Pagine Esteri – Lo scorso 16 settembre, intervenendo a una conferenza tenutasi al Casinò Militare di Madrid – come viene chiamato il Centro Culturale delle Forze Armate – il tenente colonnello in pensione Francisco Bendala Ayuso ha apertamente invitato l’esercito a realizzare un colpo di stato per formare un “governo provvisorio” che dovrebbe dichiarare lo stato di emergenza, interrompere le relazioni con il Marocco e aprire un processo costituente per «redigere una nuova Costituzione che modifichi completamente quella attuale».

«L’integrità territoriale, l’unità e l’indipendenza della Spagna e il suo ordinamento costituzionale sono in grave pericolo a causa della totale negligenza, dell’incostituzionalità, dell’illegalità e dell’illegittimità con cui agiscono il capo dello Stato, il presidente del Governo e il Governo nel suo complesso, nonché a causa dell’inettitudine e della passività dell’opposizione», ha dichiarato Bendala Ayuso. «È tempo che le Forze Armate si assumano le proprie responsabilità nei confronti della patria, della Spagna, della nazione e del popolo spagnolo», ha proseguito Bendala (che lo scorso anno firmò un appello in difesa di Francisco Franco in occasione del 50esimo anniversario della morte del dittatore) invitando le forze armate a chiudere i confini del paese a tempo indeterminato, a rimandare “tutti gli invasori” in Marocco entro 24 ore e a blindare lo stretto di Gibilterra e le acque intorno alle isole Canarie.

Quanto accaduto a metà settembre la dice lunga sul clima pesante che si respira in Spagna ormai da quando, il 31 luglio scorso, decine di migliaia di migranti sono entrati illegalmente nell’exclave spagnola di Ceuta dal Marocco.
Da quel momento la destra spagnola – ormai egemonizzata da Vox che “costringe” anche il Partito Popolare a rincorrere il partito estremista assumendone le parole d’ordine – è al centro di una feroce campagna contro il governo che sarebbe responsabile di mettere a rischio i confini e l’integrità della patria, descritta come in balia di invasori che il premier Sanchez non farebbe nulla per ricacciare indietro.

La propaganda incendiaria dei partiti e dei media di destra, finalizzata a conquistare consensi in vista delle prossime elezioni politiche se non a far cadere il governo, sta di fatto aizzando le piazze non solo contro l’esecutivo, ma anche contro le ong, i giornalisti, gli attivisti delle organizzazioni sociali e naturalmente i migranti.

La situazione più difficile si registra a Ceuta ma minacce e aggressioni si moltiplicano in tutto il paese.
Il 10 settembre un incendio ha distrutto 42 delle baracche di fortuna che alcuni migranti avevano costruito con legno, cartone e altri materiali all’interno di una installazione industriale in disuso. Nelle stesse ore la polizia locale ha arrestato un dipendente dell’azienda comunale di nettezza urbana mentre appiccava il fuoco ad un veicolo.
Mentre i partiti e la stampa di estrema destra alimentano l’allarmismo, descrivendo la città spagnola in territorio marocchino come “invasa” e preda di orde di delinquenti, gli attacchi contro i migranti si sono fatti sempre più frequenti e violenti.

Il 7 settembre un bambino di otto anni è stato ferito alla testa da un proiettile sparato con una pistola ad aria compresa da alcuni uomini mascherati. Già il 30 agosto due uomini marocchini erano stati presi di mira con proiettili di gomma. Il primo settembre un altro migrante era stato colpito da alcuni colpi di arma da fuoco, e il giorno dopo è stato un residente di Ceuta di origine marocchina a subire la stessa sorte.
I social media e alcuni media di estrema destra amplificano ossessivamente una campagna d’odio che descrive i migranti come un pericolo per la sicurezza dei residenti e li addita come legittimo bersaglio della “giustificata rabbia popolare”.
In città nelle ultime settimane sono arrivati centinaia di dirigenti e militanti di numerose organizzazioni neofasciste e neonaziste spagnole, che hanno organizzati comizi e cortei che incitano i residenti a “ripulire le strade” e a “difendere le donne”. Paradossali i cori antimusulmani organizzati dai militanti delle organizzazioni che si vantavano di essersi mobilitati per difendere una città la cui popolazione si professa islamica al 45%.
Attraverso i social e i gruppi su Whatsapp e Telegram si organizzano anche le “ronde”, con vere e proprie squadracce che girano armate di bastoni per le strade, in alcuni casi aggredendo i migranti – o cittadini spagnoli di origine maghrebina – e distruggendo i loro rifugi di fortuna.
Non mancano i casi di migranti aggrediti gratuitamente con gli spray urticanti al peperoncino, per il solo fatto di essere trovati per strada. Il risultato è che migliaia di persone si nascondono sulle alture di Ceuta, nel tentativo di sfuggire alle aggressioni verbali o fisiche.
I membri della polizia e dell’esercito, schierati in forze nella città, nella maggior parte dei casi lasciano correre e assistono senza muovere un dito, quando non si uniscono – come denunciato in più occasioni da attivisti delle ong e da giornalisti – ai pestaggi nei confronti dei profughi.

Neanche i giornalisti di numerose testate locali o spagnole – da La Sexta a RTVE (la televisione pubblica) – vengono risparmiati, e molti di loro sono stati aggrediti mentre cercavano di raccontare la situazione nella città marocchina controllata da Madrid. I giornalisti vengono accusati di fare “propaganda immigrazionista” o semplicemente vengono ritenuti scomodi testimoni quando documentano i cori razzisti, i saluti romani e gli slogan nostalgici dei militanti delle organizzazioni neofasciste.

Persino alcuni operatori della Croce Rossa e di alcune ong, accusati di “aiutare gli invasori”, sono stati oggetto delle offese e delle minacce di residenti esaltati o di militanti dell’estrema destra. «Le ultime tre settimane sono state particolarmente difficili; si registra un’allarmante escalation di criminalizzazione che incide direttamente sul lavoro che stiamo svolgendo» hanno denunciato gli attivisti dell’ong No Name Kitchen, che si occupa di fornire cibo ai profughi. L’episodio più grave si è verificato lo scorso fine settimana quando un veicolo dell’esercito si è parcheggiato sul marciapiede davanti all’ingresso della sede dell’associazione, impedendo per due ore la distribuzione dei pasti. «Hanno insultato una nostra collega, chiamandola ‘puttana’ e facendole delle avances sessuali» ha raccontato un responsabile dell’ong al quotidiano Publico. Secondo l’organizzazione, finora ben cinque attivisti sono stati arrestati «per aver filmato agenti di polizia o militari mentre picchiavano delle persone inermi».
Intanto in rete sono state diffuse varie bufale sul conto di No Name Kitchen, accusata di aver distribuito spray al peperoncino ai migranti o addirittura di aver comprato “ingenti quantità di materiale esplosivo” in un supermercato locale.
I social media e gli algoritmi tendono ad amplificare i contenuti che generano indignazione e rabbia, facilitando e legittimando così i comportamenti reazionari e violenti, spesso attraverso la diffusione di notizie false costruite ad hoc.

Lunedì a fare della violenza xenofoba è stata anche la consigliera comunale del partito autonomista “Ceuta Ya!” Julia Ferreras, aggredita da una folla inferocita mentre cercava di allontanarsi dal porto dell’exclave accompagnata da un attivista della “Flotilla per Gaza” e da un’avvocata per i diritti umani. L’automobile a bordo della quale viaggiavano i tre è stata circondata, presa a calci e pugni e bersagliata da pietre. «Pensavo che non ne saremmo usciti vivi (…) Mi prendevano a calci attraverso il finestrino. E uno di quei calci ha mandato in frantumi lo specchietto retrovisore. Volevano linciarci» ha raccontato più tardi. Alcuni agenti di polizia hanno addirittura esploso dei colpi di arma da fuoco per bloccare l’aggressione.

In realtà il tentativo di linciaggio è scattato per errore da parte di una folla rabbiosa che si era radunata per bloccare l’arrivo di una delegazione dell’ong basca “Negu Gorriak”, che si batte per il diritto alla casa e si è mobilitata per fornire aiuti umanitari ai rifugiati.
Nei giorni scorsi il tam tam sulle chat e sui social aveva invitato i “patrioti” a mobilitarsi contro quelli che sono stati descritti come “fiancheggiatori dell’ETA” mentre anche vari media aveva scambiato l’ong basca con l’omonima band musicale sciolta però ormai da trent’anni.

Non va meglio nella Spagna continentale. La scorsa settimana, cinque giovani estremisti di destra sono stati arrestati dopo aver preso a pugni e calci due attivisti di sinistra, apostrofati come “fottuti rossi” e “fottuti froci” durante le celebrazioni popolari della festa di San Mateo a Oviedo, nelle Asturie.

Nelle ultime settimane, poi, numerose sedi del PSOE – il Partito Socialista – e di vari partiti e organizzazioni di sinistra sono state oggetto di attacchi o di vandalismo in tutto il paese. – Pagine Esteri

A man with a beard speaking into a microphone during a discussion or meeting.

* Marco Santopadre, giornalista e saggista, si occupa di geopolitica e movimenti sociali. Scrive anche di Spagna e movimenti di liberazione nazionale. Collabora con Pagine Esteri, il Manifesto, Terzo Giornale, El Salto Diario e Berria


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