Pagine Esteri – In attesa di capire se – e a che livello – la Turchia aderirà al patto militare già siglato da Arabia Saudita e Pakistan, sta già prendendo corpo un’alleanza sovranazionale sviluppata per contrastare proprio la cosiddetta “Nato islamica”.
I protagonisti di questa reazione sono i due maggiori competitori di Riad e di Islamabad, rispettivamente gli Emirati Arabi Uniti e l’India, che a loro volta stanno stringendo legami economici e militari sempre più consistenti con Israele.
L’intesa ha preso forma lo scorso 19 gennaio, quando Abu Dhabi e Nuova Delhi hanno firmato una serie di accordi strategici in occasione della breve visita in India del presidente emiratino Mohamed bin Zayed Al Nahyan, accompagnato dai ministri degli Esteri e della Difesa. In base a questi accordi, la piccola ma potente petromonarchia fornirà gas naturale al gigante asiatico per un valore di 3 miliardi di dollari: sa società statale di Abu Dhabi “Adnoc Gas” venderà 500 mila tonnellate di GNL alla Hindustan Petroleum Corp ogni anno per dieci anni, portando il valore totale dei suoi contratti con l’India a oltre 20 miliardi di dollari.
L’India diventa così il cliente più importante degli UAE mentre questi ultimi diventano il terzo partner commerciale di Nuova Delhi. Inoltre gli Emirati parteciperanno ad un mega-investimento economico diretto allo sviluppo dello stato occidentale indiano del Gujarat.
I due paesi si sono dati l’obiettivo di raddoppiare i flussi commerciali bilaterali portandoli a 200 miliardi di dollari entro il 2032, dopo che negli ultimi due anni India ed Emirati hanno già rafforzato notevolmente i legami economici.
Nonostante la rilevanza degli accordi in campo economico, è l’intesa sul piano militare a spiccare. Le due parti hanno infatti concordato sullo sviluppo congiunto di tecnologie nucleari firmando una lettera d’intenti diretta a stabilire una partnership strategica in materia di difesa. L’obiettivo è quello di approfondire la cooperazione militare tra India ed Emirati, compresa quella sulla produzione congiunta di armi e tecnologie belliche avanzate. Già nel dicembre scorso gli eserciti dei due paesi hanno svolto esercitazioni militari congiunte ad Abu Dhabi, evidenziando la volontà di rispondere all’avvicinamento tra Arabia Saudita e Pakistan.
Mentre i due paesi arabi sono entrati abbastanza recentemente in aperta competizione in Yemen, nel Corno d’Africa e in Sudan, la rivalità tra i due paesi asiatici risale all’indipendenza del Pakistan dall’India ed è più volte sfociata in scontro bellico aperto per il controllo di alcune regioni contese, in particolare il Kashmir, l’ultimo dei quali nell’aprile scorso.
L’accordo di cooperazione sulla difesa e sul nucleare tra Emirati e India è stata esplicitamente definita dai media di destra indiani, vicini al premier nazionalista Modi, un “colpo al Pakistan” e un “chiaro messaggio alla Nato islamica“.

È evidente il tentativo da parte degli Emirati di legarsi ad una grande potenza militare, dotata di un arsenale nucleare, per cercare di contrastare il patto di “mutua difesa” firmato da Riad e Islamabad. In cambio l’India ottiene una preziosa proiezione in Medio Oriente e nel Corno d’Africa, utile a cercare di contrastare il crescente protagonismo del Pakistan ad esempio in Somalia. Al governo di Mogadiscio, che recentemente ha cancellato tutti i programmi di cooperazione con gli Emirati espellendone il personale diplomatico e militare, Islamabad fornisce consiglieri militari, unità di coordinamento dell’intelligente e sostegno per la realizzazione di esercitazioni.
Per bilanciare la proiezione del Pakistan e tentare di mettere un piede nell’area del Mar Rosso posizionandosi sulla scia degli Emirati, Narendra Modi potrebbe anche decidere di riconoscere l’indipendenza del Somaliland – sfruttando i suoi ottimi rapporti con l’Etiopia – entrando però in conflitto diretto con il governo somalo e i suoi sponsor.
L’intesa del 19 gennaio non permette agli Emirati di ottenere il livello di copertura militare che l’Arabia Saudita ha ottenuto dal Pakistan all’indomani dei bombardamenti israeliani sul Qatar.
Inoltre, parlando ai giornalisti il ministro indiano degli Esteri, Vikram Misri, ha chiarito che l’intesa firmata con Abu Dhabi non implica il coinvolgimento del gigante asiatico nei conflitti regionali, smarcandosi così dalla volontà di creare una inimicizia diretta nei confronti dei sauditi.
L’asse tra India ed Emirati si inserisce però comunque nel gioco di alleanze all’interno del quale spiccano sempre più gli Stati Uniti e soprattutto Israele.
Sia New Delhi sia Abu Dhabi sono tra i protagonisti della cosiddetta iniziativa “Imec” (India- Middle East-Europe Corridor), il corridoio economico India-Medio Oriente-Europa che punta a collegare il paese asiatico con il nostro continente attraversando il vicino oriente. Si tratta di un progetto lanciato nel settembre del 2023 a margine del G20 di Nuova Delhi che coinvolge anche lo stato ebraico con cui sia l’India sia gli Emirati mantengono relazioni crescenti e di carattere strategico.
L’Imec è nato col beneplacito di Washington, interessata a contrastare l’espansionismo cinese nella regione offrendo un’alternativa alla Belt and Road Initiative (la “Nuova via della seta”) e ad allargare gli Accordi di Abramo ai quali, dopo Abu Dhabi, sembrava voler aderire anche l’Arabia Saudita, che però dopo l’inizio del genocidio a Gaza ha fatto alcuni passi indietro.
Ora che il corridoio Imec è parzialmente congelato, India, Israele ed Emirati hanno deciso di accelerare comunque la cooperazione in numerosi campi, approfondendo una triangolazione che non sfugge ovviamente ai propri competitori. – Pagine Esteri
* Marco Santopadre, giornalista e saggista, si occupa di geopolitica e movimenti sociali. Scrive anche di Spagna e movimenti di liberazione nazionale. Collabora con Pagine Esteri, il Manifesto, Terzo Giornale, El Salto Diario e Berria















