Pagine Esteri (foto fermo immagine da YouTube)- È una notte destinata a lasciare un segno profondo nella storia politica della Germania. L’Alternativa per la Germania (AfD), il partito di estrema destra – più correttamente dovrebbe essere definito neonazista – ha conquistato una vittoria travolgente nelle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt. Secondo l’emittente pubblica ARD, l’AfD ha ottenuto il 44,5% dei voti, più del doppio rispetto al 20,8% conquistato nel 2021. La Cdu del cancelliere Friedrich Merz è precipitata al 18,5%, dal 37,1% di cinque anni fa.
Il dato assume un significato che va ben oltre i confini di questo Land della Germania orientale, poco più di due milioni di abitanti. Per la prima volta dal crollo del nazismo un partito che si rialaccia su molti punti al passato hitleriano, si trova a un passo dalla conquista del governo di un Land tedesco. L’AfD non è ancora certa di poter disporre dei seggi necessari per governare da sola, ma la distanza dagli avversari è tale da rendere il risultato un terremoto politico nazionale.

«Abbiamo fatto la storia in questo Land», ha dichiarato a caldo il candidato di punta dell’AfD, il 35enne Ulrich Siegmund. E proprio questa è la parola che ricorre nelle prime reazioni del partito: storia. Siegmund aveva trasformato la campagna elettorale in un referendum sul futuro dell’AfD, indicando esplicitamente la conquista della Sassonia-Anhalt come il primo passo verso la presa del potere a livello nazionale. Il prossimo obiettivo sono le elezioni federali del 2029.
Il successo dell’AfD arriva mentre il partito è ormai diventato, secondo diversi sondaggi nazionali, la prima forza politica tedesca. La sua avanzata non è più confinata all’ex Germania orientale, dove ha storicamente raccolto i risultati migliori. All’inizio dell’anno aveva raggiunto circa il 20% anche nel Baden-Württemberg e nella Renania-Palatinato, due Länder occidentali considerati per decenni poco permeabili all’estrema destra. È il segnale che la frattura politica non riguarda più soltanto l’ex Germania comunista.
L’attacco al sistema
La Cdu, che in Sassonia-Anhalt governava dal 2002, ha perso quasi metà dei propri consensi. Il cancelliere Merz paga il malcontento per una situazione economica che continua a creare preoccupazioni e per la delusione di molti elettori nei confronti delle promesse di rilancio. Un sondaggio ARD ha indicato che l’87% degli elettori del Land è insoddisfatto del governo federale.
L’AfD ha saputo trasformare questa insoddisfazione in una campagna aggressiva contro l’establishment. Immigrazione, sicurezza, identità nazionale e rifiuto delle politiche considerate progressiste sono stati i pilastri della sua propaganda. Il partito promette una drastica stretta sull’immigrazione, deportazioni e una politica di «remigrazione», una maggiore presenza dei simboli nazionali nelle scuole, il divieto delle bandiere arcobaleno negli istituti scolastici e il ritorno dell’inno nazionale nelle cerimonie scolastiche. Siegmund ha inoltre promesso di fermare la costruzione di nuovi parchi eolici.
Nel programma dell’AfD trovano spazio anche proposte che segnano una netta rottura con l’impostazione della Germania contemporanea: classi separate per i figli dei rifugiati, una riforma radicale del servizio pubblico radiotelevisivo e il rafforzamento dei cosiddetti «gruppi di vigilanza» dei cittadini. A questo si aggiunge una posizione internazionale radicalmente diversa da quella perseguita dal governo di Berlino: l’AfD vuole riaprire i rapporti con Mosca, critica il sostegno tedesco all’Ucraina e propone persino l’uscita dall’euro.

Il muro non basta più
Per anni i partiti tedeschi hanno cercato di fermare l’AfD attraverso la cosiddetta Brandmauer, il «muro di protezione» che impedisce alle forze tradizionali di collaborare con l’estrema destra. Cdu, Spd, Verdi e gli altri partiti hanno ribadito anche in questa campagna elettorale di non voler formare coalizioni con l’AfD.
Ma il muro politico rischia ormai di trasformarsi in una trappola. Più l’AfD cresce, più diventa difficile governare senza confrontarsi con il peso elettorale di milioni di tedeschi che la sostengono. L’AfD, dal canto suo, sostiene di avere ricevuto un «chiaro mandato» per governare. La co-leader Alice Weidel ha definito il risultato «storico». Ma anche all’interno del partito è evidente che il passaggio dalla protesta al governo sarebbe molto più complesso. La maggioranza delle forze politiche continua infatti a escludere qualsiasi collaborazione.
La Germania che cambia
La sua crescita è stata rapidissima. Nata nel 2013 con una forte impronta euroscettica, l’AfD si è progressivamente spostata verso posizioni sempre più radicali sull’immigrazione, sull’identità nazionale e sull’ordine pubblico, fino a diventare il principale punto di riferimento dell’estrema destra tedesca.
La storia della Germania pesa inevitabilmente su questa trasformazione. È proprio il passato nazista a rendere particolarmente significativa la possibilità che una formazione classificata come estremista possa conquistare un esecutivo regionale. Per decenni la cultura politica della Repubblica federale è stata costruita anche sull’idea che il ritorno dell’estrema destra al potere dovesse essere impedito a ogni costo. Questa notte quella certezza è stata scossa alle fondamenta.
La Sassonia-Anhalt potrebbe essere soltanto l’inizio. Siegmund lo ha detto apertamente: il suo obiettivo non è fermarsi a Magdeburgo. L’AfD vuole trasformare il voto regionale in una prova generale per la conquista della Germania. E mentre la Cdu di Merz subisce la sua più pesante umiliazione, l’estrema destra si prepara a presentare il risultato come la dimostrazione che il «muro» non è più sufficiente a fermarla.





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