Pagine Esteri – Quando un militare israeliano arriva in un aeroporto straniero i controlli di frontiera potrebbero trasfromarsi in un interrogatorio e potenzialmente in un arresto per aver commesso crimini di guerra. È per questo che Shurat HaDin, ong legale di destra, ha lanciato Shachpatz, una nuova applicazione destinata a fornire una sorta di rete di sicurezza ai riservisti israeliani in viaggio all’estero.

La piattaforma riunisce avvisi di viaggio governativi, contatti delle ambasciate, servizi di emergenza, indicazioni legali e segnalazioni degli stessi viaggiatori. Ma soprattutto mette gli utenti in contatto con una rete di circa 600 avvocati in 17 Paesi, pronti, secondo Shurat HaDin, a intervenire nel caso in cui un israeliano venga fermato o rischi un procedimento giudiziario.

Nitzana Darshan-Leitner, fondatrice e presidente di Shurat HaDin, descrive l’iniziativa come una risposta ai tentativi delle organizzazioni filopalestinesi di perseguire singoli soldati israeliani per crimini commessi a Gaza e negli altri territori palestinesi. Secondo Darshan-Leitner, l’arresto di un militare israeliano è un obiettivo politico importante.

Shachpatz è una sorta di strumento di protezione per i soldati, ma la sua stessa esistenza documenta quanto sia cresciuto il timore, in Israele, che l’offensiva che ha completamente distrutto la Striscia e ucciso oltre 70mila palestinesi, tra cui 20mila bambini, possa avere conseguenze giudiziarie anche sul piano individuale. L’applicazione perciò invita i riservisti a prepararsi prima di partire. Tra i consigli c’è quello di controllare la propria attività sui social network e, in particolare, i contenuti che potrebbero identificarli, dimostrare la loro partecipazione alle operazioni militari o rivelare dove si trovavano durante il servizio. Un’indicazione che assume un significato particolare nel mondo social in cui fotografie e video pubblicati dagli stessi militari israeliani hanno spesso documentato le loro azioni a Gaza generando ampio sdegno internazionale.

La piattaforma consente inoltre di informarsi preventivamente sulla destinazione, conoscere i possibili rischi legali e condividere con altri utenti esperienze positive o negative. L’obiettivo è costruire una sorta di banca dati dei luoghi nei quali un israeliano, e soprattutto un militare, potrebbe essere esposto a procedimenti o controlli.

La funzione più delicata riguarda però il momento in cui il rischio diventa concreto. Shachpatz offre indicazioni su come comportarsi durante un interrogatorio, mette a disposizione i contatti delle rappresentanze diplomatiche israeliane e consente di accedere alla rete di legali di Shurat HaDin.

L’applicazione non è riservata esclusivamente ai veterani dell’esercito. Gli avvisi e gli strumenti offerti potrebbero essere utilizzati più in generale dagli israeliani che viaggiano all’estero. Ma è evidente che il bersaglio principale dell’iniziativa sono coloro che hanno partecipato alle operazioni militari a Gaza.

Il fenomeno solleva però una questione che va oltre la sicurezza dei viaggiatori. Se un numero crescente di militari israeliani teme di essere identificato, interrogato o perseguito all’estero per il proprio ruolo nella guerra, il problema non può essere ridotto soltanto alla capacità delle organizzazioni filopalestinesi di promuovere azioni giudiziarie.

Dietro la nascita di una simile «rete di sicurezza» vi è infatti anche la volontà di negare contro l’evidenza le accuse relative agli attacchi israeliani nella Striscia: bombardamenti a tappeto che hanno provocato un numero enorme di vittime civili, distruzione sistematica di infrastrutture e abitazioni, attacchi contro strutture sanitarie e umanitarie e condizioni di vita imposte alla popolazione palestinese che hanno suscitato accuse di gravi violazioni del diritto internazionale.


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