Pagine Esteri – Ufficialmente c’è il cessate il fuoco, ma le bombe israeliane continuano a colpire Gaza e il Libano con un’intensità crescente, mietendo soprattutto vite di civili. Martedì sera un raid israeliano nel quartiere di Rimal, nella parte occidentale di Gaza City, ha distrutto il piano superiore di un edificio residenziale uccidendo almeno sei persone e ferendone più di venti, quasi tutte civili Tra i morti figura almeno una donna, mentre i soccorritori scavavano ancora tra le macerie alla ricerca di dispersi.
L’esercito israeliano ha annunciato che nell’attacco sarebbe stato ucciso anche Mohammad Odeh, indicato come il nuovo capo dell’ala armata di Hamas dopo l’uccisione, lo scorso 15 maggio, del comandante Izz al-Din al-Haddad. Fonti vicine alla famiglia hanno confermato la morte di Odeh e riferito che nell’attacco israeliano ha ucciso anche la moglie e il figlio. Hamas, tuttavia, non ha ancora diffuso un comunicato ufficiale sulla sua nomina né sulla sua morte.
Secondo fonti palestinesi, Odeh guidava l’intelligence militare del movimento islamico e veniva considerato uno degli ultimi membri ancora in vita del vertice delle Brigate Qassam. Nonostante la tregua scattata lo scorso ottobre, Israele prosegue da mesi una campagna sistematica di eliminazione dei dirigenti politici e militari di Hamas a Gaza. Il prezzo più alto però viene pagato dalla popolazione civile. Le autorità sanitarie di Gaza affermano che dall’inizio dell’offensiva israeliana, nell’ottobre 2023 dopo l’attacco di Hamas nel sud dello Stato ebraico (circa 1.200 morti), sono stati uccisi oltre 72mila palestinesi, in larga maggioranza civili. Altre migliaia di morti si trovano sotto le macerie di case ed edifici distrutti dai bombardamenti. Dal cessate il fuoco circa 900 palestinesi sono morti nei nuovi attacchi israeliani. Israele sostiene che vuole impedire ai combattenti di Hamas di riorganizzarsi nelle aree vicine alle linee di separazione. Le vittime però sono quasi sempre civili.
Nel frattempo i negoziati indiretti tra Israele e Hamas sulla seconda fase della tregua restano in stallo. L’intesa dovrebbe prevedere il ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia e il disarmo di Hamas, ma le posizioni delle parti restano distanti.
Intanto il ministro della Difesa israeliano Israel Katz è tornato a parlare dell’attuazione futura di un piano di “migrazione volontaria” da Gaza, un’espressione che palestinesi e osservatori internazionali interpretano come un tentativo di legittimare la deportazione di massa della popolazione palestinese.
Parallelamente Israele ha intensificato e allargato l’occupazione del Libano. Ieri ha lanciato oltre 120 raid aerei nel sud e nell’est del Paese, in una delle giornate più pesanti delle ultime settimane. Il ministero della Salute libanese ha riferito che almeno 31 persone sono state uccise e altre 40 ferite nelle ultime ore.
Particolarmente sanguinoso l’attacco contro la località di Burj al-Shamali, nel Libano meridionale, dove sono morte 14 persone, inclusi due bambini e tre donne. Altri bombardamenti hanno colpito zone vicine al castello crociato di Beaufort, sito storico descritto dall’UNESCO come uno dei castelli medievali meglio conservati della regione, e nei pressi della diga di Qaraoun, il più grande bacino idrico del Libano.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che l’esercito sta “approfondendo le operazioni” nel Paese e rafforzando la fascia di sicurezza occupata nel sud del Libano. Secondo fonti libanesi, le truppe israeliane avrebbero superato la cosiddetta “Yellow Line”, avanzando oltre la zona cuscinetto stabilita unilateralmente da Israele.
L’esercito israeliano ha ordinato agli abitanti di decine di villaggi di non rientrare nelle loro case, mentre numerose abitazioni vengono demolite nelle aree occupate. Hezbollah ha risposto annunciando attacchi con droni esplosivi, razzi e artiglieria contro carri armati e truppe israeliane dirette verso la località di Zawtar al-Sharqiya.
Il bilancio complessivo dell’offensiva israeliana in Libano, secondo Beirut, ha raggiunto 3.213 morti e oltre 9.700 feriti dal 2 marzo scorso. L’Organizzazione mondiale della sanità stima che almeno 608 persone siano state uccise nei raid israeliani anche dopo l’annuncio della tregua del 16 aprile.
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