Nel corso del 2025 le importazioni israeliane di petrolio azero attraverso la Turchia hanno registrato un forte incremento, nonostante le dichiarazioni ufficiali di Ankara sull’interruzione degli scambi commerciali con Israele. Secondo i dati di tracciamento delle rotte marittime e delle spedizioni energetiche, il greggio proveniente dall’Azerbaigian ha continuato a raggiungere regolarmente i porti israeliani passando dall’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan e dal terminal turco di Ceyhan, confermando una continuità nei flussi che smentisce, nei fatti, lo stop annunciato dal governo turco nel 2024.

I volumi importati nel 2025 risultano in crescita di oltre un terzo rispetto all’anno precedente, con una media che si avvicina ai livelli più alti dell’ultimo decennio. Il petrolio azero rappresenta una quota strategica del fabbisogno energetico israeliano, arrivando a coprire una parte significativa delle importazioni complessive di greggio. Le spedizioni, formalmente destinate a intermediari o società energetiche terze, hanno continuato a transitare attraverso infrastrutture turche senza interruzioni sostanziali, mentre sul piano politico Ankara manteneva una linea pubblica di dura condanna delle operazioni militari israeliane a Gaza.

Il caso mette in evidenza la distanza crescente tra la retorica diplomatica e le pratiche economiche nella regione. Mentre la Turchia rivendica un ruolo di primo piano nella difesa della causa palestinese e nel confronto politico con Tel Aviv, il flusso energetico verso Israele resta stabile e funzionale agli interessi economici e strategici di tutte le parti coinvolte. Un doppio binario che, ancora una volta, mostra come il petrolio continui a muoversi anche quando le relazioni ufficiali dichiarano il contrario.