La scorsa notte il presidente americano Donald Trump ha dato l’ordine al Comando Centrale delle forze armate degli Stati Uniti d’America (Centcom) di colpire massicciamente le infrastrutture militari ospitate nell’isola da cui viene esportato quasi il 90% del petrolio dell’Iran.

L’8 marzo scorso, l’isola che si trova a 25 km di distanza dalle coste iraniane e a meno di 500 km dallo Stretto di Hormuz, era stata al centro di una lunga missione di intelligence, riconoscimento e sorveglianza di un drone MQ-4C “Triton” (reg. 169804 – c/s VVPE804) di US Navy decollato dalla stazione aeronavale di Sigonella. Dopo aver attraversato tutto il Mediterraneo centro-orientale, il velivolo senza pilota si era diretto inizialmente verso le coste nordorientali iraniane per sorvolare il distretto di Bushehr che ospita una delle maggiori infrastrutture della Marina militare iraniana ed un impianto per l’arricchimento dell’uranio.

Successivamente il “Triton” USA ha raggiunto l’isola di Kharg. “La missione del drone può essere servita per monitorare l’attività iraniana lungo la costa e raccogliere dati d’intelligence per gli approcci marittimi verso l’isola di Kharg”, hanno commentato gli analisti del sito specializzato ItaMilRadar. L’attacco di stanotte conferma l’importanza strategica delle operazioni eseguite la scorsa settimana dal drone partito da Sigonella. Senza il preventivo monitoraggio dell’area e l’individuazione dei potenziali target, non sarebbe stato possibile effettuare con successo i bombardamenti dei caccia USA inviati sull’Isola da Centcom.

L’agenzia di stampa iraniana Fars riporta che sarebbero state almeno una quindicina le esplosioni a Kharg. Nello specifico sarebbero state colpite una postazione di difesa aerea, una base navale, la torre di controllo dell’aeroporto e l’hangar di una compagnia petrolifera offshore. Il raid avrebbe pertanto risparmiato le infrastrutture petrolifere ospitate nell’isola.