Città del Messico. La notizia dell’operazione militare degli Stati Uniti in Venezuela del 3 gennaio, culminata con la cattura del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores, ed il loro trasferimento negli Stati Uniti – ha suscitato in Messico un’ondata di preoccupazione, critiche e richieste di rispetto del diritto internazionale. A poche ore dall’operazione, la presidentessa Sheinbaum ha diffuso un messaggio di condanna e ha condiviso il comunicato ufficiale del governo messicano, che respinge con forza le azioni militari intraprese unilateralmente dalle forze armate degli Stati Uniti d’America, in chiara violazione dell’articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite.

Sulla base dei suoi principi di politica estera e della sua vocazione pacifista, il Messico ha lanciato un appello urgente al rispetto del diritto internazionale, nonché dei principi e degli scopi della Carta delle Nazioni Unite, e alla cessazione di qualsiasi atto di aggressione contro il governo e il popolo venezuelani, ed ha condiviso un messaggio di difesa della sovranitá nazionale e della non ingerenza.

In un documento congiunto con Spagna, Brasile, Cile, Colombia e Uruguay, la diplomazia messicana ha espresso “profonda preoccupazione e netta condanna” per l’azione militare unilaterale degli Stati Uniti sul territorio venezuelano, definita una violazione del diritto internazionale e degli accordi regionali. I ministri messicani hanno sottolineato che qualsiasi soluzione alla crisi in Venezuela deve essere pacifica e negoziata, non imposta con la forza. La presidentessa ha inoltre offerto la propria disponibilità a facilitare canali di dialogo attraverso organismi multilaterali come l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) e le Nazioni Unite, reiterando il ruolo storico del paese nella promozione di soluzioni diplomatiche in America Latina.

Allarmi sulla stabilità regionale

La notizia dell’intervento ha suscitato forte allarme nella società civile messicana. La preoccupazione, oltre a riguardare la sovanità del popolo venezuelano, dilaga anche rispetto alla sicurezza nazionale del paese: in un primo momento, poi smentito, l’intervento militare statunitense in Venezuela era stato giustificato con le implicazioni di Maduro con il narcotraffico ed il Cartel de los Soles. Non sarebbe la prima volta, sotto l’amministrazione Trump, che il Messico registra pressioni e minacce di invasioni sul territorrio per operazioni legate ai cartelli della droga.

Accademici hanno richiamato l’attenzione sul rischio di una “nuova corsa agli armamenti” nel continente e sulla possibilità che tensioni militari si estendano oltre i confini venezuelani, coinvolgendo paesi come Colombia, Cuba e lo stesso Messico.

Il giorno stesso dell’occupazione, dopo un sommario appello di mobilitazione attraverso i social, circa 150 persone tra cittadini venezuelani residenti in Messico e messicani indignati si sono riuniti in una manifestazione nel cuore della cittá, in appoggio alla sovranitá venezuelana e con l’esigenza di liberazione di Maduro e Cilia Flores.

Il 3 gennaio inoltre, il Senato messicanoi ha sospeso la prevista autorizzazione per esercitazioni congiunte con truppe statunitensi sul territorio.

Minaccia di operazioni militari statunitensi in Messico

Una settimana dopo, il 9 gennaio, Trump ha dichiarato in un’intervista che le truppe statunitensi inizieranno operazioni militari in Messico per colpire i cartelli della droga. Sheinbaum in conferenza stampa ha ricordato la collaborazione già esistente tra i due stati per l’eradicazione del narcotraffico, che il segretario Rubio aveva definito “la più stretta cooperazione in materia di sicurezza che abbiamo mai avuto”. Ha aggiunto che il governo messicano è pronto a “rafforzare la comunicazione” con il vicino statunitense.

Il 10 gennaio, circa 4 mila persone sono scese in piazza a Città del Messico, in una manifestazione pacifica ma decisa: il discorso dominante è stato di sostegno alla sovranità e all’autodeterminazione del Venezuela e di tutti i popoli dell’America Latina, e di netto rifiuto alle politiche imperialiste di Trump. In altre cittá del Paese si sono svolti cortei analoghi: particolarmente partecipato quello di Puebla, che ha chiuso l’autostrada che fa da collegamento con la capitale. La societá civile ha sottolineato come la guerra al narcotraffico è un pretesto – Gabriel Rivas, governatore di Cuernavaca, ha ricordato che il maggior consumatore di droghe al mondo siano proprio gli Stati uniti d’America – e che il conflitto è in realtá geopolitico e legato allo sfruttamento delle risorse naturali.

Il governo centrale ha ribadito la necessità di rafforzare organismi regionali come la Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC) affinché ogni processo di transizione in Venezuela rispetti i diritti umani, la sovranità popolare e il diritto internazionale.

Nel complesso, il Messico si trova indubbiamente in una posizione vulnerabile rispetto al suo vicino statunitense e, seppur condanna l’intervento militare statunitense in Venezuela, si mantiene aperta al dialogo e alla mediazione.