Domenica 8 marzo. Inerpicandosi su per il quartiere della Candelaria, a Caracas, ci si imbatte in una piccola folla in fila davanti alla Escuela José Ramón Camejo, seggio elettorale per la consulta della Comuna Sarria Rebelde. In Venezuela le comunas attive sono 3.643, nate dall’aggregazione di oltre 49.000 Consigli comunali. Per questa domenica sono stati attivati 5.336 circuiti comunali, nei quali i cittadini — dai 15 anni in su — hanno votato (massicciamente) per scegliere tra oltre 36.000 progetti presentati dalle assemblee di base in più di 15.000 centri in tutto il territorio nazionale.
Non si tratta di astrazioni o di contrapposizioni ideologiche, ma di decidere come destinare risorse concrete: sistemi idrici, elettrodomestici per famiglie in difficoltà o trasporti locali. È il bilancio partecipativo che evoca i Forum sociali di Porto Alegre, ma calato in una realtà di resistenza. La consultazione, settima dal 2024, si è svolta l’8 marzo per ricordare Cilia Flores, la “prima combattente” rapita dalle truppe nordamericane il 3 gennaio insieme al presidente Nicolás Maduro. Le testimonianze dei sopravvissuti raccontano di come Cilia si sia battuta per condividere la sorte del compagno, riportando ferite al volto e al costato. Oggi, l’80% di queste comuni è guidato da donne: una resistenza dal volto femminile, come sottolineato dalla presidenta incaricata Delcy Rodríguez.
Juraima Farías, portavoce di Sarria Rebelde, ci spiega: “Qui tutto si decide collettivamente. Dai raid di gennaio siamo rimasti attivi attraverso la nostra rete interna. Lavoriamo affinché, quando Nicolás tornerà, trovi la sua casa ordinata”. Poco lontano, a Fuerte Tiuna — area bombardata dove la resistenza della Fanb e dei soldati cubani è stata accanita — le madri ricordano l’orrore della fuga e i camion carichi di cadaveri. Nonostante lo shock, la base ha le idee chiare: “Siamo qui per Chávez — dice Lidia Esmeralda Antinucci — e poiché lui ha lasciato Nicolás come incaricato, esigiamo che ce lo restituiscano”.
Lidia ricorda il Golpe de Timón del 2012, quella sterzata radicale verso il potere popolare riassunta nel grido “Comuna o nada”. Oggi, quelle comunas sono una linea di difesa tangibile contro l’occupazione invisibile. Anche le voci critiche, come quella di Julio Linares, pur temendo derive capitaliste o corruzione, chiedono di “rettificare” per non perdere la rivoluzione, confermando la vitalità del dibattito interno.
Per i chavisti, mostrare che il bicchiere è sempre mezzo pieno è un imperativo categorico che rimanda al Discorso di Angostura di Bolívar: la ricerca della “maggior somma di felicità possibile”. Da 27 anni, ogni militante si sente l’uomo o la donna “delle difficoltà”. Anche con l’acqua alla gola, la risposta è: “¡Vamos pa’lante!”, contrazione di para adelante, che vuol dire “Sempre avanti!”, oppure “Non ci arrendiamo”. Lo sforzo del governo è proprio questo: mostrare il bicchiere mezzo pieno nonostante l’aggressione, aggrappandosi all’ultimo discorso di Chávez: “Oggi abbiamo una Patria e, accada quel che accada, continueremo ad averla”.
Tuttavia, il bicchiere appare mezzo vuoto a molti commentatori. Elías Jaua, storico e vicepresidente con Chávez, che si è appartato dal governo, ma non ha mai preso posizione contro Maduro, dichiara: “Siamo un paese occupato militarmente, navale ed elettronicamente. Il governo deve lavorare secondo le direttrici della potenza occupante, seppur ingaggiando un braccio di ferro (pulseo) per evitare che la spoliazione sia profonda”. Un assedio confermato dal vertice “Scudo delle Americhe” di Trump a Miami, dove è stata proposta una coalizione militare contro il “crimine organizzato” che minaccia anche Messico e Cuba.
La debolezza del Venezuela bolivariano va vista anche all’interno di un contesto in cui sta velocemente avanzando la possibilità di un conflitto mondiale nel quale le forze di quel “mondo multicentrico e multipolare” teso a contrastare una nuova egemonia nordamericana non sembrano pronte a impedire che si dispieghi nuovamente a livello del continente latinoamericano.
Mentre Washington bombarda presunte “narco-lance” nel Pacifico — esecuzioni extragiudiziali di civili senza prove — il Venezuela cerca di guadagnare tempo. Se da un lato si negozia sul petrolio per frenare i piani di Marco Rubio, che vorrebbe porre il greggio in “quarantena navale” presso il Tesoro Usa, dall’altro si rivendica la sovranità digitale con il Codice Etico per l’IA presentato dalla ministra Gabriela Jiménez. Si tratta di un atto di sovranità digitale: stabilire principi che subordinano la tecnologia alla vita e ai diritti umani. “La scienza deve essere uno strumento di emancipazione, non un brevetto per il controllo dei popoli”, è la posizione ferma del Ministero. Questo smonta la pretesa di Trump di integrare le infrastrutture critiche venezuelane nel sistema di sorveglianza statunitense volto a isolare l’asse del Pacifico Orientale.
Il governo cerca di mantenere il controllo mediante concessioni alla destra, come la Legge di Amnistia, per togliere argomenti al nemico. Nella logica del bicchiere mezzo pieno, il chavismo elenca i propri punti di forza: la persistenza in vita dei sequestrati e il fatto che le truppe Usa non abbiano potuto occupare il territorio perché la destra fascista non ha forza interna. Anche il mondo del lavoro è in guardia. Le piazze chaviste si sono manifestate subito dopo l’aggressione e non hanno smesso di farlo. Il mondo del lavoro non sta a guardare, custodendo il “piano b” previsto da Maduro in caso di un’occupazione militare.
Il Ministro del Lavoro Eduardo Piñate, in una recente videoconferenza globale con centrali sindacali di tre continenti, ha ricevuto solidarietà unanime. Piñate ha rilanciato la Constituyente Laboral, coinvolgendo 124.000 delegati per blindare i diritti contrattuali contro ogni tentativo di smantellamento coloniale.
“Il valore fondamentale oggi – ha detto il ministro – è l’unità e la fiducia nella direzione rivoluzionaria. Questa è la stessa direzione che ha formato Hugo Chávez e che ha resistito insieme a Nicolás Maduro per oltre un decennio. Applichiamo la massima della fermezza nei principi e della flessibilità nella tattica.
Non ci sono ricette per quello che stiamo vivendo – ha aggiunto -. Nessun’altra rivoluzione ha perso il suo leader fondatore e ha visto sequestrato il suo successore in meno di quindici anni senza perdere il potere. Ciò dimostra la forza della Rivoluzione Bolivariana. Ai fratelli del mondo chiediamo di continuare a mobilitare la classe operaia. Qui in Venezuela, nessuno si è arreso e nessuno si arrenderà mai”.
Sul piano legale, Trump potrebbe essersi incastrato da solo? Dichiarando a Miami di aver riconosciuto legalmente il governo venezuelano, ha attivato la dottrina Zivotofsky v. Kerry: se il Presidente riconosce un governo, i giudici non possono contraddirlo. L’analista Alfredo Clemente spiega che riconoscere Delcy Rodríguez significa convalidare la vigenza della Costituzione del 1999 e, di conseguenza, la legittimità del mandato di Maduro. È un terremoto giuridico che demolisce l’impalcatura accusatoria di New York.
Il Venezuela di oggi è come nel film L’ultimo metrò di Truffaut: nella Parigi occupata, il regista dirigeva dai sotterranei mentre i nazisti sedevano in platea. Mentre i generali di Trump occupano la cronaca internazionale, la vera direzione del paese avviene nelle assemblee di Sarria Rebelde, nelle fabbriche, nelle organizzazioni popolari, e nei laboratori di Gabriela Jiménez. Il sequestro di Nicolás Maduro ha creato un’occupazione asimmetrica, ma la regia del futuro resta nelle mani di chi rifiuta di spegnere le luci della rivoluzione. Pagine Esteri
















