Benjamin Netanyahu alza ancora la posta e dimostra che per lui e il suo governo il cessate il fuoco non conta nulla. Durante una conferenza tenuta in un insediamento coloniale in Cisgiordania occupata, il primo ministro israeliano ha annunciato giovedì di aver ordinato all’esercito di espandere ulteriormente il controllo sulla Striscia fino a raggiungere il 70% del territorio palestinese. «Prima di tutto il settanta per cento. Partiamo da questo», ha dichiarato Netanyahu. «Li stiamo pressando da tutti i lati. Ci occuperemo dei resti».

Le parole del premier confermano ciò che da mesi denunciano osservatori internazionali, operatori umanitari e più di tutti i palestinesi: la cosiddetta “zona cuscinetto” creata da Israele lungo i confini di Gaza continua ad allargarsi ben oltre quanto previsto dagli accordi di tregua mediati dagli Stati Uniti nell’ottobre scorso. Secondo fonti militari e analisti citati da Reuters, Israele controlla già circa il 64% previsto dalle intese della Striscia, ridotta a un paesaggio di macerie dalle offensive israeliane.

L’accordo di cessate il fuoco raggiunto in autunno avrebbe dovuto riportare le truppe israeliane entro una linea di demarcazione chiamata “linea gialla”, che assegnava a Israele circa il 53% del territorio di Gaza in vista di un suo ritiro. Ma secondo diverse inchieste, i blocchi di cemento che delimitavano quella linea sono stati progressivamente spostati più a ovest. Mappe distribuite dall’esercito israeliano alle organizzazioni umanitarie mostrano nuove aree interdette alla popolazione civile che inglobano quasi due terzi della Striscia.

Molti vedono nell’espansione della zona militare israeliana un piano di espulsione graduale della popolazione locale. A rafforzare questi timori sono state le dichiarazioni di diversi ministri israeliani, a partire da quello della Difesa Israel Katz, che parla apertamente della necessità di incoraggiare una “migrazione volontaria” dei palestinesi fuori da Gaza.

Nella pratica, Israele intende comprimere oltre due milioni di persone in una porzione sempre più stretta di territorio rendendo ancora più dure le condizioni di vista a Gaza dove intere città e villaggi sono stati cancellati dai bombardamenti. Le infrastrutture civili, dagli ospedali alle reti idriche, risultano devastate. Le Nazioni Unite e le principali organizzazioni umanitarie internazionali descrivono Gaza come uno dei luoghi più affollati e invivibili al mondo.

La nuova direttiva di Netanyahu arriva mentre l’esercito israeliano intensifica gli attacchi aerei e terrestri, sostenendo di voler eliminare i vertici di Hamas coinvolti nell’attacco del 2023. Martedì Israele ha annunciato l’uccisione del capo dell’ala armata di Hamas, dieci giorni dopo aver eliminato il suo predecessore. Ma il prezzo pagato dai civili continua a crescere.

Mercoledì sera un raid israeliano ha colpito un edificio vicino ad alcune tende di sfollati durante le celebrazioni musulmane dell’Eid al-Adha. Secondo le autorità sanitarie di Gaza, almeno dieci persone sono state uccise, tra cui cinque bambini, mentre altre diciotto sono rimaste ferite. Israele sostiene che nell’attacco fossero presenti due dirigenti di Hamas.

Etidal Al-Za’im, una donna sopravvissuta al bombardamento, ha raccontato all’agenzia Reuters che la sua famiglia stava festeggiando la ricorrenza religiosa all’interno della tenda quando l’esplosione dell’edificio vicino ha fatto crollare detriti sopra di loro. «Siamo usciti sentendo un boato», ha detto. «Siamo rimasti sotto le macerie per quasi un’ora prima di riuscire a trovare una via d’uscita».

Un altro abitante di Gaza, Abu Azam, ha spiegato che nella Striscia «nessuno è al sicuro». «Puoi essere colpito per strada, in casa, in ospedale o mentre vai al mercato», ha raccontato dopo aver assistito alle conseguenze del raid.

Secondo le autorità sanitarie palestinesi, oltre 900 persone sono state uccise dagli attacchi israeliani dall’inizio della tregua.

Le dichiarazioni del premier israeliano sul “70%” allontanano ulteriormente qualsiasi prospettiva di soluzione politica e con il pretesto del mancato disarmo di Hamas, Tel Aviv ora punta alla trasformazione permanente della geografia politica di Gaza.

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