Pagine Esteri – Entro il 31 maggio i “burattini” del primo ministro ungherese uscente Viktor Orban possono dimettersi volontariamente dalle loro cariche, altrimenti verranno sostituiti d’autorità dal nuovo governo.
L’avvertimento arriva dal futuro premier ungherese, Peter Magyar. «Ciò vale per il presidente della Repubblica, quello della Corte suprema, dell’Ufficio nazionale della magistratura, della Corte costituzionale e per il procuratore generale», ha precisato il leader di Tisza, il partito di destra che ha vinto le elezioni del 12 aprile scalzando la forza politica di destra radicale al potere ininterrottamente per 16 anni.
Magyar ha annunciato alcuni cambiamenti anche sul fronte delle relazioni internazionali. «Il prossimo governo ungherese fermerà l’uscita del Paese dalla Corte penale internazionale e Budapest rispetterà l’obbligo di arrestare i leader ricercati dall’organo se presenti nel suo territori» ha detto ieri il premier in pectore nel corso di una conferenza stampa seguita alla prima riunione dei deputati della sua formazione. Magyar ha affermato di voler riportare l’Ungheria all’interno della Cpi, dopo che l’Assemblea Nazionale di Budapest aveva votato l’uscita dall’organismo nel 2025 su iniziativa di Orban.
A quanto si è appreso, la scorsa settimana Magyar ha avuto una conversazione telefonica con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, nei confronti del quale la Cpi ha emesso un mandato di cattura per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Un messaggio pubblicato dall’ambasciata di Israele a Budapest dopo il colloquio ha comunicato che Magyar ha però invitato Netanyahu alle celebrazioni per l’anniversario della rivolta antisovietica del 1956, che cade il prossimo 23 ottobre. Interrogato dal portale di informazione “Telex”, il leader di Tisza ha spiegato di aver invitato tutti i capi di Stato all’anniversario sottolineando però che se qualcuno che è membro della Cpi ed è ricercato entra in Ungheria deve essere arrestato.
Intanto Magyar ha annunciato oggi i primi nomi dei ministri del suo governo. Magyar è pronto a confermare Anita Orbán (che non ha alcuna parentela con l’ex premier ma che faceva parte del suo governo) al ministero degli Affari esteri. Al dicastero dell’Economia, che verrà unito a quello dell’Energia e diverrà un super-ministero centrale per il nuovo governo ungherese, verrà chiamato l’ex alto dirigente della multinazionale Shell, Istvan Kapitany. Al ministero delle Finanze andrà András Kármán, un economista con una lunga esperienza nell’amministrazione pubblica e in istituzioni finanziarie, considerato un profilo tecnico e attento alla gestione del debito pubblico. Alla Difesa è stato indicato Romulusz Rusin-Szendi, generale ed ex capo di Stato maggiore, ritenuto utile al rafforzamento delle forze armate ungheresi e dei rapporti con la Nato. Zsolt Hegedus, medico ungherese-britannico con una lunga esperienza nel sistema sanitario del Regno Unito, sarà invece ministro della Salute, mentre l’esperto di transizione green Laszlo Gajdos sarà ministro all’Ambiente. Infine Szabolcs Bona, espressione del mondo agricolo magiaro, sarà il ministro all’Agricoltura. I negoziati per completare le nomine – i ministri saranno in tutto 16 – proseguiranno nei prossimi giorni. Il nuovo gruppo parlamentare di Tisza, forte di 141 deputati, dovrà decidere anche le cariche più importanti del Parlamento di Budapest.
Il primo atto del nuovo governo di Magyar, non appena si insedierà, sarà quello di raggiungere un’intesa con Bruxelles per sbloccare i circa 18 miliardi di euro di fondi comunitari attualmente congelati a causa delle controversie sullo Stato di diritto legate alla vecchia era Orban. Il leader di Tisza – che per due anni è stato europarlamentare a Strasburgo – si è detto ottimista: un accordo politico con i vertici della Ue portrebbe essere già firmato tra il 15 e il 20 maggio. In cambio dello sblocco dei fondi, Budapest sottoscriverà una tabella di marcia dettagliata con le riforme che l’Ungheria intende attuare fino alla fine di agosto per ripristinare nel Paese uno stato di diritto.
A questo proposito la Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che l’Ungheria, con la legge che limita la rappresentazione delle persone Lgbt nei contenuti destinati ai minori, ha violato il diritto europeo. Il provvedimento, presentato come tutela dei minori e volto a impedire ai bambini l’accesso a materiali che mostrino l’omosessualità, secondo i giudici contrasta con i valori fondamentali dell’Unione, in particolare con l’articolo 2 del Trattato sull’UE.
Sul fronte economico, l’Ucraina potrebbe riattivare oggi il transito di petrolio russo verso l’Ungheria attraverso l’oleodotto Druzhba. Lo ha dichiarato su Facebook il ministro ungherese per gli Affari europei uscente, Janos Boka. Il ministro ha precisato che «dopo l’annuncio, il gestore contatterà il Gruppo Mol», che riceve petrolio russo per le sue raffinerie in Ungheria e Slovacchia.
Le forniture tramite Druzhba sono interrotte dallo scorso 27 gennaio, in seguito ad una controversia tra il governo di Orban e Kiev. Boka ha affermato che «se l’Ungheria non avesse bloccato il prestito di 90 miliardi di euro dell’Ue all’Ucraina, le forniture di petrolio amite l’oleodotto Druzhba non sarebbero mai riprese. La strategia ungherese ha funzionato: gli ucraini hanno finito i soldi prima che noi finissimo il petrolio». Boka ha poi accusato la Commissione europea di essersi rifiutata di difendere la sicurezza energetica di Budapest.
Il portavoce del Cremlino, Dmtri Peskov, ha dichiarato che la Russia è tecnologicamente pronta a riprendere il transito attraverso l’oleodotto Druzhba verso l’Ungheria, ma tutto dipende da Kiev. «Abbiamo obblighi contrattuali con l’Ungheria, ma dopo l’inizio del ricatto da parte del regime di Kiev, queste forniture sono state interrotte. Tutto dipende dal regime di Kiev: se riaprirà l’oleodotto e porrà fine al ricatto», ha dichiarato Peskov ai giornalisti. – Pagine Esteri




