L’1% più ricco continua ad allungare le distanze, mentre miliardi di persone scivolano o restano intrappolate nella precarietà. È il quadro che emerge dall’ultimo report di Oxfam, Resistere al dominio dei ricchi. Difendere la libertà dal potere dei miliardari, pubblicato oggi, che fotografa una concentrazione di ricchezza senza precedenti e il suo impatto diretto sulla democrazia, sui diritti e sulle condizioni materiali di vita.

Secondo l’organizzazione, negli ultimi cinque anni i patrimoni dei miliardari sono cresciuti a una velocità tripla rispetto al periodo precedente. Il numero dei super-ricchi ha superato quota 3.000 e, per la prima volta nella storia recente, un singolo individuo ha accumulato una ricchezza superiore ai 500 miliardi di dollari. Nello stesso arco temporale, quasi una persona su quattro nel mondo affronta la fame o una grave insicurezza alimentare. Due curve che si muovono in direzioni opposte: in alto, l’accumulo estremo; in basso, l’erosione delle condizioni di vita.

Il report mette in relazione diretta l’aumento della disuguaglianza economica con la crisi democratica globale. Nei Paesi più diseguali, spiega Oxfam, il rischio di erosione delle istituzioni democratiche è fino a sette volte più alto rispetto a quelli più egualitari. Non è solo una questione di reddito: è potere politico. I miliardari hanno una probabilità oltre 4.000 volte superiore rispetto alle persone comuni di occupare cariche pubbliche o di influenzare direttamente le decisioni politiche, attraverso finanziamenti ai partiti, controllo dei media, lobbying e accesso privilegiato alle istituzioni.

Mentre la ricchezza si concentra, la povertà smette di arretrare. Dal 2020 la riduzione della povertà globale si è praticamente arrestata; in alcune aree, soprattutto in Africa, è tornata ad aumentare. Oxfam stima che nel 2022 quasi la metà della popolazione mondiale vivesse in condizioni di povertà, se si considerano anche indicatori non monetari come l’accesso al cibo, alla casa, alla sanità e all’istruzione. Nel frattempo, il costo del cibo è cresciuto più rapidamente dei salari, costringendo milioni di famiglie a saltare i pasti anche nei Paesi più ricchi.

Il report insiste su un punto: non si tratta di un destino inevitabile. È il risultato di scelte politiche precise. Tagli alla spesa pubblica, deregolamentazione, sistemi fiscali regressivi e privatizzazione dei servizi essenziali hanno favorito l’accumulazione in alto e svuotato le tutele in basso. In molti Paesi, le risposte governative alle proteste contro il carovita e l’austerità non sono state redistribuzione e welfare, ma repressione, limitazioni del diritto di manifestare e criminalizzazione del dissenso.

Oxfam propone un cambio di rotta netto: tassazione progressiva dei super-ricchi, limiti all’influenza del denaro sulla politica, rafforzamento dei servizi pubblici e un piano globale di riduzione delle disuguaglianze. Una delle proposte più radicali è l’introduzione di una “linea di ricchezza estrema”, oltre la quale l’accumulo privato diventa socialmente e democraticamente insostenibile.

Il messaggio che attraversa il rapporto è chiaro: l’attuale modello economico non sta solo producendo ingiustizia sociale, ma sta erodendo le basi stesse della libertà politica. La scelta, scrive Oxfam, è ormai esplicita: oligarchia o democrazia. Continuare a proteggere il potere dei miliardari o ricostruire un sistema che rimetta al centro i diritti, la dignità e la vita quotidiana della maggioranza. Pagine Esteri