Mentre questa settimana potrebbe segnare un nuovo tentativo di trattativa tra Russia e Ucraina, con un possibile scambio di prigionieri, la guerra appare più lontana che mai da una soluzione politica. Gli incontri mediati da Stati Uniti ad Abu Dhabi e Ginevra proseguono sullo sfondo, ma sul campo, la guerra ha assunto una fisionomia radicalmente nuova. Quattro anni dopo, il conflitto non è più fatto di grandi manovre corazzate, ma di logoramento quotidiano, dominato dall’occhio implacabile dei droni e da una mobilità ridotta ai minimi termini.

Sul terreno, la situazione è quella di uno stallo estremamente costoso. La Russia controlla circa un quinto del territorio ucraino, ma le sue avanzate si sono ridotte a progressi marginali. Secondo gli analisti, dall’inizio del 2023 Mosca avrebbe conquistato solo l’1,3% del territorio.

I combattimenti più pesanti si registrano attorno alla “cintura di fortezze” ucraina. A Pokrovsk, nodo ferroviario e stradale cruciale, le forze russe hanno ormai quasi completato l’accerchiamento, riducendo la resistenza ucraina a una “zona grigia” nell’estrema periferia nord. Una sua caduta rappresenterebbe la più grande vittoria russa dalla conquista di Avdiivka nel 2024. Tuttavia, il ritmo dell’avanzata racconta la natura del conflitto: l’assalto a Pokrovsk procede a soli 70 metri al giorno.

La guerra, però, non è fatta solo di chi avanza. A Kupiansk, nel nord-est, le forze di Kiev hanno dimostrato una relativa capacità di reazione, respingendo le forze russe lo scorso dicembre.

Se il fronte si muove lentamente, è perché la guerra è stata trasformata dalla tecnologia. I carri armati, un tempo protagonisti delle battaglie campali, sono stati costretti a ritirarsi. A dominare i cieli dei 1.200 km di linea del fronte sono i piccoli e letali droni FPV (First Person View), spesso del costo di poche centinaia di dollari.

I mezzi corazzati non possono manovrare senza essere immediatamente individuati e colpiti. Il cambiamento è radicale: secondo un rapporto dell’Istituto francese per le relazioni internazionali, le vittime causate dai droni sono passate da meno del 10% nel 2022 all’80% dell’anno scorso.

Le testimonianze dal fronte sono agghiaccianti. “Sono sempre in aria”, raccontano i militari delle due parti. La velocità e l’agilità di questi strumenti lasciano i soldati impotenti. 

Questa “kill zone” pervasiva ha conseguenze drammatiche anche sulla logistica e sulle evacuazioni. I tempi per mettere in salvo i feriti sono saliti a oltre tre giorni, distruggendo il concetto militare della “golden hour” (l’ora decisiva per salvare una vita). I carristi iniziano a dubitare del proprio ruolo, stanno diventando irrilevanti, relegati a ruoli marginali o a condizioni meteorologiche proibitive per i droni.

Intanto se la Russia fa i conti con gli effetti sempre più pesanti delle sanzioni internazionali, con i proventi del petrolio in rapida riduzione, l’Ucraina affronta una crisi economica senza precedenti. Il sistema energetico, bersaglio costante degli attacchi russi, è a pezzi. Con una domanda che supera l’offerta del 30%, i blackout programmati e le interruzioni di emergenza sono all’ordine del giorno, paralizzando l’industria.  Il colosso minerario Metinvest, fondamentale per le entrate fiscali, ha visto le sue speranze di crescita infrante nei primi due mesi dell’anno. ArcelorMittal ha perso il 10% della produzione di metallo fuso a gennaio. L’inflazione galoppa verso il 7% e la banca centrale ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita. Il debito pubblico si avvicina al 100% del PIL. Le entrate statali hanno perso 280 milioni di dollari solo a gennaio a causa della crisi energetica.

Dopo lo stop agli aiuti diretti da parte dell’amministrazione Trump, la speranza degli ucraini è riposta in un programma da 8,1 miliardi di dollari del FMI e in un pacchetto UE da circa 105 miliardi di dollari. La Russia può affidarsi alle relazioni con la Cina per continuare una guerra diventata un’ecatombe silenziosa.