Ieri il Portogallo ha vissuto la seconda giornata di sciopero generale in sei mesi, indetta dalla Confederazione Generale dei Lavoratori (CGTP-IN) dopo la prima mobilitazione organizzata l’11 dicembre scorso dopo ben 12 anni da quella precedente.
Lo sciopero è iniziato nella notte tra martedì e mercoledì con una serie di picchetti che poi sono confluiti durante la giornata nelle manifestazioni convocate nelle maggiori città.
L’impatto delle proteste si è fatto sentire in modo particolare nei reparti ospedalieri del Servizio Sanitario Nazionale, con un’adesione media tra il 95% e il 100% del personale non sottoposto alle restrizioni previste dai servizi minimi garantiti. Secondo il segretario generale della Federazione Nazionale degli Insegnanti, José Feliciano Costa, si è avuta un’altissima partecipazione allo sciopero anche da parte degli insegnanti, che ha portato alla sospensione delle lezioni in numerose scuole e istituti di tutto il Paese.
Anche la rete dei trasporti è stata fortemente toccata dall’astensione dal lavoro. L’operatore ferroviario statale, Comboios de Portugal, è stato costretto a sospendere tutti i viaggi a lunga percorrenza e la stragrande maggioranza dei servizi regionali. La metropolitana di Lisbona ha chiuso, con la direzione che in mattinata ha annunciato che non sarebbe stata in grado di mantenere attivi neanche i servizi minimi. Lo sciopero nei trasporti è stato così incisivo che gli effetti si sono fatti sentire anche oggi, con un centinaio di treni cancellati in mattinata, circa il 30% di quelli previsti per oggi. La compagnia di bandiera portoghese, la TAP, ha cancellato la maggior parte dei suoi voli, mantenendone solo 79 sugli oltre 300 previsti.
Anche nel settore privato la protesta ha avuto un seguito maggiore rispetto allo sciopero di dicembre, con punte del 95% in grandi aziende come Bosch, Sovena, Cimpor e Galvidro.
Diverse migliaia di persone hanno partecipato al corteo convocato a Lisbona, che è partito da Piazza Marquês de Pombal ed è sfilato fino al Parlamento. Il raduno è proseguito nel pomeriggio nella piazza antistante l’Assemblea della Repubblica. Dopo lo scioglimento della manifestazione, nel tardo pomeriggio un gruppo di manifestanti ha eretto delle barricate con dei cassonetti incendiati nel tentativo di proseguire la protesta. L’intervento della polizia in assetto antisommossa ha causato alcuni scontri con i manifestanti, con lanci di pietre, bottiglie e fuochi d’artificio. Al termine degli scontri sei persone sono state arrestate.
Lo sciopero è stato convocato soprattutto per protestare contro la proposta di “riforma” del lavoro promossa dal governo di centrodestra del primo ministro Luís Montenegro, attualmente in discussione presso l’Assemblea della Repubblica.
Il pacchetto di misure, denominato “Trabalho XXI”, è stato approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 14 maggio per poi essere trasmesso al parlamento per l’approvazione.
I sindacati e i partiti di sinistra – socialisti, comunisti, Livre e Bloco de Esquerda – denunciano la drastica riduzione dei diritti dei lavoratori rappresentata dalla “riforma” che facilita i licenziamenti per giusta causa attraverso la riduzione delle garanzie previste attualmente per i dipendenti.
La legge promuove inoltre un maggiore ricorso ai contratti a tempo determinato tra i giovani con il pretesto “della mancanza di esperienza pregressa”, espone i lavoratori alle rigide esigenze organizzative delle aziende e reintroduce la contestata “banca del tempo individuale”, un meccanismo che consente di estendere l’orario di lavoro fino a 50 ore settimanali. Secondo le nuove norme i dipendenti potranno lavorare fino a un massimo di 150 ore annuali aggiuntive rispetto a quelle previste dal contratto senza che il datore di lavoro sia obbligato a pagare gli straordinari.
Al termine della giornata di mobilitazione, il segretario generale del CGTP-IN, Tiago Oliveira, ha rivendicato l’ampio successo dello sciopero ribadendo la richiesta al governo di centrodestra di ritirare la contestata “riforma”.




