Città del Messico riceve da sempre moltissimi turisti ogni anno. Oggi attraversa un nuovo ciclo di trasformazione urbana accelerata: negli ultimi mesi si sono verificati enormi incrementi sugli affitti, sfollamento dei residenti, chiusura di attività commerciali locali e conflitti riguardo l’uso del suolo e dell’acqua. Tutto questo per rimodellare diversi spazi della città in vista della Coppa del Mondo FIFA 2026.

Lo sfratto e la speculazione immobiliare non sono fenomeni nuovi: collettivi e residenti segnalano che questo processo si è intensificato dal 2020, con l’arrivo dei “nomadi digitali” durante la pandemia di COVID-19, che ha provocato l’espansione di piattaforme di affitto temporaneo come Airbnb e la scomparsa dei messicani in quartieri centrali come Condesa, Roma o Coyoacán. Oggi, lo sfratto è una realtà quotidiana che vivono gli abitanti della metropoli, e i progetti a lungo termine del governo di Claudia Sheinbaum, l’attuale presidenta messicana, non sembrano essere orientati alla risoluzione del problema.

Immagine di copertina dell’articolo “Scopri il progetto di ristrutturazione dello Stadio Azteca nella Città del Messico per la Coppa del Mondo 2026”. (Altavista Sur Inmobiliaria y Fútbol del Distrito Federal)

Dalla pandemia al boom immobiliare.

Nel 2020, mentre tutto il Messico affrontava confinamenti e crisi sanitaria, Città del Messico è diventata una meta amata da molti turisti stranieri che, lavorando da remoto, hanno deciso di trasferirsi in un paese dove avrebbero potuto trovare uno stile di vita diverso e più economico. Così, ha iniziato a crescere esponenzialmente la ricerca di edifici per destinarli al mercato degli affitti temporanei. Secondo i dati presentati da Airbnb nel 2017, alla fine del 2016 c’erano 62.000 opzioni di alloggio in tutto il paese. Rapporti giornalistici basati su Inside Airbnb mostrano che tra il 2019 e il 2024 l’offerta di alloggi (solo nella CDMX) è passata da circa 19.000 annunci a più di 26.000. Attualmente, diversi studi del governo cittadino stimano che gli alloggi attivi di Airbnb siano concentrati principalmente in quartieri come Roma, Condesa, Juárez, Centro Histórico e Coyoacán, zone conosciute per la loro esclusività e la forte presenza di stranieri. 

Il quartiere Roma Norte, Città del Messico. (TuriMexico)

Recentemente, il boom della turistificazione non ha colpito solo i residenti dei quartieri centrali e famosi tra gli stranieri: a causa della Coppa del Mondo FIFA 2026, anche i quartieri vicini alla sede confermata per l’evento hanno subito dei cambiamenti. Parlando di prezzi, appartamenti che nel 2021 si affittavano a 8.000 pesos al mese (395 euro), oggi raggiungono cifre tra 17.000 (840 euro) e 25.000 pesos mensili (1235 euro), secondo quanto denunciato dai residenti di Santa Úrsula Coapa. In un paese dove il salario minimo sono 15 euro al giorno, ovvero all’incirca 466 euro al mese, risulta impossibile pagare una cifra così elevata solo per un affitto. I collettivi del luogo hanno documentato sfratti dovuti alla pressione immobiliare, un uso del suolo irregolare e interi edifici trasformati in strutture di affitti temporanei.

La narrativa del governo presenta queste trasformazioni come “crescita e dinamizzazione economica”; tuttavia, per chi abita i territori, il risultato è solo precarietà. Il 27 febbraio 2026, collettivi e manifestanti hanno organizzato una marcia, radunandosi alla metro Chilpancingo, per poi camminare attraverso il quartiere Condesa fino alla Segreteria del Turismo di Città del Messico (SECTUR). La marcia è stata pacifica, ma si è registrata una massiccia presenza delle forze di polizia, nonostante i pochi manifestanti (all’incirca 40). 

Poliziotti fuori dalla metro Chilpancingo, 27 febbraio 2026. (Sofia Pontiroli)

“Abbiamo subito le conseguenze dell’espansione del mercato immobiliare e della mercificazione dei nostri quartieri e villaggi, oltre alla privatizzazione della nostra già scarsa acqua e alla distruzione del nostro già maltrattato e dimenticato ambiente”, commenta una manifestante durante un pronunciamento davanti alla SECTUR. “Con la scusa di rafforzare  la competitività e lo sviluppo, il governo messicano ha regalato benefici fiscali e amministrativi per liberare da oneri tributari e amministrativi le persone fisiche e giuridiche che partecipano allo sviluppo e alla realizzazione di attività legate alla Coppa del Mondo FIFA 2026”.

Manifestante durante la marcia del 27 febbraio 2026, Città del Messico. Il cartello recita: “La gentrificazione non è progresso, è espropriazione”. (Sofia Pontiroli)

Il Mondiale come acceleratore.

Il pronunciamento letto dall’Assemblea Antimondialista segnala che dal 2018 il Messico ha firmato un accordo con la FIFA che include condoni fiscali e facilitazioni amministrative per le attività legate al Mondiale, vigenti fino al 2028.

“Città del Messico e il paese in generale non sono in grado di organizzare e ospitare un evento sportivo di massa come il Mondiale di calcio. La turistificazione che comporta sta distruggendo chi costituisce questa città. La festa è solo per chi si rallegra immaginando i guadagni milionari che il Mondiale porterà, ma per la gente dei quartieri, lo sfratto e la precarietà restano”, denunciano i manifestanti della marcia.

La FIFA ha stimato che il Messico potrebbe ricevere più di 5,5 milioni di turisti a causa della Coppa del Mondo 2026, durante i mesi di giugno e luglio. (Forbes, 2026). Secondo studi specializzati di Airbnb e Deloitte, si prevede che circa 591.000 visitatori avranno bisogno di alloggio nelle città sedi messicane durante il Mondiale.

Manifestante durante la marcia del 27 febbraio 2026, Città del Messico. Sulla maschera si legge: “La casa non è un business” e “Fuori Airbnb”. (Sofia Pontiroli)

A Santa Úrsula Coapa, che si trova vicino allo Stadio Azteca dove si terrà l’evento FIFA 2026, i residenti denunciano diverse ingiustizie. Tra queste:

  • Costruzioni promosse sui social come opportunità di investimento per il Mondiale, operanti con sigilli di chiusura e senza alcun permesso di costruzione.
  • La chiusura di attività locali a causa di polvere e scavi.
  • Un registro per nuove attività commerciali che possono vendere durante il Mondiale pagando una licenza: questo implica uno svantaggio per i commercianti locali che forniscono prodotti di base, poiché non possono acquisire la licenza a causa dei costi elevati, e per i clienti, che non potranno fare lì la spesa durante il periodo del Mondiale.
  • Lo spostamento dei residenti originari.
  • Costruzioni senza permessi di collegamento all’acqua pubblica, con conseguente impatto sulla scarsità d’acqua nella zona.

“Ci hanno cacciato dal sud perché le case sono diventate Airbnb… lottiamo per rendere visibile la nostra situazione, ma sì, è un problema che esisteva già e che è aumentato molto con il Mondiale”, affermano. “La soluzione è fermare le agenzie immobiliari. Per noi queste sono le conseguenze dirette del processo di turistificazione che si sta realizzando a causa del Mondiale, poiché utilizza il nostro territorio e le nostre case per la speculazione immobiliare e commerciale”.

Manifesto della marcia del 27 febbraio 2026, Città del Messico, che recita: “Adesso consegnerete la nostra città a Airbnb?” (Sofia Pontiroli)

Calzada de Tlalpan: difesa territoriale del lavoro sessuale.

Alla marcia del 27 febbraio si è unito il collettivo Lavoratrici Sessuali Unite e Indipendenti (TRASUIX), che riunisce diverse sex worker della Calzada de Tlalpan, una delle principali vie di comunicazione che attraversa Città del Messico. Negli ultimi mesi, la strada è diventata uno dei punti più sensibili di ristrutturazione, dove si denuncia che i lavori legati all’“abbellimento” in vista del Mondiale colpiscono direttamente il sostentamento e la salute delle lavoratrici. Denunciano che i lavori sono stati realizzati senza consultazione preventiva, generando polvere costante e problemi respiratori. Inoltre, l’installazione della nuova pista ciclabile, un progetto promosso da Clara Brugada Molina, l’attuale Jefa de Gobierno (Capa del Governo) e la chiusura delle stazioni della metro hanno ridotto l’afflusso di clienti nella zona, compromettendo i loro guadagni.

Manifestante del collettivo TRASUIX. (Sofia Pontiroli)

Le rappresentanti del collettivo hanno dichiarato: “Il Mondiale non può diventare un pretesto per lo sfollamento… Le compagne non possono abbandonare questo territorio, perché è il loro territorio. Se ora non ci lasciano lavorare, cosa succederà quando arriveranno tutti i turisti, dove finiremo?”

Hanno anche allertato sull’aumento delle tariffe alberghiere e sulla precarizzazione: “Ci preoccupa che l’aumento dei prezzi negli hotel e negli affitti venga imposto fin da ora con la scusa dell’evento internazionale e poi si normalizzi.”

Il collettivo ha presentato cinque richieste concrete:

  • Una riunione governativa con partecipazione diretta delle lavoratrici sessuali organizzate.
  • Misure per evitare tariffe alberghiere abusive legate al Mondiale.
  • Protocolli pubblici di sicurezza negli hotel dove lavorano le lavoratrici sessuali.
  • Meccanismi efficaci contro estorsioni e abusi da parte della polizia.
  • Garanzie di protezione dei dati e non criminalizzazione nei censimenti o nelle credenziali.

Manifestante durante la marcia del 27 febbraio 2026, Città del Messico. Il cartello recita: “Diritti sul lavoro per le lavoratrici sessuali” (Sofia Pontiroli)

Verso un turismo responsabile.

Il turismo è una risorsa che i governi hanno utilizzato da sempre per la crescita economica del paese. I cittadini e manifestanti non cercano di eliminarlo, ma di trasformarlo: pretendono un modello di turismo che rispetti i diritti della popolazione, che sostenga le aziende locali e garantisca una vita dignitosa per gli abitanti della città da generazioni. La mobilitazione del 27 febbraio dimostra che i cittadini vogliono che i mega-eventi e la turistificazione siano sinonimo di opportunità per uno sviluppo sostenibile ed equo, non di sfratti e precarizzazione.

“Sì, il turismo non è il problema. Il problema è che non supporta le attività locali, le aziende locali. Qui abbiamo negozi di alimentari, persino hotel di proprietari messicani, che li hanno da moltissimi anni. Abbiamo posti di quesadillas, tacos, di cibo messicano vero. Invece di aiutarli, li fanno chiudere, e gli hotel diventano proprietà di cartelli immobiliari, creano edifici dove c’erano persone che vivevano lì. Questo non dovrebbe succedere”, afferma una manifestante.

La domanda che attraversa questo tipo di mobilitazioni contro la gentrificazione e la turistificazione è chiara: chi vince e chi perde quando la città diventa merce?

Il governo della Città del Messico si trova a un punto critico: bisogna scegliere se dare priorità agli interessi economici degli investitori nazionali e internazionali, o proteggere la vita dei suoi cittadini, quelli che abitano la città, quelli che la mantengono viva.

Manifestante durante la marcia del 27 febbraio 2026, Città del Messico. Sul cartello si legge: “Dietro la Coppa si nascondono fosse e truppe”. (Sofia Pontiroli)