Dall’alba di oggi Israele ha ucciso almeno 26 palestinesi nella Striscia di Gaza, tra cui molti bambini.

Il cessate il fuoco firmato dal premier Netanyahu resta, per Tel Aviv, un accordo privo di qualsiasi vincolo. Le operazioni militari non si sono mai fermate: bombardamenti, uccisioni e distruzione continuano senza interruzione. Dalla firma della tregua, il 10 ottobre 2025, più di 500 persone sono state ammazzate a Gaza. Come sempre, tra le vittime ci sono molti bambini: schiacciati sotto le case civili rase al suolo, carbonizzati nelle tende date alle fiamme, colpiti a morte da cecchini e carri armati. Anche oggi, le principali vittime sono i più piccoli. Ancora una volta, le bombe israeliane hanno massacrato famiglie intere, come quella di Abu Hadayed, che viveva ad Asdaa, a nord-ovest di Khan Younis. Sette i morti: Ribhi Hamad Abu Hadayed, i suoi tre figli Mohammad Ribhi, Hazem Ribhi e altri membri della famiglia, e tre nipoti, Hajar Ribhi Hadayed, Lia Mohammad Abu Hadayed, Sham Hazem Abu Hadayed e Jibril Hazem Abu Hadayed.

Altre tredici persone sono state uccise nell’attacco alla stazione di polizia di Sheikh Radwan, a Gaza City, nel nord della Striscia. La struttura era affollata di funzionari e civili presenti per pratiche amministrative. Molti risultano ancora dispersi sotto le macerie. Le immagini mostrano scene apocalittiche: civili insanguinati, corpi senza vita tutt’intorno a un edificio sventrato. Diverse donne lavoravano all’interno della struttura pubblica. Alcuni corpi sono riemersi, mutilati, dalle macerie, mentre le squadre di soccorso continuano a scavare. Il bilancio delle vittime potrebbe salire.

L’esercito israeliano ha dichiarato che la strage sarebbe stata una risposta all’uscita di otto combattenti di Hamas da un tunnel a Rafah, probabilmente rimasti intrappolati nelle strutture sotterranee. Tel Aviv ha anche sostenuto di aver colpito “piattaforme di lancio di razzi” e depositi di armi, senza fornire alcuna prova. Sul terreno, droni e aerei hanno preso di mira campi profughi, abitazioni civili e aree lontane da Rafah. A Gaza City una casa è stata colpita alle 4 del mattino, senza alcun avviso, mentre un’intera famiglia con bambini dormiva all’interno. Altre immagini mostrano razzi cadere su strade della città, mentre pochi metri più avanti i bambini giocavano a pallone. Anche a Jabalia, nel nord, i cecchini hanno ucciso almeno una persona.

Nessun soldato israeliano è stato attaccato né è rimasto ferito. In ogni caso, il piano del presidente statunitense Trump, firmato da Tel Aviv, stabilisce che l’eventuale smilitarizzazione della Striscia non spetterebbe a Israele, né ai suoi aerei o droni. Al contrario, secondo gli accordi, l’esercito avrebbe dovuto sospendere ogni operazione militare, aprire immediatamente il valico di Rafah e ritirarsi dalla Striscia. Eppure, nonostante il massacro di donne, uomini e bambini, Washington non ha rilasciato alcuna dichiarazione sulle gravissime violazioni israeliane e il silenzio si fa ancora più pesante alla luce delle recenti decisioni dell’amministrazione statunitense. Mentre Gaza continua a essere bombardata, infatti, gli Stati Uniti hanno approvato nuove e massicce forniture di armi a Israele. Il Dipartimento di Stato ha dato il via libera a un accordo da 3,8 miliardi di dollari per l’acquisto di 30 elicotteri d’attacco Apache, affiancato da un ulteriore pacchetto da 1,8 miliardi per veicoli tattici leggeri.

Vendite giustificate in nome della “sicurezza” di Israele e della sua “prontezza militare”, nonostante Tel Aviv continui a violare il cessate il fuoco a Gaza. Ogni anno Washington garantisce a Israele miliardi di dollari in sostegno militare, in gran parte sotto forma di aiuti, rafforzando di fatto un apparato bellico impegnato in operazioni contro la popolazione civile. Benyamin Netanyahu, alleato e amico del presidente Donald Trump, resta libero di agire senza conseguenze, nonostante la nascita del cosiddetto “Board of Peace”, del consiglio tecnocratico palestinese e della forza internazionale che dovrebbe garantire la sicurezza di Gaza. E nonostante Hamas abbia consegnato tutti gli ostaggi rimasti nella Striscia, vivi e morti.

Restano totalmente impuniti anche i bombardamenti israeliani in Libano, violazioni continue di un altro cessate il fuoco, quello firmato con Hezbollah. Ieri sera, nell’arco di un’ora, l’esercito ha colpito 21 volte le aree del sud del Paese. Il “cessate il fuoco” di Israele ha già ucciso 300 persone in Libano in poco più di un anno. Pagine Esteri