Pagine Esteri – Donald Trump ha investito nel 2025, attraverso i suoi intermediari finanziari, tra 9,7 e 24,3 milioni di dollari in azioni di dodici produttori di armi e aziende legate al Pentagono. È quanto emerge da un’analisi di Responsible Statecraft sulla nuova dichiarazione finanziaria del presidente statunitense. Nel portafoglio compaiono Palantir, Lockheed Martin, General Dynamics, GE Aerospace, RTX, Boeing e altri grandi contractor che hanno beneficiato dell’aumento della spesa militare, della guerra contro l’Iran e della corsa a ricostituire gli arsenali statunitensi.

Il dato più grave non è soltanto l’entità degli investimenti, ma il rapporto tra le decisioni assunte dalla Casa Bianca e il valore delle aziende possedute dal presidente. Le società di intermediazione che gestiscono il patrimonio di Trump non possono ricevere ordini di compravendita da lui o dai suoi familiari. I beni, però, non sono stati collocati in un blind trust. Trump può quindi sapere quali titoli possiede e adottare politiche capaci di favorirli.

Nel solo 2025 i suoi intermediari hanno acquistato tra 1,6 e 3,9 milioni di dollari in azioni Palantir. L’azienda ha sviluppato Maven Smart System, il sistema di intelligenza artificiale utilizzato per colpire mille obiettivi in Iran nelle prime ventiquattro ore di guerra, e ha ottenuto dall’amministrazione un contratto da 10 miliardi di dollari per gestire dati e software dell’esercito statunitense. Le azioni Palantir sono cresciute del 135 per cento nel primo anno della nuova presidenza Trump.

Il portafoglio comprende inoltre fino a 3 milioni di dollari in GE Aerospace, produttrice di componenti per gli aerei impiegati da Stati Uniti e Israele contro l’Iran; fino a 1,4 milioni in Lockheed Martin, che costruisce gli F-35 e gli F-22 utilizzati nei bombardamenti; fino a un milione in General Dynamics, produttrice di bombe pesanti e missili; oltre 800 mila dollari in RTX, l’azienda dei Tomahawk impiegati nell’attacco che ha ucciso più di 120 studentesse iraniane.

Le stesse società ricevono ora nuovi contratti per sostituire le armi consumate nella guerra iniziata il 28 febbraio. Il Pentagono ha chiesto di spostare 373 milioni di dollari già stanziati per acquistare 23 nuovi intercettori Standard Missile-3 IB da RTX. Dopo la distruzione di diversi radar THAAD statunitensi in Medioriente, Lockheed Martin ha ottenuto un contratto da 35 miliardi di dollari per quadruplicarne la produzione. Boeing, di cui Trump ha acquistato più di 700 mila dollari in azioni, aveva venduto a Israele caccia F-15 per 8,6 miliardi meno di tre mesi prima dell’attacco congiunto statunitense-israeliano contro l’Iran.

La crescita dei titoli misura l’effetto economico delle politiche presidenziali. Nel 2025 Kratos Defense ha guadagnato il 188 per cento, GE Aerospace l’84 e Raytheon il 61. Ad aprile Trump ha pubblicato su Truth Social un messaggio di elogio a Palantir e alle sue capacità belliche. Nel giro di pochi minuti il valore delle azioni è salito del 3 per cento. Il presidente ha promosso pubblicamente una società presente nel proprio portafoglio mentre il governo le assegnava commesse miliardarie.

L’inchiesta inserisce gli investimenti militari in un quadro finanziario più vasto. Nel 2025 Trump ha generato circa 2 miliardi di dollari attraverso attività private, di cui 1,4 miliardi dalle criptovalute. Il suo reddito è quadruplicato rispetto al 2024. Quasi 799 milioni sono arrivati da World Liberty Financial, l’impresa di criptovalute controllata dalle famiglie Trump e Witkoff e sostenuta dagli Emirati Arabi Uniti.

Pochi giorni prima dell’insediamento, lo sceicco Tahnoon bin Zayed Al Nahyan ha investito 500 milioni di dollari in World Liberty Financial. Nella primavera successiva, società a lui riconducibili hanno trasferito 2 miliardi sulla piattaforma Binance utilizzando USD1, la criptovaluta della famiglia Trump. Public Citizen ha definito l’operazione un enorme conflitto di interessi per la politica estera statunitense.

La Casa Bianca sostiene che non esistano conflitti di interessi. Trump, interrogato sulla dichiarazione finanziaria, ha risposto che tutti stanno guadagnando e che anche lui guadagna perché affida molto denaro agli intermediari. In precedenza aveva negato il problema; quest’anno ha ammesso di aver scoperto che «non importava a nessuno».

Il presidente decide guerre, bilanci militari e contratti pubblici mentre possiede azioni delle aziende che vendono le armi, ricostruiscono gli arsenali e forniscono i sistemi utilizzati negli attacchi. Non è necessario dimostrare che abbia impartito un ordine di acquisto per rilevare il conflitto. Le sue decisioni aumentano il valore di un patrimonio di cui conosce la composizione e dal quale continua a ricavare profitti. Pagine Esteri


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