di Marco Santopadre*

Pagine Esteri, 19 ottobre 2022 – In molti casi quelli varati da Madrid sono bonus e sconti fiscali che avranno una durata relativa e produrranno effetti parziali. Sicuramente, però, l’esecutivo spagnolo sostenuto dai socialisti e dalle sinistre di Unidas Podemos si sta contraddistinguendo, tra quelli del resto d’Europa, per le numerose misure di carattere sociale adottate negli ultimi mesi.



Sconti ai meno abbienti e più tasse ai più ricchi
Nel tentativo di contrastare gli effetti dell’inflazione trainata dai rincari record dei combustibili fossili – l’ultimo dato, per altro in discesa, segna un più 8,9% annuo – Pedro Sánchez ha varato la scorsa settimana un pacchetto da tre miliardi di euro che aumenta ed estende gli sconti sulla bolletta al 40% delle famiglie del paese.

Pochi giorni prima, il governo spagnolo aveva varato delle misure tese ad alleggerire la pressione fiscale sui redditi più bassi inasprendo leggermente la tassazione su quelli più alti e sui grandi patrimoni. Il provvedimento prevede la creazione di una “tassa di solidarietà” temporanea (in vigore fino alla fine del 2024) sui patrimoni superiori ai 3 milioni di euro. Il tributo, che graverà su 23 mila grandi contribuenti, dovrebbe portare nelle casse pubbliche circa 3 miliardi. Contemporaneamente aumenteranno le agevolazioni fiscali sui redditi da lavoro fino a 21 mila euro lordi, mentre crescerà la tassazione sui redditi da capitale superiori a 200 mila euro. Previsti anche sconti per i lavoratori autonomi e per le società che fatturano meno di un milione.

La Finanziaria più sociale di sempre
Ma è soprattutto la legge di bilancio per il 2023, approvata dal Consiglio dei Ministri il 4 ottobre, a prevedere un forte aumento della spesa sociale approfittando anche dei fondi messi a disposizione dall’Unione Europea. «Sei euro ogni dieci del bilancio verranno destinati alla spesa sociale» ha rivendicato la Ministra delle Finanze, María Jesús Montero.
Complessivamente il disegno di legge prevede una spesa totale di 198 miliardi, in aumento dell’1,1% rispetto al 2022. In un anno la spesa sociale è cresciuta, considerando i fondi europei, da 250 a 275 miliardi.

Il Ministero degli Affari Sociali, guidato dalla leader di Unidas Podemos Ione Belarra, ha sperimentato l’aumento più consistente, ottenendo il 18% delle risorse in più. Il Ministero per l’Uguaglianza, coordinato da Irene Montero (anche lei di UP) avrà il 14% in più di fondi. Tra i provvedimenti più importanti dovrebbe esserci una rivalutazione delle pensioni dell’8,5%, del 6,7% della spesa sanitaria e del 6,6% di quella per l’istruzione. Il testo prevede un aumento degli stipendi della pubblica amministrazione del 4%; il bonus bebè verrà esteso e anche l’importo dell’assegno di disoccupazione verrà aumentato, così come il reddito di cittadinanza. Verranno poi prorogati sia il “bonus cultura” – 400 euro all’anno – sia il “bonus affitto” dell’importo mensile di 250 euro di cui beneficiano i giovani a basso reddito tra i 18 e i 35 anni.

Aumentano le diseguaglianze


Aumentano le diseguaglianze, Spagna fanalino di coda
Effettivamente, l’investimento nelle politiche sociali del governo rosso-viola è consistente, e ora si spera di vederne gli effetti. Perché, dal punto di vista sociale, la situazione non è molto confortante. Anche se nell’ultimo anno la disoccupazione è diminuita in modo consistente, infatti, in Spagna le diseguaglianze sono fortemente cresciute, prima per effetto della pandemia e ora per colpa dell’aumento di prezzi e tariffe.
Nel 2021 la breccia tra i settori più ricchi e più poveri della società ha toccato una soglia di attenzione. Il reddito complessivo del 10% più ricco della società è stato 11,8 volte maggiore rispetto a quello del 10% più povero, con un aumento dell’1,3% rispetto al 2020. A denunciarlo è il rapporto annuale della Rete Europea contro la Povertà e l’Esclusione Sociale nello Stato Spagnolo (EAPN-ES). Secondo l’organismo, il reddito del 20% più ricco è aumentato dello 0,4% arrivando a 6,2 volte quello del 20% più povero.

I dati dell’Istituto Nazionale di Statistica di Madrid indicano che anche il coefficiente di Gini segnala un aumento delle diseguaglianze. Avendo raggiunto un massimo di 34,7 punti nel 2014 a causa degli effetti della crisi finanziaria internazionale e delle misure di austerity implementate dal governo spagnolo e dalla Commissione Europea, l’indice che misura la breccia tra ricchi e poveri era poi sceso, per risalire fino a 33 punti nel 2021.
Mentre le fasce più ricche della popolazione hanno continuato ad accumulare ricchezza anche durante la pandemia, quelle alla base della piramide sociale hanno visto notevolmente peggiorare le proprie condizioni di vita, restando fuori dalla maggior parte dei bonus e degli sconti varati dall’esecutivo che hanno aiutato soprattutto i redditi medi e medio-bassi. Secondo gli ultimi dati disponibili, il 10,3% della popolazione dello Stato Spagnolo è in una condizione di povertà severa e il 21,7% è a rischio povertà. Anche se la Spagna è diventata la quarta potenza economica dell’Unione Europea, Juan Carlos Llano Ortiz – responsabile del rapporto dell’organismo – ha ricordato che nella classifica continentale della povertà e della diseguaglianza peggio di Madrid fanno solo Bulgaria, Romania e Lettonia.
Per ridurre la tendenza, spiega il presidente dell’EAPN Carlos Susías, occorrerebbero misure e riforme strutturali delle politiche sociali e del lavoro, non bonus o sconti temporanei.

«La finanziaria più militarista di sempre»
È comprensibile quindi che le scelte del governo, per quanto in discontinuità con quelle di altri paesi europei, siano oggetto di critiche anche forti da parte dei sindacati e delle organizzazioni sociali. In particolare, è stato il boom della spesa militare, previsto dalla “finanziaria più espansiva degli ultimi decenni”, a scatenare le polemiche più dure e persistenti.
Pedro Sánchez, che ha già messo Madrid in prima linea nel sostegno militare all’Ucraina, vuole assolutamente portare il budget della Difesa al 2% del Pil, in ossequio agli impegni assunti con l’Alleanza Atlantica. Per questo, la pattuglia dei ministri socialisti ha imposto un aumento delle spese militari del 25,8%, portandole ufficialmente da meno di 10 a 12,8 miliardi di euro.

Il ministro Montero ha spiegato che l’aumento previsto in bilancio è teoricamente “solo” del 6,5%, quindi inferiore a quello ottenuto dai ministeri sociali, ma sale all’8,4% se si considerano i fondi europei – che copriranno soprattutto gli aumenti salariali e pensionistici per il personale delle forze armate – per poi lievitare di altri 5 miliardi, previsti dai “programmi speciali di ammodernamento” e da una serie di “crediti straordinari”. La maggior parte di questo ultimi serviranno per massicci acquisti dall’industria militare nazionale che, promette il premier, contribuiranno a creare circa 23 mila nuovi posti di lavoro.

Accelera l’aumento della spesa militare

Podemos ingoia il rospo
Una parte di Podemos, dopo aver chiuso l’accordo sul bilancio 2023 con i socialisti, ha accusato alcuni ministeri di aver “truccato” le voci del comparto in questione, così da nascondere parte dell’aumento della spesa militare. In particolare Pablo Echenique ha definito «una vergogna» e un «prova di slealtà» la decisione del governo di aumentare «in maniera unilaterale» il budget della Difesa.

Ma sia Montero che la ministra della Difesa Margarita Robles hanno subito replicato che tutti i ministri di UP erano stati messi al corrente già durante la trattativa dell’escamotage contabile adottato.
Per la coalizione di sinistra il rospo da ingoiare è davvero notevole. Da quando è alla Moncloa con l’appoggio determinante dei viola, infatti, Pedro Sánchez ha aumentato complessivamente in tre anni la spesa militare ufficiale del 42,5%, ed è intenzionato a mantenere la tendenza se vincerà le elezioni politiche del prossimo anno.
Dentro Unidas Podemos si è sviluppato un forte dibattito destinato a crescere nella fase della discussione e dell’approvazione del provvedimento. I viola si dicono contrari all’aumento spropositato delle spese militari, ma evitano di mettere sul piatto la possibile rottura dell’alleanza di governo, citando le misure sociali ottenute spesso proprio grazie alla pressione esercitata su Sánchez dalla coalizione di sinistra.

Nelle statistiche ufficiali sulle spese militari stilate dalla Nato, la Spagna finora era in fondo alla classifica con solo l’1,03% del proprio Pil (meno spendeva solo il Lussemburgo). Ben poca cosa rispetto al 3,7% della Grecia, al 3,5% degli Stati Uniti o anche al 2,1 del Regno Unito, all’1,9 della Francia, all’1,5 dell’Italia o all’1,4 della Germania.

A quanto ammontano, veramente, le spese militari della Spagna?
La verità, denunciano però i dati resi pubblici dal Centro Delàs di Studi per la Pace, è che la reale entità della spesa militare di Madrid è assai più consistente di quella dichiarata se oltre al budget del Ministero della Difesa si considerano gli stanziamenti per il comparto militare gestiti da altri dicasteri. Ad esempio l’organismo include nel conteggio circa 1,6 miliardi – con un aumento del 126% rispetto al 2022 – di fondi concessi al Ministero dell’Industria per attività di “ricerca e sviluppo” di apparati militari.

Alla fine, quest’anno, il comparto potrà contare complessivamente su ben 27,6 miliardi di euro, più del doppio del budget ufficiale; il che vuol dire che la Spagna spenderà il prossimo anno quasi 76 milioni di euro al giorno per i suoi apparati di guerra. Bypassando gli artifici contabili, quindi, «Madrid già nel 2023 dedicherà ben il 2,17% del suo Pil a spese di carattere militare» spiega il Centro Delàs in un rapporto pubblicato nei giorni scorsi. Per ogni dieci euro spesi dallo stato, ben tre andranno al comparto militare. Una tendenza che anche l’ex premier e segretario del Partito Socialista José Luis Rodriguez Zapatero ha criticato come “pericolosa” nel corso di un suo intervento. Da parte sua, il deputato e dirigente di Esquerra Republicana de Catalunya Gabriel Rufiàn – partito che sostiene criticamente la maggioranza – ha definito il bilancio in via di approvazione «la finanziaria più militarista della storia».

Lo scudo antimissile europeo
A rinfocolare le polemiche e gettare più di un’ombra sugli obiettivi sociali del governo Sánchez ci ha pensato la ministra Robles, che nel corso di un’intervista ha affermato la volontà del suo governo di aderire al cosiddetto “scuso antimissile europeo” proposto da Berlino. Finora al progetto di una difesa aerea e antimissile comune europea hanno aderito 15 paesi del continente. «La Spagna non esclude nulla, è un alleato serio, responsabile e impegnato. Collaboriamo e partecipiamo in modo permanente e crediamo nella difesa collettiva”» ha dichiarato la ministra della Difesa di Madrid. E questo nonostante la Spagna, così come la Francia, il Portogallo e l’Italia non siano state incluse, per motivi geografici, nel progetto. – Pagine Esteri

* Marco Santopadre, giornalista, già direttore di Radio Città Aperta di Roma, è un analista dell’area del Mediterraneo, del Medio oriente e del Nord Africa. Collabora con il Manifesto, Catarsi e Berria. Scrive, tra le altre cose, di Spagna e movimenti di liberazione nazionale.

 

LINK E APPROFONDIMENTI:

https://www.eldiario.es/economia/desigualdad-ricos-pobres-aumento-espana-2021-ultimos-13-anos_1_9624220.html

https://www.europapress.es/nacional/noticia-gobierno-psoe-unidas-podemos-aumentado-425-presupuesto-defensa-llego-moncloa-20221005135421.html

https://www.elsaltodiario.com/opinion/pere-ortega-supuesto-gasto-social-presupuesto-estado-2023

http://database.centredelas.org/la-despesa-militar-despanya/

https://www.eapn.es/actualidad/1542/la-pandemia-de-covid-19-agrava-las-cifras-de-pobreza-pese-al-efecto-amortiguador-del-escudo-social