Nuovi attacchi israeliani hanno colpito oggi la Striscia di Gaza, prendendo di mira le forze di polizia. A Khan Younis almeno otto palestinesi sono stati uccisi in seguito al bombardamento di due stazioni di polizia. Tra le vittime si contano agenti e civili sfollati che avevano trovato riparo nelle strutture, tra cui una bambina.

Il Ministero della Salute di Gaza, nel suo rapporto quotidiano, segnala che nelle ultime 24 ore sono giunti negli ospedali 10 morti e 18 feriti. Dall’entrata in vigore della tregua il numero delle vittime ha raggiunto quota 702, con 1.913 feriti e 756 corpi recuperati sotto le macerie. Un bilancio che si inserisce in una tragedia ben più ampia: dall’inizio dell’offensiva israeliana, il 7 ottobre 2023, i morti sono saliti a 72.278 e i feriti a oltre 172 mila.

I bombardamenti non si fermano. Colpi di artiglieria e di carri armati continuano a interessare le aree orientali della Striscia. Al largo della costa di Khan Younis, unità navali israeliane hanno intensificato il fuoco, mentre elicotteri militari hanno colpito le aree orientali del campo profughi di Bureij.

Oggi la Mezzaluna Rossa Palestinese ha evacuato 17 pazienti, accompagnati da 33 familiari, attraverso il valico di Rafah, in coordinamento con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per consentire loro di ricevere cure all’estero.  Sono circa 20mila i palestinesi gravemente ammalati o feriti dagli attacchi israeliani che necessitano cure specialistiche all’estero. Con il ritmo attuale delle uscite da Gaza ci vorranno anni per consentirlo a tutti. Tra quelli in attesa ogni giorno si registrano decessi.

La violenza si allarga in Cisgiordania, dove gli attacchi dei coloni israeliani si moltiplicano. A Surif, a nord-ovest di Hebron, un gruppo di coloni ha assaltato un’abitazione nella zona di Wadi al-Watawet, tentando di fare irruzione prima di ritirarsi sotto la protezione, secondo testimoni locali, dei soldati israeliani, che hanno disperso i residenti con lacrimogeni.

Sempre oggi, nuovi avamposti coloniali sono stati creati tra Jaba e Sanur, a sud di Jenin, mentre nel sud di Nablus bulldozer hanno spianato terreni a Al-Lubban Al-Sharqiya, sradicando ulivi secolari vicino alle abitazioni palestinesi. Nelle aree rurali e lungo le strade di circonvallazione si registrano attacchi con lancio di pietre contro veicoli civili e intimidazioni armate contro agricoltori e pastori palestinesi, soprattutto nella valle del Giordano.

Parallelamente, l’esercito israeliano ha condotto una nuova ondata di arresti in varie località della Cisgiordania, con incursioni nelle abitazioni e atti di vandalismo. Diversi giovani sono stati fermati tra Jenin, Gerico e altri centri.

Secondo la Commissione palestinese per la Resistenza al Muro e agli Insediamenti, nell’ultimo mese sono stati documentati 443 attacchi da parte dei coloni, in un contesto regionale segnato dall’attacco israelo-americano all’Iran. Il presidente della Commissione, Mu’ayyad Sha’ban, parla di un salto di qualità nella violenza: operazioni più organizzate, uso diretto delle armi da fuoco, incendi e una sistematica imposizione di nuovi fatti sul terreno. A marzo i coloni hanno ucciso almeno sette palestinesi.

Nelle ultime settimane sei comunità beduine sono state costrette allo sfollamento, coinvolgendo 58 famiglie, tra cui decine di donne e bambini. Dall’inizio del mese, i coloni hanno tentato di creare 14 nuovi avamposti e compiuto numerosi atti di vandalismo e incendi, colpendo anche luoghi di culto.

Contemporaneamente, le autorità israeliane hanno emesso 12 ordini di confisca di terre palestinesi, ufficialmente per scopi militari e di sicurezza. Tra questi, spiccano i provvedimenti ad Arraba, nel governatorato di Jenin, e nell’area di Ramallah, dove sono previste nuove infrastrutture e zone cuscinetto.