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(Parte terza)

L’11 novembre il presidente dell’agenzia statale per le riserve energetiche, Asen Asenov, dichiarò con una certa preoccupazione che il paese aveva riserve di benzina per 35 giorni e di diesel per 50, mentre il ministro dell’energia Zhecho Stankov (GERB) si diceva molto più preoccupato: secondo lui le riserve sarebbero state a malapena sufficienti per una settimana, aggiungendo però che i suoi uffici erano ‟in costante contatto” con quelli dell’OFAC statunitense, nella speranza di riuscire a ottenere una proroga ed esortando alla calma.[1] Oramai pareva chiaro che la strategia governativa era proprio quella, e non era possibile che ce ne fosse un’altra visti i tempi strettissimi e l’assenza di alternative valide. Il problema è che se l’OFAC non avesse accettato la situazione sarebbe precipitata, con conseguenze imprevedibili. Il 12 Radev, che aveva già espresso varie volte le sue perplessità sulla vicenda, pubblicava un post molto polemico sul suo profilo Facebook nel quale scriveva che ormai l’operato del governo non era più giustificabile e che se lo scopo fosse stato quello di continuare a far funzionare senza interruzioni la raffineria ed evitare una crisi energetica e un aumento dei prezzi del carburante un gestore sarebbe dovuto essere nominato immediatamente dopo l’annuncio delle sanzioni, aggiungendo che forse lo scopo di questo ritardo era far passare modifiche legislative per favorire interessi poco chiari,[2]e rimandava alle camere la legge approvata il 7 novembre definendola incostituzionale, sostenuto dalla vicepresidente Iliana Yotova che definiva l’operato del governo ‟degno di una pièce di Beckett”, e sosteneva fosse assurdo che al governo importasse solo discutere su chi sarebbe stato il nuovo gestore della Lukoil e non del futuro della raffineria e delle conseguenze per il paese.[3] A loro volta, i deputati della commissione parlamentare per l’energia respingevano il veto di Radev, sostenendo che la legge fosse necessaria per garantire sia l’operato della raffineria che una vendita che non desse adito a ricorsi. Dopo che già da qualche giorno alcune stazioni di servizio della Teboil, una sussidiaria Lukoil, avevano iniziato ad avere problemi di approvvigionamento, il panico iniziò a diffondersi, con tentativi di accaparramento segnalati in centri periferici come Vraza.[4] Il 13 Borisov si dichiarava assolutamente convinto che gli USA avrebbero concesso una deroga, e attaccava Radev per il suo veto che, a suo dire, aveva ritardato la scelta del nuovo gestore che sarebbe stato nominato di lì a pochi giorni: e aveva ragione, perché il giorno successivo gli USA annunciavano che le sanzioni erano sospese fino alle ore 12.01 del 29 aprile 2026, e la Gran Bretagna si accodava immediatamente sospendendole anch’essa.[5] Borisov e il resto della squadra di governo ostentavano sicurezza, sostenendo di aver sempre avuto la situazione sotto controllo e che le accuse di opposizione e presidenza erano solo strumentalizzazioni. Lo scontro si spostava quindi sul candidato proposto dal governo come commissario, l’ex Direttore Generale dell’Agenzia delle Entrate Rumen Spetsov: ma chiuso almeno momentaneamente il fronte Lukoil se ne apriva immediatamente un altro ancora peggiore, quello appunto della legge di bilancio 2026.

Si trattava, a onor del vero, di un bilancio difficilissimo da scrivere. Il 2026, con l’ingresso nell’Euro dal 1 gennaio, sarebbe stato un passaggio strutturale delicatissimo per il paese. I margini di manovra politica si sarebbero ridotti notevolmente per la necessità di dimostrare disciplina fiscale, mantenere deficit e debito sotto controllo e accettare un livello di sorveglianza europea e di attenzione dei mercati molto più alto rispetto al passato, senza più le flessibilità informali di cui avevano potuto godere i governi precedenti e che avevano contribuito moltissimo a non trasformare in rabbia l’insoddisfazione. A questa notazione generale andava aggiunta una forte pressione simultanea sulle spese e sulle entrate. Sul lato della spesa il governo si trovava di fronte a richieste che non potevano essere ignorate, quali aumenti salariali nel settore pubblico, in particolare in sanità e istruzione, la crescita delle pensioni e della spesa sociale legata all’inflazione e all’invecchiamento della popolazione, la necessità di maggiori investimenti in difesa per rispettare gli impegni NATO e i costi amministrativi e tecnici della transizione all’euro. Sul lato delle entrate, invece, il sistema fiscale bulgaro resta uno dei più leggeri dell’Unione europea e qualsiasi aumento delle imposte incontra una resistenza politica e sociale fortissima. Un ulteriore elemento di difficoltà era la fine delle misure straordinarie utilizzate negli anni precedenti. Durante le crisi energetiche e inflazionistiche il paese aveva potuto contare su fondi europei, sussidi temporanei e rinvii di spesa, ma nel 2026 molte di queste soluzioni non sarebbero state più prorogabili, mentre i bisogni che avevano coperto erano diventati permanenti. Questo costringeva il governo a trasformare costi eccezionali in spesa strutturale, finanziandoli con entrate stabili, un passaggio sempre politicamente e tecnicamente complesso.

Viste le premesse, non sorprende che il bilancio, una volta presentato, abbia scontentato immediatamente tutti. Il provvedimento si inserisce infatti in un quadro economico che abbiamo già definito molto complesso, caratterizzato da un’inflazione superiore alla media dell’UE, da una bolla speculativa immobiliare che ha fatto schizzare alle stelle il costo delle abitazioni, dalle conseguenze della guerra in Ucraina su bollette e consumi e dall’incertezza legata all’imminente ingresso nell’Eurozona. Nonostante ciò, la manovra non prevede vere misure di contrasto all’inflazione e punta a fissare il deficit al 3% del PIL per rientrare nei criteri dell’Eurozona, finanziando la spesa con oltre 10 miliardi di nuovo debito nel 2026 e portando il debito pubblico a superare il 21–22% del PIL entro fine anno. La legge prevede un lieve aumento del salario minimo, che salirebbe a 620 euro mensili, e delle pensioni, ma tali incrementi risultano insufficienti a compensare l’aumento del costo della vita. Al tempo stesso vengono aumentati i contributi previdenziali e assicurativi obbligatori (pensioni, sanità, malattia e maternità): il contributo pensionistico, ad esempio, salirebbe di circa due punti percentuali, con un ulteriore aumento previsto nel corso dell’anno. Si tratta di fatto di un aumento indiretto delle tasse, che finirebbe per gravare sui cittadini in un momento economico particolarmente delicato, in cui anche poche decine di euro possono fare la differenza. Dal lato delle imprese, la manovra suscita forti preoccupazioni per l’aumento del costo del lavoro, che potrebbe ridurre la competitività, favorire il lavoro nero e scoraggiare gli investimenti esteri, già messi a rischio anche dal raddoppio della tassa sui dividendi dal 5 al 10%. Ulteriore motivo di protesta è il fatto che il bilancio sia stato approvato senza la consueta consultazione con imprenditori e sindacati. Le critiche arrivano da tutti i settori: gli imprenditori e la piccola e media impresa contestano l’aumento dei contributi e la tassazione sui dividendi; i lavoratori dipendenti temono di perdere potere d’acquisto; i pensionati giudicano insufficiente l’aumento delle pensioni minime (da 322 a 346 euro); i sindacati, pur riconoscendo gli aumenti, li considerano inferiori all’inflazione e accusano il governo di scaricare i costi sui cittadini; gli studenti guardano al futuro con crescente sfiducia; medici e infermieri protestano per i salari troppo bassi e per la distribuzione dei fondi destinati alla sanità. Anche l’opposizione è divisa: quella liberale critica l’aumento del deficit e della spesa pubblica, mentre quella populista denuncia l’insufficienza della spesa sociale e l’assenza di misure anti-inflazione. In questo contesto di diffuso malcontento, alla protesta contro la legge di bilancio si è rapidamente affiancata, sotto la guida del PP-DB, una richiesta esplicita di dimissioni del governo, che alla fine sono effettivamente arrivate.

Già il 7 novembre, con un altro  lungo post su Facebook, era stato proprio Radev ad aprire le ostilità contro il budget: ‟in questo budget non c’è visione, non ci sono riforme, non ci sono incentivi per la crescita, ma il contrario – un soffocamento dell’economia e noi trascinati in una spirale di debito”.[6]  Il 26 novembre, giorno in cui si sarebbe tenuta la seconda votazione per la legge di bilancio, sono iniziate le proteste con una imponente manifestazione nel cosiddetto ‟triangolo del potere” (la piazza chiusa sui tre lati dagli uffici del Parlamento – ex sede del partito Comunista – , dall’edificio del Consiglio dei Ministri e dal palazzo della Presidenza della Repubblica, organizzata dai liberali del PP-DS, ma alla manifestazione hanno partecipato anche Radostin Vasilev, il leader del partito di destra nazionalista ed anti-europeista Mech, e vari sostenitori di  Vazrazhdane.[7] Il 27 novembre, in risposta al malcontento popolare,  il bilancio venne ritirato e sostituito con un budget rivisto, che però per l’opposizione conteneva solo modifiche cosmetiche; il 1 dicembre si tennero manifestazioni non solo a Sofia ma in molte città del paese, e questa volta la richiesta non era solo il ritiro della legge ma le dimissioni del governo, affiancando alle proteste contro il bilancio del 2026 quelle contro la corruzione, con una nutrita partecipazione anche da parte degli studenti universitari e del personale medico e infermieristico.[8] Peevski fece pubblicare dalla pagina Facebook del suo partito un post durissimo, nel quale accusava senza mezzi termini Radev di avere ‟organizzato il pogrom”, di volere il caos nel paese e di essersi accordato con il PP-DB per far cadere il governo;[9] Vazrazhdane, invece, temendo di essere del tutto scavalcato decideva di unirsi alla manifestazione ma solo dopo la conclusione di quella organizzata da loro davanti alla Banca nazionale, come al solito contro l’Euro. Radev fece sentire ancora la sua voce, sempre via social, dichiarando che i bulgari avevano scelto, e che lui era con loro.[10] Il giorno dopo, 11 dicembre, il governo si dimette. Peevski dichiara che il vero vincitore non è ‟la coalizione di Soros”, ovvero il PP-DS, ma ‟qualcun altro” ovvero, anche se non lo nomina, Radev, mentre da alcuni giorni i suoi sostenitori manifestano in tutta la Bulgaria ‟contro l’odio”, con più bandiere europee che bulgare;[11] il 12 il leader di Vazrazhdave, Kostadin Kostadinov, tenta di sfruttare il caos che si è venuto a creare proponendo di posticipare l’ingresso nell’Euro di un anno per cause di forza maggiore.[12] Da Bruxelles, ovviamente, fanno sapere che non è possibile, ma Vazrazhdane riacquista una buona visibilità dopo essere passato in secondo piano durante l’ultima ondata di proteste.[13]

La situazione politica resta in apparenza priva di soluzioni. Le consultazioni tra Radev e i leader dei partiti, per provare a formare un nuovo governo senza ricorrere a elezioni anticipate, con l’Euro in arrivo nel giro di nemmeno due settimane, si stanno rivelando futili. Nessun partito è disposto a formare nuove coalizioni e l’ostilità tra le forze politiche, e tra esse e la Presidenza, pare insormontabile. Radev è accusato da tutti di aver fatto precipitare la situazione per presentarsi alle prossime elezioni come l’unico politico in grado di salvare il paese, il che è certamente un’ipotesi molto verosimile ma non si capisce chi farebbe parte della sua squadra e che colore avrebbe la sua proposta politica. Il 2026 si annuncia nel peggiore dei modi: l’ingresso nell’Eurozona doveva rappresentare il culmine trionfale di anni di crescita economica e progresso civile, ma pare al momento pare annunciare ben altro.

[1]   https://www.reuters.com/business/energy/bulgaria-has-one-month-gasoline-supplies-us-sanctions-loom-state-reserve-agency-2025-11-11/

[2]   https://www.facebook.com/PresidentRumenRadev/posts/1360659268758740

[3]   https://www.focus-news.net/novini/Bylgaria/Iliyana-Iotova-Tova-koeto-se-sluchi-na-7-noemvri-mozhe-da-supernichi-na-piesa-na-Samyuul-Beket-2783539

[4]   https://www.bulnews.bg/article/497839

[5]   https://ofac.treasury.gov/media/934756/download?inline

[6]   https://www.facebook.com/PresidentRumenRadev/posts/1356577769166890

[7]   https://www.bta.bg/bg/news/bulgaria/1016436-grazhdani-protestirat-protiv-byudzheta-za-2026-g-v-sofiya

[8]   https://www.bta.bg/bg/news/bulgaria/national-news/1019432-protesti-v-sofiya-i-v-stranata-bezreditsi-v-kasnite-chasove-v-stolitsata

[9]   https://www.facebook.com/photo?fbid=1388404912646629&set=a.472263154260814

[10] https://www.facebook.com/PresidentRumenRadev/posts/1382016656623001?ref=embed_post

[11] https://glasove.com/novini/peevski-za-ostavkata-pechelivshiyat-e-drug-ne-pp-db-da-idva-oshte-dnes

[12] https://glasove.com/novini/kostadinov-vnasyame-reshenie-za-otlagane-na-evrozonata-zaradi-forsmazhorni-obstoyatelstva

[13] https://www.bta.bg/bg/news/bulgaria/national-news/1026851-ek-resheniyata-za-vlizaneto-na-balgariya-v-evrozonata-sa-prieti-i-ostavat-v-sil