L’esercito israeliano ha dichiarato che intende deportare in Israele due membri della Global Sumud Flotilla rapiti in acque internazionali, nei pressi della Grecia.
Mentre tutti gli altri attivisti sequestrati saranno rilasciati sulle coste greche, in un accordo estremamente controverso con il governo e le forze armate di Atene, Sai Abu Keshek e Thiago Ávila verranno trattenuti dai militari di Tel Aviv che li porteranno in Israele dove subiranno interrogatori e, probabilmente, arresti.
I militari israeliani affermano che Sai Abu Keshek è sospettato di affiliazione con un’ “organizzazione terroristica”, mentre Thiago Ávila è sospettato di “attività illegali”.
COMUNICATO STAMPA 1° MAGGIO GLOBAL SUMUD FLOTILLA
IL RILASCIO PARZIALE DEGLI ATTIVISTI DELLA GLOBAL SUMUD FLOTILLA NON CHIUDE L’INCIDENTE: DUE PERSONE RIMANGONO IN DETENZIONE ISRAELIANA SENZA ALCUNA BASE GIURIDICA, LE IMBARCAZIONI SONO DISTRUTTE, I CRIMINI COMMESSI IN ACQUE INTERNAZIONALI RESTANO SENZA RISPOSTA ISTITUZIONALE.
Chiediamo al Governo italiano e alle istituzioni europee di non trattare il parziale rilascio come una chiusura dell’incidente: è l’ultimo passaggio logistico di un’operazione illegale condotta in acque internazionali, in Unione Europea, e deve essere letto come tale.
Nella notte tra il 29 e il 30 aprile, forze navali israeliane hanno abbordato a mano armata le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla in acque internazionali, in Unione Europea, nei pressi di Creta, a oltre 900 chilometri da Gaza. Hanno circondato le imbarcazioni civili, le hanno abbordate con l’uso della forza, le hanno private dei sistemi di navigazione e comunicazione e le hanno lasciate alla deriva con oltre 170 civili sequestrati. L’operazione si è svolta a notevole distanza da qualsiasi area di conflitto diretto, configurando una deliberata estensione della zona operativa. Il 1° maggio, circa 175 attivisti sono stati sbarcati a Creta e consegnati alle autorità greche per il trasferimento all’aeroporto di Heraklion. Il successivo trasferimento di 175 attivisti a Creta rappresenta una grave violazione del diritto internazionale, l’ultimo passaggio di un’operazione che solleva gravi interrogativi giuridici: detenzione senza accusa, assenza di accesso consolare verificabile e trasferimento forzato verso un paese terzo. Il Ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha presentato questo come una risoluzione conclusiva, ringraziando Atene per la cooperazione. Non si tratta di una risoluzione. È l’ultimo passaggio logistico di un’operazione illegale, e deve essere letto come tale.
Esprimiamo profondo sconcerto e preoccupazione per la gravità dell’accaduto e per l’assenza di iniziative concrete successive alle dichiarazioni pubbliche di condanna. Le persone a bordo delle nostre imbarcazioni sono state sequestrate a mano armata in acque internazionali, trasportate contro la loro volontà su navi militari, trattenute senza accusa formale, senza accesso consolare confermato e senza alcuna procedura giudiziaria, e infine depositate nel territorio di uno Stato terzo che non aveva alcun titolo nella loro detenzione. Il fatto che non si trovino più su una nave israeliana non modifica il carattere giuridico di quanto subito. Un sequestro di persona non cessa di essere tale perché la vittima viene infine lasciata da qualche parte. Particolarmente allarmante è la situazione di Saif Abukeshek e Thiago Avila, rapiti in acque internazionali, in Unione Europea, con l’intenzione di incarcerarli in Israele con l’accusa di attività illecite, senza che sia stata resa pubblica alcuna base giuridica. L’identificazione dei due attivisti è avvenuta tramite comunicazioni pubbliche, senza garanzie procedurali fondamentali. Uno Stato non può stabilire un sospetto penale attraverso un comunicato diffuso sui social media.
Ricordiamo che l’estradizione di cittadini europei verso un paese in cui sono accertate violazioni dei diritti umani è vietata, come testimonia la sentenza della Corte d’appello dell’Aquila nel caso Anan Yaeesh nel marzo 2024. Anche in Italia è stato aperto un procedimento per torture avvenute durante la precedente missione. Il rapimento di Saif Abukeshek è avvenuto su un’imbarcazione battente bandiera italiana: questo impone all’Italia precisi obblighi di protezione e di adoperarsi per porre fine a questa situazione grave e illegittima. Tra le imbarcazioni sequestrate figurano almeno 7 battenti bandiera italiana, e tra le persone a bordo risultano 23 cittadini italiani. L’azione delle forze israeliane configura, ai sensi della legislazione italiana, una serie di ipotesi di reato: tra le quali il tentato omicidio, il tentato naufragio, il danneggiamento seguito da pericolo di naufragio, il sequestro di persona e la violazione delle norme previste dalle convenzioni internazionali sulla navigazione ratificate dall’Italia. Il trasferimento in Israele e la detenzione nelle carceri israeliane espongono inoltre le attiviste e gli attivisti al rischio di tortura e trattamenti inumani e degradanti. Amnesty International ha documentato che attivisti detenuti durante la precedente operazione, nell’ottobre 2025, sono stati sottoposti a privazione del sonno, negazione di acqua potabile e negazione di assistenza medica. Questi abusi sono attualmente oggetto di indagine da parte della Procura di Roma, con l’ipotesi di reato di tortura. Le dichiarazioni israeliane circa il rispetto dei diritti umani nella presente operazione provengono dallo stesso Stato la cui condotta è sotto esame penale attivo in una giurisdizione europea. Non hanno alcun valore probatorio. Chiediamo con urgenza al Governo italiano di:
Avviare immediatamente misure di protezione consolare e di assistenza legale volte ad assicurare l’immediato rilascio e l’incolumità di tutti i partecipanti alla missione umanitaria imbarcati su navi battenti bandiera italiana.
Condannare pubblicamente e formalmente gli atti posti in essere da Israele contro la missione della Global Sumud Flotilla e avviare l’accertamento delle responsabilità per i crimini perpetrati.
Inviare immediatamente una nota diplomatica formale e pubblica al Governo di Israele, per riaffermare la natura umanitaria della Global Sumud Flotilla e chiedere formalmente a Israele di non interferire con il suo passaggio.
Adoperarsi per il rilascio delle imbarcazioni illegalmente sequestrate e del carico umanitario presente a bordo al momento dell’abbordaggio.
Leggi qui l’articolo di Pagine Esteri sull’assalto israeliano alla Global Sumud Flotilla:




