Pagine Esteri – Ieri a Minneapolis decine di migliaia di persone hanno sfidato il freddo polare – il termometro segnava venti gradi sotto zero – per dire basta alle violente scorribande dell’ICE, la polizia federale anti-immigrazione che dall’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca opera come una vera e propria milizia politica.

Il grande corteo ha sfilato nelle vie della città mentre centinaia di attività commerciali, negozi, locali e uffici chiudevano aderendo ad una sorta di “sciopero generale” che ha facilitato a molti lavoratori e lavoratrici la partecipazione alla inusuale protesta, la più partecipata da quando gli agenti della “Immigration and Customs Enforcement” sono stati inviati nella principale città del Minnesota ormai più di sei settimane fa.

Allo sciopero politico hanno aderito anche alcuni sindacati dell’amministrazione, della scuola e della sanità, amplificando la riuscita della protesta. Un piccolo corteo ha anche attraversato l’aeroporto locale.

Finora le retate della “migra” hanno portato all’arresto di almeno 3 mila tra immigrati e persone che protestavano. Proprio ieri, durante il corteo, un centinaio di sacerdoti e leader religiosi che si erano fermati a pregare in strada sono stati tratti in arresto.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’arresto da parte dell’ICE di Liam Conejo Ramos, un bambino di soli cinque anni proveniente dall’Ecuador, e di altri quattro minorenni. E proprio ieri, mentre decine di migliaia di persone – arrivate anche da altre città del Minnesota oltre che da New York – sfilavano contro il terrore sparso dalle retate della “polizia politica” di Trump, è arrivata la notizia che gli agenti hanno arrestato una bambina di soli due anni, bloccata con il padre mentre tornavano a casa dopo aver fatto la spesa.

Molta indignazione, poi, ha destato la manipolazione attraverso l’intelligenza artificiale della foto di Nekima Levy Armstrong, un’attivista arrestata durante una protesta contro un pastore accusato di collaborare con l’ICE. Il volto dell’avvocata è stato stravolto tramite l’IA per mostrare una donna in lacrime e disperata, un modo – è stato detto – per dileggiare l’arrestata.

Intanto, nonostante le protesta, giovedì la Camera dei Rappresentanti di Washington ha approvato, grazie al ‘si’ di sette deputati del Partito Democratico, il disegno di legge che stanzia 10 miliardi di dollari per finanziare il “Dipartimento della Sicurezza Nazionale” da cui dipendono sia l’ICE sia il Border Patrol, la polizia di frontiera. Il provvedimento è passato con 220 voti a favore e 207 contrari.

Questo dopo che
una circolare interna autorizza gli agenti ad entrare nelle case dei “sospettati” senza un mandato giudiziario, una mossa che secondo gli esperti legali viola le garanzie sancite dal quarto emendamento della Costituzione americana.

Da parte sua l’Alto Commissario Onu per i diritti Umani, Volker Türk ha denunciato il giro di vite, la disumanizzazione, le politiche e pratiche dannose nei confronti dei migranti negli Stati Uniti. «Sono sconvolto dagli abusi e dalla denigrazione ormai sistematici nei confronti di migranti e rifugiati», ha affermato il funzionario in un comunicato.

«Chiedo all’Amministrazione Usa di porre fine alle pratiche che stanno disgregando le famiglie», ha dichiarato Turk, che ha inoltre chiesto l’apertura di un’indagine indipendente e trasparente sul preoccupante aumento del numero di decessi durante la custodia dell’Immigration and Customs Enforcement. Almeno 30 decessi di questo tipo sono stati segnalati lo scorso anno e altri sei sono già stati denunciati nei primi 23 giorni del 2026, si legge nel comunicato.

Secondo il New York Times, un’agente dell’Fbi che aveva cercato di indagare sul funzionario dell’Ice che ha ucciso a colpi di arma da fuoco una giovane donna proprio a Minneapolis, si è dimessa dall’agenzia federale. Secondo il quotidiano Tracee Mergen ha lasciato il suo incarico di supervisore presso l’ufficio dell’Fbi di Minneapolis dopo che i vertici federali dell’agenzia le avrebbero fatto pressioni affinché interrompesse un’indagine sulla violazione dei diritti civili da parte di Jonathan Ross, l’agente della polizia anti immigrazione responsabile dell’omicidio di Renee Good, avvenuto il 7 gennaio. – Pagine Esteri