 si ribella alla Porta con il sostegno popolare, prendendo il potere in Galilea e poi in altre aree. Diventa così de facto il governatore (wālī) o viceré di un territorio da lui stesso trasformato nella prima entità politica semi-indipendente dell’Impero Ottomano.

Consapevole dell’importanza della costa, nel 1748, Daher al-Omar elegge Acri a propria capitale, sancendo l’inizio di una nuova era. Durante il trentennale autogoverno, versa regolarmente le tasse alla tesoreria ottomana, mentre consolida la propria autorità nella Palestina settentrionale, sviluppando i centri urbani e trattenendo buoni rapporti con i mercanti delle località costiere, i beduini e i contadini dell’entroterra, nonché con i vari gruppi religiosi che convivono nella regione, la cui popolazione è formata da una maggioranza musulmana e da minoranze cristiane ed ebraiche. Nel 1775, Daher al-Omar viene ucciso a seguito di un assalto ottomano ad Acri.

Lungo il percorso di A People by the Sea si trova una video-installazione, accompagnata dal racconto narrato dalla voce narrante ispirato in ampia misura a un romanzo dell’autore palestinese Ibrahim Nasrallah (n. 1954), uscito in arabo nel 2011 e tradotto in inglese col titolo Lanterns of the King of Galilee: A Novel of 18th-Century Palestine (American University in Cairo Press, 2014), ed è dedicata proprio all’era di Daher al-Omar, caratterizzata dalla prosperità economica e da una politica della tolleranza e dell’inclusione. Nelle città vengono costruiti nuovi edifici ad uso amministrativo, commerciale e residenziale, castelli e luoghi di culto, come la Chiesa dell’Annunciazione di Nazareth e la Moschea al-Zaytuna di Acri, capitale neo-fortificata che, grazie alla ristrutturazione del porto marittimo, è il principale centro d’esportazione di cottone e olio d’oliva dalla Palestina all’Europa. L’economia di Giaffa cresce continuando a basarsi sulla tradizionale coltivazione delle arance, mentre l’antica città portuale di Haifa viene ricostruita, sempre per facilitare gli scambi con i mercati europei.

Tramontata l’era di Daher al-Omar – non a caso considerato un eroe nazionale dai palestinesi odierni -, governatori ottomani e per un certo periodo il viceré d’Egitto Ibrahim Pascià, guidano la Palestina, dove continuerà l’urbanizzazione della popolazione.

Con il graduale declino di Acri, si ha infatti l’ascesa di Giaffa, dovuta alla presenza del porto e alla crescita economica; e da qui il fiorire di attività culturali ed edili, e l’intensificarsi delle relazioni commerciali tra le comunità rurali e i mercanti della costa, il che comporta un cambiamento della struttura sociale della città, in cui si creano, perciò, nuovi quartieri.

Una riforma legislativa ottomana, del 1858, sulla registrazione delle proprietà terriere stimolerà l’avvio di lavori di bonifica dei terreni e, quindi, l’aumento della produzione agricola, e specialmente di un tipo di arance dalla buccia resistente, comparso per una mutazione genetica naturale di quello nostrano e battezzato Shamouti. Nascono quindi nuove attività necessarie per l’imballaggio e l’esportazione di questi agrumi facili da trasportare. Una scheda informativa della mostra riporta i termini dialettali palestinesi legati appunto alla filiera produttiva delle arance, così importante per l’economia della Palestina.

Un pannello, invece, spiega che, mentre avvengono questi sviluppi economici, Giaffa è meta di ondate migratorie interne, cioè da Nablus, Gerusalemme e Hebron, finalizzate alla ricerca di opportunità di investimento, specialmente nel settore dei frutteti. La città attira anche migranti provenienti dal resto del Levante e perfino dall’Egitto.

In A People by the Sea, è inoltre esposta un’icona ottocentesca sulla vita di San Giorgio, dipinta da Yanko Teadori Tadros, “un insegnante povero di Gerusalemme”, come recita la dicitura che compare sull’opera stessa, donata nel 1875 dalla famiglia Gerges Debbas a una chiesa di Giaffa.

Le riforme ottomane attuate in questo periodo sono improntate a modelli governativi, giuridici e amministrativi europei, incluso il principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Lo scopo di Costantinopoli è di arrestare gli indipendentismi che rischiano di sfaldare l’Impero. Per la Palestina, altre due riforme importanti, oltre a quella già citata, sono una legge sulla suddivisione amministrativa territoriale, del 1864, e la promulgazione della Costituzione Ottomana, nel 1876 – ma sospesa nel 1878 -, che portano a un cambiamento della struttura sociale e del rapporto della società palestinese con lo Stato, proprio perché viene introdotta l’idea di cittadinanza. Tutto ciò si manifesta nel potenziamento delle élite politiche locali, nel collegamento dei rispettivi mercati all’economia capitalista mondiale e nel trasferimento delle sedi del potere dalle aree rurali alle città. I governanti locali devono però rinunciare alla propria autonomia, diventando funzionari dello Stato ottomano.

In questa stessa fase storica, in Palestina, avvengono lavori di costruzione di una rete ferroviaria. La prima ferrovia, inaugurata nel 1892, collega Gerusalemme a Giaffa, ormai uno dei principali centri commerciali del Mediterraneo.

 

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*Patrizia Zanelli insegna Lingua e Letteratura Araba all’Università Ca’ Foscari di Venezia. È socia dell’EURAMAL (European Association for Modern Arabic Literature). Oltre a Warda ha tradotto diverse altre opere letterarie, tra cui la raccolta poetica Tūnis al-ān wa hunā – Diario della Rivoluzione (Lushir, 2011) del poeta tunisino Mohammed Sgaier Awlad Ahmad e il romanzo Memorie di una gallina (Istituto per l’Oriente “C.A. Nallino”, 2021) dello scrittore palestinese Isḥāq Mūsà al-Ḥusaynī.

 

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