Gli attacchi aerei israeliani nelle ultime ore hanno ucciso almeno 14 palestinesi in una serie di bombardamenti nella Striscia di Gaza secondo quanto riferito da fonti locali. Nel sud della Striscia, nella zona occidentale di Khan Younis, un raid ha colpito una tenda che ospitava sfollati, uccidendo almeno quattro persone e ferendone altre tre, tra cui alcuni bambini. Poche ore dopo, un altro attacco ha provocato la morte di un uomo a est della città, in un’area dove sono dispiegate forze israeliane. Nel nord di Gaza, a Jabalia, un bombardamento ha colpito una scuola utilizzata come rifugio per famiglie sfollate, causando la morte di una persona. Un episodio simile è avvenuto vicino a Deir al-Balah, nella Striscia centrale, dove una tenda è stata colpita da un attacco che ha ucciso un altro civile. A Gaza City, nel quartiere di Zeitoun, un raid ha infine causato quattro morti, completando un bilancio che testimonia la persistenza di una violenza diffusa e frammentata. I palestinesi riferiscono inoltre di altre tre uccisi da raid aerei.

L’esercito israeliano ha presentato i raid come una risposta a un (fallito) lancio di razzi da parte di combattenti palestinesi e un attacco a una “infrastruttura terroristica”. Il razzo, ha aggiunto, sarebbe caduto dentro Gaza nei pressi di un ospedale. Una fonte del movimento islamico palestinese non ha confermato questa versione.

Il cessate il fuoco, entrato in vigore lo scorso ottobre, non ha mai superato la sua prima fase. In base agli accordi iniziali, i combattimenti su larga scala si sono fermati, ma Israele si è ritirato da meno della metà del territorio di Gaza mentre Hamas ha rilasciato ostaggi israeliani in cambio di prigionieri palestinesi. Le fasi successive, mai definite nel dettaglio, rientrano nel piano promosso dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che prevede il disarmo di Hamas, un ulteriore ritiro israeliano e la ricostruzione della Striscia sotto un’amministrazione sostenuta a livello internazionale.

A distanza di mesi, però, i progressi sono minimi. Dall’entrata in vigore della tregua, oltre 400 palestinesi e tre soldati israeliani sono stati uccisi. Quasi tutti i più di due milioni di abitanti di Gaza vivono in campi di tende, in alloggi di fortuna o in edifici gravemente danneggiati, in un territorio ridotto e frammentato dove l’esercito israeliano si è parzialmente ritirato.

Israele attende ancora la consegna dei resti dell’ultimo ostaggio prevista dalla fase iniziale dell’accordo. Un funzionario vicino al primo ministro Netanyahu ha affermato che il governo non intende passare alla fase successiva del cessate il fuoco finché Hamas non restituirà il corpo dell’ostaggio. Anche l’apertura del valico di Rafah tra Gaza ed Egitto, altro punto chiave del piano sostenuto dagli Stati Uniti, resta sospesa e subordinata a questa condizione.

Nel frattempo, Israele e Hamas continuano ad accusarsi reciprocamente di gravi violazioni dell’accordo.  Hamas rifiuta l’ipotesi del disarmo e a rivendicare il proprio controllo su Gaza. Israele, dal canto suo, avverte che riprenderà un’offensiva militare su vasta scala se questa condizione non verrà accettata. In questo stallo politico e militare, la tregua è sempre più fragile e la popolazione civile resta intrappolata in una quotidianità segnata da bombardamenti intermittenti e distruzioni.