Pagine Esteri (foto fermo immagine da YouTube) – La crisi politica turca si approfondisce ed è sempre di più scontro frontale tra il presidente Recep Tayyip Erdogan e un’opposizione sotto pressione giudiziaria e poliziesca. La decisione della corte d’appello di Ankara di annullare il congresso tenuto nel 2023 del Partito Popolare Repubblicano (CHP), destituendo il leader Ozgur Ozel e reinsediando l’ex segretario Kemal Kılıçdaroglu, ha provocato proteste diffuse e accuse di «golpe giudiziario».

Domenica la tensione è esplosa nella capitale quando la polizia antisommossa ha fatto irruzione nella sede del CHP ad Ankara, utilizzando gas lacrimogeni e proiettili di gomma per sgomberare dirigenti e sostenitori rimasti all’interno dell’edificio in segno di protesta contro la sentenza. Le immagini degli agenti che entrano con la forza nel quartier generale del principale partito di opposizione hanno suscitato indignazione in ampi settori della società turca e rafforzato le accuse di deriva autoritaria contro il governo.

Tra le reazioni più significative c’è stata quella del partito filo-curdo DEM, terza forza del parlamento turco, che ha definito l’operazione di polizia «una vergogna per la democrazia». Il co-presidente Tuncer Bakirhan, dopo un incontro con Ozel, ha denunciato apertamente l’intervento delle forze di sicurezza e il ruolo dei tribunali nella vicenda politica del CHP. «Il destino dei partiti politici non dovrebbe essere deciso dai tribunali ma dagli iscritti e dagli elettori», ha affermato, esprimendo una critica che va oltre il caso specifico e investe l’intero sistema politico turco.

La vicenda segna un ulteriore aggravamento nella repressione dell’opposizione. Negli ultimi mesi decine di sindaci e dirigenti del CHP sono stati arrestati o incriminati, mentre il sindaco di Istanbul Ekrem İmamoglu, considerato il più pericoloso rivale elettorale di Erdogan, resta incarcerato con accuse di corruzione e terrorismo. Organizzazioni internazionali e gruppi per i diritti umani vedono in queste misure il tentativo di neutralizzare ogni possibile alternativa politica in vista delle future elezioni presidenziali.

La sentenza contro Ozel arriva inoltre in un momento delicato per il paese. Il governo turco sta, o meglio, starebbe dialogando con il PKK, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, per mettere fine al conflitto che dal 1984 ha provocato oltre 40mila morti. In questo contesto il DEM, che ha svolto un ruolo importante nei contatti indiretti tra le parti, avverte che la repressione contro il CHP rischia di minare la credibilità stessa del processo di pace. Per i dirigenti curdi non può esistere una soluzione politica alla questione curda senza un più ampio processo di democratizzazione del paese.

Il governo e il partito AKP respingono però ogni accusa. Il portavoce del partito presidenziale Omer Celik ha difeso la sentenza sostenendo che la magistratura turca agisce in piena indipendenza. Anche il ministero della Giustizia ha parlato di «normale funzionamento dello stato di diritto». Una versione contestata non solo dall’opposizione interna ma anche da osservatori europei e internazionali. L’Unione europea ha espresso preoccupazione per l’indipendenza della magistratura e per il pluralismo in Turchia.

Dietro lo scontro sul CHP molti analisti leggono il tentativo del presidente Erdoğan di consolidare ulteriormente il proprio potere dopo oltre vent’anni al governo. Ozel aveva rilanciato il CHP dopo la sconfitta elettorale del 2023, conducendo il partito a importanti vittorie amministrative nel 2024 e trasformandolo nuovamente in un polo di aggregazione dell’opposizione laica e nazionalista. Proprio questa crescita politica avrebbe reso il CHP un bersaglio prioritario dell’apparato statale.

Le prossime elezioni politiche in Turchia sono previste per il 2028, ma dovrebbero essere anticipate se Erdogan, 72 anni, e al termine del suo mandato, volesse ricandidarsi.

La crisi ha avuto anche ripercussioni economiche immediate. La lira turca ha subito nuove pressioni e la banca centrale sarebbe intervenuta per sostenere il mercato valutario dopo il crollo di fiducia provocato dalla sentenza. Gli investitori internazionali guardano con crescente preoccupazione a un paese dove la stabilità politica appare sempre più fragile e dove il confine tra giustizia e lotta politica sembra assottigliarsi ogni giorno di più.

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