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Sei palestinesi sono stati uccisi nelle ultime ore nella Striscia di Gaza da attacchi aerei israeliani che hanno preso di mira postazioni di polizia nel centro e nel sud della Striscia, hanno riferito fonti locali. I primi tre sono stati uccisi a Nuseirat e altri tre a ovest di Khan Yunis.  Le aree orientali di Gaza City e Khan Younis, così come il nord della Striscia, sono state bersagliate da colpi d’artiglieria. Elicotteri d’attacco israeliani hanno sparato con mitragliatrici pesanti su varie località all’interno di Rafah.

La scia di sangue a Gaza non si ferma ai nuovi attacchi. Squadre di soccorso, aiutate dai residenti, sono riuscite a recuperare i corpi decomposti di palestinesi da diverse località della Striscia, tutte vittime di precedenti raid aerei israeliani, i cui resti erano rimasti intrappolati sotto le macerie.

Il ministero della Salute riferisce che dal 7 ottobre 2023 sono stati uccisi 72.082 palestinesi e 171.761 sono stati feriti. Dal cessate il fuoco dell’11 ottobre scorso, il numero degli uccisi è salito a 618, con 1.663 feriti, mentre i corpi recuperati da quella data sono 732. Un numero imprecisato di vittime – migliaia si presume – è ancora sepolto sotto le macerie fuori.

Parallelamente, le operazioni di demolizione di quartieri continuano senza sosta, in particolare nelle aree orientali dei governatorati di Khan Younis e Rafah.

Mentre Gaza brucia, la situazione in Cisgiordania è segnata da una crescente ondata di attacchi da parte di coloni israeliani e da nuove demolizioni da parte delle forze militari israeliane, alimentando lo sradicamento delle comunità palestinesi.

I coloni hanno intensificato le loro azioni intimidatorie in diverse province. A sud di Qalqilya, i residenti della comunità palestinese di al-Khouli sono stati minacciati e intimati a lasciare le loro case. Jihad Awda, sindaco di Kafr Thulth, ha denunciato che i coloni, armati e accompagnati dal bestiame, hanno fatto irruzione nell’area, allontanndo con la forza un residente sotto la minaccia delle armi per consentire il pascolo sui terreni della zona.

Episodi simili si sono verificati a Masafer Bani Na’im, a est di Hebron, dove coloni armati hanno attaccato la casa di palestinese rubando, affermano i palestinesi, 30 pecore, e danneggiando un veicolo, nonché minacciando i bambini presenti. Altri attacchi hanno avuto luogo a Ramallah, Nablus e Gerusalemme est, con coloni che hanno fatto pascolare il bestiame su terreni privati, appiccato il fuoco a strutture agricole e minacciato gli abitanti.

Parallelamente, le forze israeliane hanno proseguito con le demolizioni. Nel villaggio di Anza, a sud di Jenin, è stato raso al suolo un edificio di due piani. A ovest di Betlemme, sono stati emessi ordini di demolizione per 23 abitazioni a Nahalin. Nella valle del Giordano, sono state demolite serre agricole su oltre 4 ettari di terreno, mentre a Salfit è stata ordinata la sospensione dei lavori per cinque impianti industriali.