Si è concluso senza una dichiarazione ufficiale di Washington il terzo round dei colloqui tra Iran e Stati Uniti. La negoziazione di Ginevra era stata descritta dai media internazionali come “definitiva”, un dialogo dal quale si sarebbe usciti con un accordo o con la guerra. Modalità e tempistiche degli incontri sono sembrati inusuali e comunque non compatibili con un reale tentativo, forse l’ultimo, di scongiurare la via armata. A Ginevra, almeno ufficialmente, sono state più lunghe le pause che le sedute di discussione. Nonostante i segnali fossero poco incoraggianti, nella serata di ieri le dichiarazioni dei rappresentanti di Teheran sono parse singolarmente positive. Sayyid Badr Albusaidi, ministro degli esteri dell’Oman, Paese mediatore, ha parlato di “significativi progressi”, prima di partire per Washington, dove incontrerà oggi il vicepresidente Usa JD Vance e altri importanti funzionari. Al-Busaidi ha scritto in un post su X che i colloqui dovrebbero ripartire la prossima settimana a Vienna, dopo le consultazioni dei due Paesi nelle rispettive capitali.
Il ministro degli esteri iraniano, Abbas Araghchi, in una dichiarazione rilasciata alla tv di stato ha affermato che i colloqui di Ginevra sono stati “i più seri” fino ad ora avuti con gli Stati Uniti. Araghchi ha affermato che le discussioni hanno riguardato anche le sanzioni Usa, che Teheran chiede da tempo di cancellare, ricevendo al contrario da Washington continui inasprimenti.
Dal lato degli Stati Uniti, invece, non è arrivata alcuna dichiarazione ufficiale. E il silenzio potrebbe essere letto come un presagio tutt’altro che positivo. Secondo la ABC, giovedì sera il Comando Centrale degli Stati Uniti in Medio Oriente ha aggiornato il presidente Donald Trump circa le opzioni per un potenziale attacco all’Iran. All’incontro era presente anche Dan Caine, principale consigliere militare di Trump.
Secondo il sito Axios, l’inviato speciale degli Stati Uniti in Medioriente, Steve Witkoff e il genero del presidente Trump, Jared Kushner, entrambi presenti a Ginevra, sono rimasti delusi dall’andamento delle consultazioni e dalle posizioni iraniane. Più fonti hanno riportato richieste estremamente dure da parte Usa, che corrisponderebbero a una resa totale iraniana su tutti i livelli.
Questa mattina l’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, ha inviato un’email ai propri dipendenti, informandoli che se desiderano abbandonare il Paese dovrebbero farlo immediatamente. “Oggi stesso”, avrebbe scritto Huckabee nel documento visionato dal New York Times, esortando il personale a trovare voli per qualsiasi destinazione: “Puntate a raggiungere qualsiasi luogo da cui potrete continuare il viaggio per Washington, perché la priorità sarà uscire rapidamente dal paese”. Anche il Dipartimento di Stato Usa ha autorizzato oggi la partenza del personale governativo “non essenziale” e delle loro famiglie attualmente presenti in Israele, con riferimento a “rischi per la sicurezza”. Il consiglio è di lasciare il Paese mentre “i voli di linea sono disponibili”, con un riferimento indiretto, quindi, alla possibilità che le compagnie aeree cancellino presto le partenze programmate.
Con un messaggio definito “urgente”, il ministro degli esteri canadese ha esortato i suoi cittadini a lasciare immediatamente l’Iran, dichiarando che le ostilità potrebbero cominciare “con poco o nessun avvertimento”.















