Pagine Esteri (le foto sono fermo immagine da YouTube) – A Portadown la storia è tornata in strada. Dopo 28 anni di divieto, l’Orange Order – un ordine protestante con sede nell’Irlanda del Nord e associato ai protestanti – ha ottenuto il via libera per tornare a marciare sulla Garvaghy Road, nel cuore di una zona nazionalista e cattolica. Oggi migliaia di persone hanno risposto occupando la strada per impedirglielo. Circa 2.000 manifestanti si sono schierati fin dalle prime ore del mattino. Tra loro anche la First Minister dell’Irlanda del Nord, Michelle O’Neill, e la leader di Sinn Féin Mary Lou McDonald. Dall’altra parte, gli orangisti sono rimasti radunati nei pressi della chiesa di Drumcree, in attesa che la polizia consentisse loro di procedere.
È difficile immaginare un luogo più carico di memoria. La Garvaghy Road non è una strada qualunque. È uno dei luoghi più noti nei quali l’Irlanda del Nord ha sperimentato come una tradizione può essere rivendicata da una parte al solo scopo di umiliare e provocare un’altra parte.
L’Orange Order sostiene che la marcia rappresenti un diritto della comunità protestante, una tradizione che affonda le proprie radici nella vittoria di Guglielmo d’Orange sul cattolico Giacomo II nel 1690. Proprio questa memoria è uno dei nodi. Per la comunità cattolica le parate orangiste non sono una celebrazione folkloristica, piuttosto sono una prova di forza.

La storica disputa sulla Garvaghy Road trasformò Portadown in uno dei principali punti di crisi dei Troubles. Nel 1995, 1996 e 1997 le tensioni attorno alla marcia provocarono scontri violenti e blocchi stradali e alimentarono una spirale di violenza che si propagò ben oltre Portadown. Nel 1998 la marcia fu vietata. Quello stesso anno l’Accordo del Venerdì Santo aprì la strada alla fine di decenni di conflitto. Il divieto della Garvaghy Road non fu quindi un dettaglio amministrativo. Fu uno dei pezzi centrali del compromesso sul quale venne costruita la fragile pace che è regnata sino ad oggi. Quel compromesso viene rimesso in discussione.

La decisione della Parades Commission di autorizzare nuovamente il passaggio degli unionisti protestanti è arrivata dopo che la precedente determinazione di vietarlo era stata annullata dall’Alta Corte per un vizio procedurale. La nuova autorizzazione prevede condizioni restrittive: soltanto 35 partecipanti, niente bande musicali e niente sostenitori al seguito. Il problema però non è il numero delle persone che dovrebbero percorrere la strada. È il significato politico del gesto.
La domanda è perché proprio adesso e dopo quasi tre decenni di divieto? ll primo obiettivo è abbastanza chiaro: trasformare il divieto della Garvaghy Road da una questione chiusa dopo il 1998 in una questione messa di nuovo in discussione. E ci sono riusciti. Il secondo è più ampio: dimostrare che l’unionismo non sopporta più i compromessi del post-1998. Quando l’Alta Corte ha annullato la precedente decisione della Parades Commission, tre partiti unionisti, DUP, UUP e TUV, si sono schierati con il Portadown Orange Order. Il linguaggio utilizzato è significativo. La deputata DUP Carla Lockhart ha parlato di “righting a wrong”, correggere un torto subito per 28 anni. Jim Allister, leader del TUV, ha parlato di “historic wrong”, un torto storico da correggere. L’Orange Order parla di un diritto negato illegalmente.

Quindi il messaggio politico che sta emergendo è: il compromesso raggiunto intorno al 1998 non è più considerato dall’area unionista come un punto di equilibrio accettabile. E’ una concessione imposta e ingiusta che può deve essere ridiscussa. Alcuni media ed esperti irlandesi fanno riferimento alla fase di forte insicurezza che vive l’unionismo. L’Irlanda del Nord del 2026 non è quella del 1998. Non esiste più una maggioranza unionista demografica e politica come quella di allora. Il First Minister è Michelle O’Neill di Sinn Féin. Il nazionalismo irlandese è diventato più sicuro di sé e parla apertamente di preparare il terreno per un futuro referendum sull’unità irlandese. La Brexit ha inoltre prodotto un problema identitario ed economico per molti unionisti a pochi mesi dalle elezioni per il rinnovo dell’Assemblea nordirlandese. Un’analisi pubblicata dall’Irish Times rileva che la controversia di Drumcree arrivando esattamente alla vigilia delle votazioni di Stormont e che il partito DUP in particolare può avere un interesse a utilizzare la questione per ricompattare la propria base dopo una fase politica difficile.
Per i nazionalisti è tutto evidente e insidioso. Vedono nella decisione il ritorno di una vecchia logica: l’idea che una tradizione unionista debba essere imposta in un quartiere cattolico anche quando la comunità locale considera la marcia una sfida aperta. L’Orange Order continua a rivendicare le proprie parate come espressione della cultura protestante e britannica e sostiene che il diritto alla marcia non può essere subordinato al consenso della comunità che vive lungo il percorso. Una giustificazione di comodo mentre intorno alla Garvaghy Road si stanno concentrando alcuni degli ingredienti velenosi che alimentarono i Troubles..
La domanda è inevitabile: possono tornare i Troubles? Non ci sono oggi le stesse condizioni degli anni Settanta e Ottanta, né è possibile equiparare una protesta di massa agli scontri del passato. Ma sarebbe un errore ridimensione quanto accande. Dopo quasi trent’anni, la stessa strada torna a essere occupata, la stessa comunità protesta, gli stessi simboli tornano a contrapporsi. La differenza fondamentale è che esiste l’Accordo del Venerdì Santo ed esistono istituzioni nate, almeno sulla carta, per impedire, che la tensione diventi una crisi generale. In ogni caso il ritorno l’Orange Order sulla Garvaghy Road dopo 28 anni significa che la “pace” tanto sbandierata ha soltanto nascosto ma non cancellato una ferita profonda.




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