Pagine Esteri – La Spagna ha chiuso il proprio spazio aereo ai voli coinvolti nell’Operazione Epic Fury, lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran più di un mese fa.
Nei giorni scorsi il governo spagnolo non solo ha ribadito il divieto di utilizzo delle basi aeree di Rota (Cadice) e Moròn de la frontera (Siviglia) per gli attacchi diretti contro Teheran, ma anche la proibizione all’utilizzo delle basi andaluse ai caccia e agli aerei cisterna coinvolti nello schieramento offensivo. Inoltre Madrid ha deciso di negare l’utilizzo del proprio spazio aereo agli aerei statunitensi di stanza in altri paesi, come il Regno Unito o la Francia.

Il Primo Ministro Pedro Sànchez aveva fatto riferimento alle nuove disposizioni in un intervento al Congresso realizzato mercoledì scorso, ma la novità rispetto a quanto comunicato nelle settimane precedenti era passata completamente inosservata prima che il quotidiano “El Paìs” le desse rilievo nella sua edizione di ieri.

«Abbiamo negato agli Stati Uniti l’uso delle basi aeree di Rota e Morón per questa guerra illegale. Tutti i piani di volo che prevedono azioni legate all’operazione in Iran sono stati respinti. Tutti, compresi quelli per il rifornimento in volo degli aerei» aveva dichiarato la scorsa settimana il leader socialista spagnolo.

Ciò non significa che le basi aeree di Morón e Rota non siano utilizzate dagli aerei dell’Aeronautica Militare degli Stati Uniti (USAF), poiché tutte le missioni previste dall’accordo bilaterale con Washington rimangono in vigore, come il supporto logistico per i circa 80.000 soldati statunitensi schierati in Europa, che viene svolto regolarmente. Il Centro di Controllo del Traffico Aereo di Siviglia continua inoltre a fornire anche supporto alla navigazione aerea dei bombardieri B-2 Spirit che decollano dalla base di Whiteman, nel Missouri, scaricano le loro bombe in Iran e poi tornano alla base con un volo di 30 ore senza scali, transitando nello Stretto di Gibilterra.

Nei giorni precedenti all’inizio dei bombardamenti in Iran, il Pentagono aveva schierato nelle basi del sud della Spagna una quindicina di aerei cisterna per fornire appoggio logistico ai caccia impiegati negli attacchi ma il governo spagnolo aveva detto no all’utilizzo di Rota e Moròn, in linea con quanto deciso da tutti i governi spagnoli negli ultimi decenni.

Di conseguenza, nel primo fine settimana di attacchi gli aerei cisterna stanziati a Rota e Moròn sono stati trasferiti in Francia o in Germania. Secondo quanto reso noto dalle autorità statunitensi, uno si è schiantato poi in Iraq, uccidendo i sei membri dell’equipaggio, e altri cinque sono stati danneggiati in un attacco iraniano contro una base di Washington in Arabia Saudita.

Di fronte al rifiuto di ospitare i bombardieri in Spagna, Washington ha ripiegato sulla base aerea di Fairford, nel sud-est dell’Inghilterra, teoricamente ceduta agli Stati Uniti dal premier britannico Keir Starmer soltanto per “missioni difensive”, cioè per distruggere i lanciamissili con cui l’Iran attacca le numerose basi occidentali presenti nei paesi arabi.
I B-52 e i B-1 hanno un’autonomia sufficiente per arrivare in Iran e tornare a Fairford senza fare rifornimento, ma il loro raggio d’azione diminuisce quando sono carichi di bombe. Quindi i bombardieri sono stati riforniti in volo dai KC-135 decollati dalle basi andaluse nei primi giorni e poi trasferiti nella base francese di Istres-le-Tube, nel sud della Francia.

Il rifiuto della Spagna si fornire supporto aereo agli attacchi non ha impedito alle cinque cacciatorpediniere statunitensi di stanza nella base navale di Rota di svolgere un ruolo di primo piano nell’aggressione all’Iran. Tre sono state utilizzate per proteggere Israele dai lanci di missili da parte di Teheran.


Il Vicepresidente del governo appena nominato, il socialista Carlos Cuerpo, ieri ha definito la chiusura dello spazio aereo spagnolo ai voli coinvolti negli attacchi all’Iran come «parte della decisione di non partecipare a una guerra iniziata contro il diritto internazionale».

In un’intervista all’emittente radiofonica “Cadena SER”, il Ministro dell’Economia ha dichiarato che, nonostante le minacce di Donald Trump di interrompere le relazioni commerciali con Madrid, finora non ci sono state ritorsioni economiche per la posizione di non collaborazione assunta dalla Spagna e non se ne attendono.

La ministra della Difesa Margarita Robles ha invece spiegato che il divieto di transito nello spazio aereo era implicito nel precedente rifiuto di Madrid di autorizzare l’uso delle basi andaluse ma evidentemente il governo ha ritenuto necessario esplicitarlo.
Ieri pomeriggio la Casa Bianca ha diffuso un breve commento, affermando di non aver bisogno dell’aiuto di Madrid né di quello di alcun altro paese per condurre l’operazione militare contro l’Iran.

Mentre i partiti di destra criticano il governo per la scelta di non partecipare all’azione militare contro l’Iran, quelli di sinistra chiedono a Sanchez di andare al di la della “non collaborazione” con Washington. In particolare Podemos chiede al governo di «espellere i soldati statunitensi dalle basi di Rota e Moròn» e di indire un nuovo referendum per permettere agli elettori spagnoli di dire basta alla presenza della Spagna nell’Alleanza Atlantica.

La posizione del governo Sanchez non è passata inosservata, ovviamente a Teheran. Alcuni giorni fa le autorità iraniane hanno infatti affermato che le navi spagnole possono passare nello Stretto di Hormuz senza temere attacchi. «L’Iran considera la Spagna un paese impegnato nel rispetto del diritto internazionale» si può leggere in un messaggio diffuso sui social dalla locale ambasciata di Teheran.

Secondo alcuni media spagnoli – legati sia all’opposizione di destra che alla sinistra radicale – in realtà i velivoli statunitensi coinvolti nell’apparato logistico di sostegno agli attacchi contro l’Iran continuerebbero indisturbati ad utilizzare le basi andaluse come è avvenuto del resto nell’ultimo mese utilizzando un escamotage.Secondo “El Mundo”, ad esempio venerdì scorso cinque aerei dell’aeronautica militare a stelle e strisce sono passati per Rota: «Il primo è decollato nelle prime ore del mattino dalla base, diretto a Gibuti, dove l’arrivo di velivoli americani è in aumento in previsione di un’eventuale escalation del conflitto in Medio Oriente. Successivamente è arrivato un Super Hercules dalla base aerea tedesca di Ramstein. Dopo mezzogiorno, altri tre aerei sono decollati per Chania, sull’isola greca di Creta. La sua posizione strategica è cruciale: a metà strada nel Mediterraneo orientale e sede della portaerei USS Gerald Ford, ormeggiata per manutenzione dal 19 marzo».

Secondo il quotidiano «questi cinque spostamenti portano a oltre 70 il numero totale di piani di volo che l’esercito di Donald Trump ha comunicato alle Forze Armate spagnole ed effettuato da e verso le due basi spagnole in questo primo mese di conflitto. Tale attività è superiore alla media per queste basi, a conferma del fatto che, nonostante il “No alla guerra” le strutture di Cadice e Siviglia sono essenziali per la pianificazione e il dispiegamento delle forze nel conflitto».

Secondo la fonte dell’Aeronautica militare spagnola consultata da “El Mundo”, «I movimenti degli aerei mostrano la combinazione di arrivi e partenze di velivoli Hercules e Globemaster che garantiscono sia il rifornimento delle forze schierate sia la rapida mobilità di truppe e attrezzature. Inoltre, i voli di collegamento consentono una migliore gestione delle risorse nell’area, collegando Rota con altre basi minori nel Mediterraneo».

Starebbero quindi continuando i voli verso altre basi europee come mezzo per proseguire verso la zona di conflitto, ma solo di velivoli destinati al trasporto di truppe, attrezzature e armi, come riconosciuto ieri dalla ministra Robles. Si tratta dello stesso espediente utilizzato finora dalle forze armate statunitense: la Spagna autorizza solo il piano di volo verso una destinazione intermedia rispetto al Golfo, senza conoscere i successivi spostamenti degli aerei statunitensi che passano dalle basi spagnole.

* Marco Santopadre, giornalista e saggista, si occupa di geopolitica e movimenti sociali. Scrive anche di Spagna e movimenti di liberazione nazionale. Collabora con Pagine Esteri, il Manifesto, Terzo Giornale, El Salto Diario e Berria