Mentre il conflitto tra l’asse Stati Uniti-Israele e l’Iran entra nel suo ventottesimo giorno, lo scacchiere mediorientale si trova in una fase di estrema volatilità, segnata da una violenta escalation militare e da un complesso gioco diplomatico che oscilla tra minacce di annientamento e fragili spiragli di negoziato.

L’Offensiva Strategica: Raid in Iran e l’Invasione del Libano

Il cuore dello scontro militare si è spostato nelle ultime ore verso obiettivi industriali e civili profondi. L’aviazione israeliana ha annunciato di aver colpito a Yazd il principale sito iraniano per la produzione di missili avanzati e mine marine, strutture ritenute cruciali per le operazioni navali di Teheran. Parallelamente, una “ondata di attacchi estensivi” ha colpito il “cuore” di Teheran, oltre alle città di Qom (dove si registrano almeno sei morti), Urmia (con la distruzione di complessi residenziali) e Karaj. Il bilancio delle vittime in Iran, secondo il Ministero della Salute locale, ha superato i 1.937 morti dall’inizio delle ostilità il 28 febbraio.

Sul fronte libanese, l’esercito israeliano ha emesso nuovi ordini di evacuazione immediata per tutti i residenti a sud del fiume Zahrani, situato circa 50 km a nord del confine. Questa mossa indica l’intenzione di estendere l’invasione ben oltre il fiume Litani, mirando a occupare fino al 15% del territorio libanese per creare quella che Tel Aviv chiama una “zona cuscinetto” – che non sarebbe però svuotata dalla presenza militare ma, al contrario, controllata e abitata da Israele. Hezbollah ha risposto intensificando il lancio di razzi (oltre 100 in un giorno), causando la morte di un civile a Nahariya e colpendo un carro armato israeliano nel sud del Libano, dove è rimasto ucciso il sergente di 21 anni Aviaad Elchanan Volansky.

Diplomazia sotto pressione: l’Ultimatum di Trump e la Mediazione Pakistana

Il presidente statunitense Donald Trump continua a pubblicare e smentire le sue stesse dichiarazioni. Se da un lato ha posticipato al 6 aprile la minaccia di colpire le infrastrutture energetiche iraniane, dall’altro ha affermato che l’Iran starebbe “implorando un accordo”. Ma Teheran definisce le proposte americane “unilaterali e ingiuste”, ponendo al contrario condizioni rigide al nemico: sovranità sullo Stretto di Hormuz, risarcimenti per i danni di guerra, cancellazione delle sanzioni, e la fine immediata degli assassinii mirati.

Tuttavia, canali sotterranei sembrano attivi: la Germania ha confermato che sono in corso preparativi per colloqui diretti tra USA e Iran in Pakistan, con il supporto di Turchia ed Egitto. Al contempo, la pressione militare non accenna a diminuire: il Pentagono sta valutando l’invio di altri 10.000 soldati nella regione per ampliare le opzioni tattiche di Trump.

Shock Energetico e Crisi Globale: il “Chokepoint” di Hormuz

La guerra ha trasformato lo Stretto di Hormuz nell’epicentro di una potenziale recessione globale. L’Iran ha ribadito il suo “diritto legale” di bloccare le navi nemiche nel passaggio, provocando un aumento del prezzo del petrolio Brent del 50% dall’inizio del conflitto. Le conseguenze sono già drammatiche in Asia:

  • Sri Lanka: Introdotto il razionamento del carburante tramite QR code.
  • Vietnam: Le compagnie aeree hanno tagliato drasticamente i voli per l’aumento dei costi del cherosene.
  • India: Il governo ha dovuto tagliare le tasse sul carburante per contenere il panico e le code ai distributori.

Il presidente finlandese Alexander Stubb ha avvertito che questo conflitto potrebbe innescare una crisi economica mondiale peggiore di quella causata dal COVID-19.

Sicurezza Regionale e Rischi Nucleari

I Paesi del Golfo sono sottoposti a continui attacchi di droni e missili. I porti di Mubarak Al Kabeer e Shuwaikh in Kuwait sono stati colpiti, causando danni materiali. Anche l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti (dove frammenti di un’intercettazione hanno ucciso due persone ad Abu Dhabi) restano in massima allerta. Questa mattina l’esercito iraniano ha esortato i civili della regione ad evacuare le aree in cui si trovano le forze armate statunitensi.

L’ombra più cupa resta però quella nucleare: l’AIEA ha lanciato un allarme urgente, avvertendo che i raid in prossimità della centrale di Bushehr potrebbero causare un “incidente radiologico maggiore”. Pagine Esteri