Un attacco israeliano ha ucciso un peacekeeper indonesiano della missione UNIFIL presso la postazione di Adchit al-Qusayr, nel sud del Libano. Un altro casco blu è rimasto ferito gravemente nell’esplosione, avvenuta durante la notte di domenica. Il Ministero degli Esteri di Giacarta ha confermato che il militare deceduto era un proprio cittadino, aggiungendo che altri tre soldati del contingente sono stati colpiti da fuoco d’artiglieria. Nonostante ci siano stati altri attacchi israeliani nei pressi delle postazioni ONU, si tratta della prima uccisione tra le fila della forza dal 2 marzo. Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, ha definito gli attacchi ai peacekeeper come gravi violazioni del diritto internazionale che potrebbero costituire crimini di guerra, chiedendo che sia accertata ogni responsabilità. Il 6 marzo scorso il fuoco dei carri armati israeliani aveva ferito alcuni soldati ghanesi in una postazione delle Nazioni Unite nel sud del Paese.

Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha lanciato un appello per l’immediata cessazione degli attacchi contro le strutture sanitarie in Libano. Un raid israeliano su un’ambulanza a Bint Jbeil ha ucciso due soccorritori domenica, dopo che altri nove operatori erano rimasti uccisi nella giornata di sabato. Secondo i dati del Ministero della salute libanese, il numero totale di soccorritori e personale sanitario uccisi dall’inizio del conflitto è salito a cinquantadue. Ghebreyesus ha ribadito che la protezione degli operatori sanitari è sancita dal diritto internazionale umanitario, denunciando gli attacchi sistematici da parte di Tel Aviv.

Sul terreno le truppe di terra israeliane proseguono la demolizione di abitazioni nei villaggi di confine con l’obiettivo di stabilire una “zona cuscinetto” fino al fiume Litani. Un’area sotto occupazione permanente. Hezbollah risponde sul terreno, tentando di fermare l’avanzata. Domenica cinque soldati israeliani sono rimasti uccisi e altri cinque feriti in seguito ad attacchi condotti con droni e missili anticarro nel sud del Libano. Il gruppo libanese vorrebbe bloccare l’esercito in una guerra di logoramento, per colpire da distanza ravvicinata le postazioni occupate dai militari. Esattamente quello che Israele vorrebbe evitare, provando invece ad avanzare velocemente circondando i combattenti di Hezbollah.

Contemporaneamente, i raid aerei di Tel Aviv hanno continuato a colpire i sobborghi meridionali di Beirut, in particolare Haret Hreik, Ghobeiri e Chiyah, a seguito degli ordini di evacuazione forzata. A ovest l’avanzata procede lungo la costa verso Bayyada per isolare Tiro, mentre nel settore centrale la tattica di accerchiamento sta isolando completamente Bint Jbeil. Nel settore orientale le forze israeliane si muovono lungo l’asse del Litani per prendere il controllo di Deir Siryane e Adsheet, con l’intento di ridispiegare successivamente le truppe verso sud. L’operazione mira inoltre a interrompere i collegamenti tra il meridione e la valle della Bekaa, puntando a distruggere i depositi di armi nelle aree di Iqlim al-Touffah e sul monte Rihan.

Il coinvolgimento del territorio siriano nell’area del Monte Hermon permette a Israele una maggiore libertà di manovra e complica il coordinamento logistico tra Beirut e Damasco. Il governo siriano, ansioso di dimostrarsi collaborativo con Tel Aviv, ha dichiarato di aver individuato alcuni tunnel lungo il confine, probabilmente utilizzati per trasportare le armi dalla Siria al Libano. Ma Israele non intende dismettere l’occupazione del territorio siriano. Anzi, le incursioni verso i villaggi del sud Libano avvengono proprio in coordinamento con le posizioni occupate in Siria. Pagine Esteri