Mentre l’amministrazione del presidente José Raúl Mulino accelera l’agenda neoliberista, spinge per riattivare megaprogetti estrattivi e stringe controversi accordi internazionali in materia di sicurezza, dalle viscere dello Stato riaffiorano i metodi più bui della dottrina della sicurezza nazionale.

Quel fantasma mai del tutto sepolto del vecchio G-2, l’apparato di intelligence della dittatura militare, e la stagione dei “pinchazos” telefonici sembrano oggi aver cambiato veste grafica. Ricorrono persino alla profilazione digitale e all’infiltrazione poliziesca nei movimenti di opposizione, ma conservano lo stesso obiettivo: criminalizzare il dissenso e disarticolare la resistenza popolare.

A inizio settembre, le organizzazioni riunite nella coalizione Pueblo Unido por la Vida, affiancate da difensori dei diritti umani e organizzazioni internazionali, hanno rotto il silenzio e hanno depositato una denuncia formale alla Procura Generale della Nazione. Le prove presentate sono tanto dettagliate quanto inquietanti: un corposo dossier contenente fotografie, nomi, gradi, incarichi e targhe identificative che svelerebbero il funzionamento di una vera e propria struttura clandestina statale, dedita al pedinamento, all’infiltrazione e al sabotaggio dei movimenti d’opposizione.

Secondo i portavoce della coalizione, gli agenti identificati e capillarmente inseriti all’interno di sindacati, gruppi studenteschi, comunità indigene, contadine e movimenti ambientalisti sarebbero almeno 24, ma potrebbero essere anche il doppio. Non si tratta, dunque, di semplici episodi isolati di sorveglianza durante i cortei e le mobilitazioni di piazza, ma di una persecuzione asfissiante, pianificata e mirata: schedatura dei dirigenti, tracciamento dei loro veicoli, monitoraggio costante delle loro abitazioni e, fatto ancor più grave, il sistematico controllo dei loro familiari più stretti, inclusi anziani e minori. 

“Abbiamo scoperto agenti che da anni si erano infiltrati nelle organizzazioni, con atteggiamenti radicali e violenti, dediti alla profilazione dei leader, a creare divisioni interne al movimento e a favorire le condizioni per la loro criminalizzazione, persecuzione e arresto. Si tratta di una volgare infiltrazione che viola tutti i parametri legali, costituzionali e convenzionali”, spiega a Pagine Esteri Jorge Guzmán, avvocato e coordinatore del Fronte nazionale per la difesa dei diritti economici e sociali (Frenadeso).

Un grande gruppo di persone partecipa a una manifestazione, sventolando bandiere di Panama e altri stendardi, in un'area urbana affollata.
Panama. Manifestazione contro le politiche di Mulino | Foto Giorgio Trucchi

Lo schema del lawfare, un vero e proprio G-2.0, è tanto semplice quanto perverso: gli agenti infiltrati alimentano dossier privi di qualsiasi autorizzazione giudiziaria preventiva, fabbricano fittizi presupposti di reato e trasmettono il tutto alle procure. La polizia si fa così giudice e parte, costruendo a tavolino le accuse per giustificare perquisizioni delle sedi ufficiali o, ancora peggio, delle abitazioni dei leader sindacali e sociali. Il risultato? Più di cento operai edili, decine di giovani attivisti, insegnanti e difensori dell’ambiente sottoposti a processi penali e amministrativi viziati all’origine.

“Le evidenze raccolte indicano chiaramente l’esistenza di una struttura operativa con un dispiegamento territoriale pianificato. Trattandosi di prove false, violenze indotte e di un lavoro di infiltrazione totalmente illegale, stiamo lavorando per chiedere la nullità dei processi e delle condanne inflitte in questi anni”, dichiara Guzmán.

Intanto, il dirigente del combattivo Sindacato unico nazionale dei lavoratori dell’industria della costruzione (Suntracs), José Víquez, ha ribadito durante una conferenza stampa l’urgenza di un’indagine indipendente e rigorosa che permetta di stabilire l’esistenza, la composizione, i finanziamenti e la catena di comando della struttura denunciata. I movimenti chiedono inoltre di verificare la presenza di autorizzazioni giudiziarie e amministrative, l’uso di fondi pubblici e il tipo di tecnologia utilizzata dalla rete stessa.

La risposta dei vertici della Polizia e del Ministero della Sicurezza, guidato da Frank Ábrego, non ha fatto altro che confermare i timori dei lavoratori. Trincerandosi dietro una difesa semantica, le autorità hanno smentito l’esistenza di “infiltrati”, preferendo definirli tecnicamente come “agenti sotto copertura” (agentes encubiertos) operanti nei limiti della legge per salvaguardare l’ordine pubblico e la sicurezza nazionale. Una distinzione burocratica che non cambia la sostanza della violazione delle libertà civili.

La gravità dello scandalo ha ormai superato i confini nazionali. Oltre a presentare una denuncia al Difensore Civico e alla Procura della Nazione, i movimenti hanno già inviato una comunicazione formale ai Relatori Speciali delle Nazioni Unite e investito della questione la Commissione interamericana dei diritti umani (Cidh). Chiedono un’indagine approfondita e indipendente.

Un gruppo di manifestanti in strada con bandiere rosse e un grande striscione che chiede la fine della persecuzione politica.
Panama. Manifestazione contro le politiche di Mulino | Foto Giorgio Trucchi

Questo 30 settembre, le organizzazioni della coalizione Pueblo Unido por la Vida hanno marciato per le vie della capitale, portando in piazza l’indignazione della classe lavoratrice e chiedendo che lo Stato cessi immediatamente l’utilizzo dell’apparato di intelligence e della forza pubblica come clave politiche per silenziare chi si oppone a un modello economico escludente.

A questo proposito, Guzmán, che è anche membro della Coordinatrice popolare dei diritti umani di Panamá (Copodehupa), spiega a Pagine Esteri che le proteste dello scorso anno contro la riforma della previdenza sociale (Legge 462) e la firma dell’accordo con gli Stati Uniti, hanno scatenato una vera e propria caccia alle streghe da parte dello Stato.

“Quasi 300 educatori sono stati licenziati, mentre nel caso del Suntracs e della Conusi (Coordinatrice di unità sindacale), l’offensiva dello Stato sta persino calpestando le raccomandazioni emesse dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) in difesa della libertà sindacale. I dirigenti continuano a essere indagati, reclusi, sottoposti a misure cautelari, asilati o esiliati. Non solo non sono stati aperti spazi tripartiti di negoziazione, ma alle organizzazioni sono state bloccate le risorse economiche e l’accesso ai conti bancari”.

Il bilancio è pesante: più di 600 detenzioni arbitrarie, oltre 100 attivisti sottoposti a procedimenti giudiziari, 25 perquisizioni a sedi sindacali e abitazioni private, 5 ordini di cattura contro i dirigenti, il blocco di 18 conti bancari e il tentativo legale promosso dal Ministero del Lavoro per sciogliere formalmente il Suntracs.

Manifestazione di protesta con molte persone che sventolano bandiere rosse con la scritta 'SUNTACS'.
Panama. Manifestazione contro le politiche di Mulino | Foto Giorgio Trucchi

In particolare, l’accanimento è contro i dirigenti storici: Saúl Méndez è tuttora costretto all’esilio, Erasmo Cerrud resta rifugiato all’interno dell’ambasciata nicaraguense, Genaro López, Jaime Caballero e lo stesso segretario generale della Conusi, Marco Andrade, affrontano misure cautelari alternative alla prigione. Il caso più estremo è quello di Ariel Rodríguez, altro dirigente sindacale della costruzione, che resta rinchiuso nel penitenziario di massima sicurezza La Nueva Joya.

“Stiamo subendo una persecuzione permanente, sistematica e pianificata da parte di un governo di ultradestra che ha promesso di annientare ogni voce dissidente. Ci siamo opposti con forza alle politiche neoliberiste di Mulino e per questo cercano di distruggerci. Sappiamo che sarà una lotta dura e difficile, ma non indietreggeremo di un millimetro: continueremo a lottare per il nostro obiettivo, che è un Panama più giusto ed equo”, ha dichiarato a Pagine Esteri Yamir Córdoba, segretario generale del Suntracs.

Ancor più tragica la situazione dei lavoratori delle piantagioni di banane della multinazionale brasiliana Chiquita Panama a Bocas del Toro, per la maggior parte appartenente all’etnia Ngäbe-Buglé. Lo sciopero dello scorso anno è stato duramente represso dai corpi speciali della polizia e dalle guardie di frontiera durante la denominata “Operazione Omega”. Per circa dieci giorni la zona è stata totalmente circondata e isolata, interrompendo le comunicazioni telefoniche e il segnale di internet, scatenando la persecuzione contro gli scioperanti e le loro famiglie.

“Più di cinquemila lavoratori e lavoratrici sindacalizzati (Sitraibana) sono stati licenziati, la polizia ha arrestato arbitrariamente oltre 300 persone, sono state effettuate irruzioni illegali nelle case e abbiamo registrato decine di feriti, molteplici denunce di torture e abusi sessuali contro donne, oltre alla morte di almeno due persone – ma temiamo siano di più. Lo Stato deve indagare a fondo, ma non lo sta facendo”, avverte Guzmán. 

Attualmente pendono 102 denunce per crimini contro l’umanità che coinvolgono i responsabili materiali e intellettuali delle violenze contro la popolazione indigena. Nel frattempo, un centinaio di ex lavoratori sono ancora sottoposti a procedimenti penali e a forti pressioni per dichiararsi colpevoli in cambio di pene minori.

Per l’avvocato e attivista sociale risulta evidente il legame tra quanto sta accadendo e le relazioni storicamente strette, di sudditanza, con gli Stati Uniti e, più recentemente, con Israele.

Sicurezza nazionale, difesa, cibersicurezza e intelligenza artificiale sono infatti i settori privilegiati della cooperazione con Washington e Tel Aviv. La firma del memorandum d’intesa in materia di sicurezza con gli USA ha impresso una svolta strategica alle relazioni bilaterali, consentendo il dispiegamento di truppe terrestri, navali e aeree statunitensi in installazioni che, storicamente, erano basi americane fino alla restituzione del Canale nel 1999. Washington ha inoltre rifornito Panama di droni K1000 di ultima generazione, mentre proseguono regolarmente le esercitazioni militari congiunte.

Sul fronte mediorientale, nel 2022 l’Israel National Cyber Directorate (INCD) – l’agenzia governativa di sicurezza e tecnologia responsabile della difesa del cyberspazio civile e del rafforzamento del potere tecnologico dello Stato di Israele – e la Divisione di Cibersicurezza dell’Autorità per l’Innovazione di Panama (AIG) avevano già siglato un accordo di cooperazione, seguito da un memorandum d’intesa sulla sicurezza e la ciberdifesa. 

Quest’anno, il presidente Mulino e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu – destinatario di un mandato d’arresto della giustizia internazionale – hanno concordato di estendere la cooperazione nel contrasto al crimine organizzato e al narcotraffico, integrando tecnologie di intelligenza artificiale e droni nella gestione della sicurezza dei confini. Hanno inoltre rafforzato e ampliato, chiaramente in funzione anti-Cina, il Trattato di Libero Scambio, includendo servizi tecnologici e logistici. Panama ha infine firmato con l’agenzia israeliana Mashav un memorandum d’intesa per un Partenariato Pubblico-Privato (PPP), consentendo alle aziende tecnologiche e di sicurezza israeliane di integrarsi nei progetti di sviluppo nazionali attraverso clausole di trasferimento tecnologico e formazione di professionisti locali.

In passato, l’ex presidente Ricardo Martinelli – di cui Mulino è stato un importante ministro – acquistò il noto software spia Pegasus dall’azienda israeliana NSO Group. Si tratta di una tecnologia utilizzata proprio per intercettare e spiare illegalmente oltre 150 target, tra cui leader sindacali, insegnanti, giornalisti e oppositori politici. Pagine Esteri


Scopri di più da Pagine Esteri

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Trending

Scopri di più da Pagine Esteri

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere

Scopri di più da Pagine Esteri

Iscriviti gratuitamente alla Newsletter, oppure scegli di sostenere i nostri progetti con un contributo.

Torna all'articolo