Pagine Esteri – Gli Stati Uniti hanno inviato un piccolo contingente militare in Nigeria. Lo ha dichiarato martedì scorso il generale responsabile del comando statunitense per l’Africa riconoscendo così per la prima volta la presenza delle forze statunitensi nel paese africano che il giorno di Natale è stato oggetto di un bombardamento da parte dell’aviazione militare di Washington.
Alla fine di dicembre il presidente Donald Trump aveva infatti ordinato di realizzare alcuni attacchi aerei contro quelli che ha definito “obiettivi dello Stato islamico” in Nigeria – ma ad essere colpiti, secondo le testimonianze locali, erano stati alcuni villaggi dove non erano presenti gruppi jihadisti – e aveva minacciato nuove azioni militari.
Il generale Dagvin RM Anderson ha affermato che la squadra militare statunitense è stata inviata in Nigeria dopo che entrambi i paesi hanno convenuto che è necessario fare di più per combattere la minaccia terroristica nell’Africa occidentale.
«Ciò ha portato a una maggiore collaborazione tra le nostre nazioni, con l’inclusione di un piccolo team statunitense che apporta alcune capacità uniche dagli Stati Uniti», ha dichiarato ai giornalisti il capo dell’Africa Command (AFRICOM) dell’esercito statunitense, durante una conferenza stampa. Anderson non ha fornito ulteriori dettagli sulle dimensioni e la portata della missione.
La Nigeria è stata sottoposta a forti pressioni da parte di Washington affinché accetti il sostegno militare di Washington dopo che il presidente Trump ha accusato la nazione dell’Africa occidentale di non aver protetto i cristiani dai militanti islamisti che operano nel nord-ovest del paese.
Il governo nigeriano nega però qualsiasi persecuzione sistematica dei cristiani, affermando che sta già prendendo di mira i combattenti islamici e altri gruppi armati che attaccano sia i civili cristiani che quelli musulmani.
I combattenti di “Boko Haram” e dello “Stato Islamico della Provincia dell’Africa Occidentale” (ISWAP) hanno però intensificato gli attacchi contro convogli militari e civili soprattutto nelle regioni del nord-ovest che rimangono l’epicentro dell’insurrezione jihadista che dura ormai da 17 anni.
Proprio martedì scorso circa 170 persone sono state uccise nel corso di un attacco condotto da miliziani armati contro il villaggio di Woro, nello stato di Kwara, nella Nigeria centrale.
L’assalto è il più sanguinoso registrato quest’anno nel distretto al confine con lo Stato federale del Niger, un’area sempre più nel mirino di bande armate e jihadisti che fanno irruzione nei centri abitati, rapiscono i residenti e saccheggiano il bestiame.
Il portavoce della polizia statale, Adetoun Ejire-Adeyem, ha confermato la strage ma non ha fornito dettagli né sul numero esatto delle vittime né sulla matrice dell’assalto. Secondo alcuni testimoni raggiunti da Reuters, gli aggressori erano jihadisti che spesso predicavano nel villaggio e che avevano chiesto agli abitanti di rinunciare alla loro fedeltà allo Stato nigeriano e di adottare la Sharia, la legge islamica. Secondo alcuni analisti il massacro è stato effettuato da Boko Haram. – Pagine Esteri
















